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Viaggio in Kenya: ricetta per il mal d’Africa

Premetto che le città che più amo sono Berlino, Helsinki, Londra e Stoccolma. Parlo tedesco, ho fatto un corso di faroese, odio la musica latina. Questo per farvi capire che non sono la tipica fricchettona che compra nei negozi etnici, gira scalza dovunque e vivrebbe solo in un paese caldo. Però in Kenya ci ho ballato, a piedi nudi, con i bambini di un villaggio. Questi bambini qui:

e quello che sembra che mi palpeggi, in realtà sta toccando da dieci minuti le borchiette che ho sul taschino del vestito. E poco dopo spalancherà la bocca davanti al bordo bianco delle mie unghie e chiamerà gli amici per farlo vedere a tutti.
Insomma, se non si era capito, sono stata in Kenya e non so da dove incominciare a raccontarvi tutto quello che ho vissuto lì in soli 8 giorni. Facciamo che divido per microargomenti, ok?

MAL D’AFRICA.

Quando torni e capisci che non ti interessa nulla dei saldi, vorresti urlare a tutti che a Modena non c’è da avere paura ad uscire la sera, è tutta una paranoia mentale, che mica spunta il leone mangiauomini e ti uccide. E che del nuovo evento superfico non te ne frega nulla. Quindi svuoti gli armadi e dai via le cose che non usi più da secoli, ma ti senti comunque strana perchè sai che gli altri non capiscono, e continuano a lamentarsi per banalità e a perdere tempo a spolverare soprammobili. E il peggio è che sai che più stai qua, più in fretta ritornerai a pensare come loro.

PAURA.

Ho avuto paura del buio. Perchè quando dormi in una tenda in mezzo alla savana, sei al buio, un buio vero: la luce più vicina non la vedi, perchè è a più di un’ora d’auto. E’ il buio più buio che io abbia mai visto. E quando dormi a pochi metri dagli elefanti che barriscono, hai paura davvero, soprattutto se ti è appena stato detto: se arriva un ghepardo ti sveglio così lo vedi. E soprattutto perchè la tenda dove dormi è equipaggiata di Bibbia e fischietto per chiedere aiuto. Amen.
E ho avuto paura quando, sul tettuccio della jeep, ho sentito un leone ruggire e far scappare un branco di elefanti nella mia direzione.

SAFARI.

Da Malindi in circa 3 ore si arriva al parco Tsavo East. Lungo il percorso, ci siamo fermati molte volte per distribuire farina, penne, caramelle, quaderni, vestiti e merendine ai bambini che corrono scalzi per km inseguendo la jeep e urlando ciao nella speranza che tu ti fermi.
Arrivati al parco, a bordo di una jeep io e Pizzulata abbiamo potuto vedere leoni, leonesse col cucciolo, elefanti, babbuini, zebre, struzzi, dik dik, facoceri, impala, ippopotami, cicogne, cercopitechi grigio-verdi, bufali, gazzelle, kudu, antilopi d’acqua, bufali, storni superbi, poiane, coccodrilli. Altre jeep hanno avvistato iene, ghepardi e serpentari. Abbiamo dormito nel già citato campo tendato in mezzo alla savana e siamo sopravvissuti: è stata una delle esperienze più emozionanti che io abbia mai fatto.

 

LEONI MANGIAUOMINI.

Per fortuna ho scoperto solo dopo il safari che i leoni che ho visto, e che avrebbero potuto entrare in tenda (dato che il campo tendato nella savana non era recintato), sono i discendenti degli unici leoni al mondo che attaccano l’uomo: i maneaters del parco Tsavo East, che potete vedere nel film tratto da una storia vera Spiriti nelle tenebre.
E comunque, il ruggito di un leone è un suono terrificante, vibrante, e fortissimo. Ti fa sentire piccola e indifesa.

 

NATURA.

Se come me adori la natura e gli animali, vai in Kenya. Lì la natura si fa sentire: ti rendi conto che da lì si è generato tutto e tu sei un minuscolo puntino inutile.

Ogni cosa è enorme rispetto alla sua versione europea: le formiche, i ragni, i millepiedi, i fiori coloratissimi, gli alberi (baobab e non). La natura è rigogliosa e ti circonda dovunque tu sia, e la terra è rossa e penetra in ogni fibra dei vestiti e del corpo.

FORESTA DI MANGROVIE.

Dopo una simpatica passeggiata su di un ponte tibetano per attraversare la foresta di mangrovie, sono arrivata in una laguna popolata di cicogne, fenicotteri, ricci di mare grandi come la mia faccia, paguri, granchi e stelle marine. Altro che lidi ferraresi.

 

SAFARI BLU.

Nonostante io non sia una nuotatrice provetta, ho fatto snorkeling sulla barriera corallina e ho visto pesci stupendi, tra i quali quello di Nemo – dai, quello con le cicatrici in faccia, tenebroso, che vive nell’acquario..capito?
Durante quest’escursione i miei compagni di viaggio carnivori hanno potuto godere di una grigliata di aragosta in spiaggia: io ho mangiato riso al cocco e frutta gustosa. Altro che Chiquita.

 

HELL’S KITCHEN.

Ovvero la depressione di Marafa: consiglio a tutti la camminata in questa depressione calcarea di origine sconosciuta, dove le caprette saltellano tipo Spiderman. Visitatela al tramonto, perchè ci sono colori stupendi…e perchè dopo escono le iene.


MALINDI.

Ho girato solo questa città: mi sembrava di vivere un documentario. Bambini scalzi che ti chiedono soldi, mercatino/baraccopoli dove è d’obbligo contrattare per ore sul prezzo degli articoli (e dove, se come me impari qualche parola in swahili, puoi comprare al giusto prezzo). Negozi di spezie e di parei, di oggettistica che noi definiamo etnica, bancarelle di banane, pochi edifici in muratura ma coloratissimi, galline e caprette che girano dovunque.

E le case: pareti di fango, tetto di foglie di palma (o, se sei ricco, in lamiera). Sono entrata in una. pavimento: fango. Una mezza parete interna, di fango. Una piccola amaca: il letto per il bebé. La “cucina” è fuori: pietre, pentola, legno e fuoco. E buon appetito.
Il resto della città invece è a misura di turista italiano: supermercato italiano, casinó per ricconzi colonizzatori bianchi ingioiellati vecchi e con le labbra rifatte, pub, ristorantini e qualche discoteca dove si ritrovano gli ospiti dei resort, protetti tutti insieme lì dentro, che fuori c’è il lupo cattivo, mi raccomando non mescoliamoci.

HAKUNA MATATA.

Se avete pensato “oh come vivono in povertà…poverini”, sappiate che vi state sbagliando. Primo, perchè il Kenya è uno degli stati più “ricchi” del continente, e secondo perchè loro non si sentono poveri. Ho parlato con alcuni kenyoti che mi hanno fatto capire che siamo noi europei che facciamo di tutto per arricchirci e accumulare oggetti e denaro. La loro filosofia di vita è ben diversa, è mirata a vivere in modo dignitoso e accontentarsi di quello che si ha, giorno per giorno. Ho conosciuto una guida turistica che, nonostante abbia guadagni discreti, continua a vivere in una capanna di fango. Non per niente il loro motto è “hakuna matata”, nessun problema: ci si cura ancora con le piante, si gira a piedi nudi, i bimbi stanno senza pannolino e senza mutande, sono felici e se si fanno male si sfregano una foglia di aloe sulla ferita. Sarebbe da raccontare a certe mamme maniache dell’igiene, no?

 

Ecco, forse ora percepite un pò di mal d’Africa anche voi.
E se volete vedere altre foto di questo viaggio, le trovate qui e qui.

21 comments

  • comùnicaTI

    che bellooooooo! 😀

  • Fraintesa

    >moltissimo! 🙂

  • Mirella

    >siete andate con un tour organizzato da qui, con un fai da te, o un tour organizzato là in Kenya?

  • Fraintesa

    >abbiamo prenotato volo+alloggio dall'Italia, su Phoneandgo.it, e là abbiamo organizzato (e improvvisato) le escursioni. Il mio consiglio è di prenotare il Safari tramite un hotel o con un'agenzia, e di fare il resto da soli o con l'aiuto dei beach boys, i kenyoti che "assalgono" i turisti per strada per proporre loro escursioni a basso costo. Non sono tutti affidabili, ma noi ci siamo trovati davvero benissimo con lui: http://www.safarialibaba.com/

  • Nouv84

    >grazie per questo bellissimo reportage. In alcuni punti davvero toccante.

  • Fraintesa

    >grazie @Nouv84, effettivamente è stato un viaggio molto emozionante

  • comùnicaTI

    >"Il mio consiglio è di prenotare il Safari tramite un hotel o con un'agenzia, e di fare il resto da soli o con l'aiuto dei beach boys"

    il resto in cosa consiste? tutte le altre visite minori tipo mangrovie etc.?

  • Fraintesa

    >esatto! mangrovie, hell's kitchen, safari blu e altre escursioni da mezza giornata (abbiamo visitato anche un sito archeologico e una spiaggia bianchissima) si riescono ad organizzare facilmente e a buon prezzo anche con i beach boys. per un'esperienza più lunga e più "rischiosa" come il safari consiglio invece di affidarsi ad un'agenzia

  • Nouv84

    >Ho segnalato il tuo blog per il Blog Day 2010 🙂
    http://www.nouv.it/2010/08/i-blog-che-raccomando-per-il-blog-day.html

  • >bellissimo report! Amo viaggiare e mi è venuta una grande voglia di scoprire i luoghi che hai descritto nel post.

  • Fraintesa

    >supergrazie @Nouv84! grazie anche a te @Joja, se decidi di partire per il Kenya contattami…che magari ti accompagno 😉

  • Anonymous

    >Frà! che bel reportage… mi sono ritrovata in tutto, (tranne la parte sui leoni che dove ero io non c'erano!). Ho sempre detto, tornando a casa, che ci manderei tutti una volta nella vita in Africa..affinchè capiscano in che mondo assurdo noi stiamo vivendo.
    Sara (di Solara)

  • FRAINTESA

    >grazie Sara! quando ero via ti ho pensata molto, anche al rientro, perchè come mi dicesti tu al rientro dal Togo "fa impressione tornare in Italia in mezzo a delle mozzarelle bianche e flaccide, dopo essere stata là" 🙂 E' stata un'esperienza che mi ha segnata molto, come sono sicura sia successo anche a te! Provare quel tipo di vita ti fa proprio capire come quella che facciamo noi abbia molto poco senso. Tocca fuggire da qui…!

  • […] (e lunghissimo) fino a Melbourne. Non ho mai fatto lunghi viaggi aerei di lungo raggio (a parte questo), perciò sono alla ricerca di qualche consiglio per affrontarlo meglio, anche per non ritrovarmi […]

  • […] I want to be surrounded by people who understand that in the end life is one and you have to enjoy it to the fullest, respecting the environment who’s kindly hosting you for a while. I want to be surrounded by people who love and respect animals and are not afraid of spiders just because they’re not fluffy soft creatures. As I felt after this trip, […]

  • […] Rosso, organizzato dal tour operator Phone&Go (che conoscevo già perché avevo comprato un viaggio in Kenya proprio da loro). Una settimana in Egitto me la sono meritata, visto come sono andate le ultime […]

  • […] chiaro, ma come spettro di azione è un po’ limitato). Sono felice anche perché ho fatto un safari in Kenya, nel parco Tsavo East, alcuni anni fa e quella fu un’esperienza quasi mistica per me, anche se la guida che ci […]

  • […] chiaro, ma come spettro di azione è un po’ limitato). Sono felice anche perché ho fatto un safari in Kenya, nel parco Tsavo East, alcuni anni fa e quella fu un’esperienza quasi mistica per me, anche se la guida che ci […]

  • […] A fine giornata ero distrutta, forse perché non sono davvero più abituata a stare così concentrata su un singolo argomento per ore e ore consecutive; la cosa bella però era che ero circondata da altri partecipanti sconvolti quanto me, che però come la sottoscritta sono grandi amanti della natura e degli animali. È stato incredibile ascoltare i loro racconti sui safari – io ne ho fatto uno solo… […]

  • […] Essendo stata in Kenya e avendoci lasciato il cuore, io avevo detto la mia già a luglio: […]

  • […] Il Kenya mi affascina da sempre e il pensiero di poter vedere la fauna selvaggia da vicino mi elettrizza. Potrebbe essere il luogo in cui trascorrere le vacanze di Natale più straordinarie di sempre. […]

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