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Viaggiare da soli: il bello e il brutto

Viaggiare da soli è un’esperienza forte. Io avevo già viaggiato da sola in molte occasioni, ma sempre per raggiungere qualcuno, per arrivare in un posto dove sarei rimasta ferma per un po’, o per andare a incontrare un gruppo di persone con cui avrei poi condiviso qualcosa (corso di birdwatching, corso di inglese,…). Con questo viaggio in Australia, invece, finalmente ho sfidato me stessa per completare un itinerario in solitaria, zaino in spalla; ho imparato tante cose, soprattutto su di me e ora posso dire cosa mi è piaciuto e cosa no in questo viaggio da sola. Avviso: sono appunti misti e considerazioni puramente personali.

Viaggiare da soli: il bello

I lati positivi sono stati tantissimi: più di quelli negativi, lo dico subito. Elencandoli in ordine sparso, posso dire che è stata una gioia mangiare asiatico per 10 giorni di fila, senza avere a che fare con compagni di viaggio che magari hanno voglia di cambiare/non amano il thailandese/bramano la pizza (ok, in questo ultimo caso non viaggerebbero con me, chiaro).

Ho potuto girare in libertà prendendo decisioni improvvise, come mi è successo ad Adelaide: ah guarda, un Museo sulla cultura aborigena! Ci entro. È probabile che anche con un compagno di viaggio lo avrei visitato, ma magari ci avrei trascorso meno tempo. Oppure da lì non sarei passata nell’adiacente Museo di Scienze Biologiche per vedere la mostra sul calamaro gigante, che, diciamocelo, interessa solo ai bambini o ai nerd come me.
Ricordo un altro momento in cui volevo raggiungere un supermercato, poi in realtà mi sono persa a vedere un quartiere residenziale e a cercare di beccare degli opossum sugli alberi, con la serenità di chi può fare quello che vuole e non deve rendere conto a nessuno.
Un pomeriggio poi ho passato più di 30 minuti seduta su un prato accanto a un gruppo di pappagalli bianchi e rosa (Little Corella, Cacatua sanguinea) dopo essermi avvicinata quatta quatta, solo per osservarli da vicino mentre mangiavano. Quanti di voi mi avrebbero sopportata mentre sembravo una svalvolata china sull’erba?

Il culmine però l’ho raggiunto a Rottnest Island, quando pedalando da sola su una strada assolata ho incontrato per la prima volta dei quokka, i marsupiali sorridenti che popolando l’isola. Mi sono fermata e mi sono fatta avvicinare, li ho guardati, studiati, fotografati, filmati per un tempo infinito, mentre altri ciclisti passavano, mi sorridevano, scattavano una foto veloce poi schizzavano via verso la spiaggia. Credo che nessuno avrebbe potuto aspettarmi per tutto quel tempo, e se fossi stata in compagnia forse io stessa dopo un po’ mi sarei sentita in dovere di abbandonare controvoglia quegli animaletti coccolosi per proseguire nel viaggio.

In questo viaggio ho anche imparato meglio a conoscermi.
Una sera, dopo una lunga giornata in giro con temperature oltre i 35°, sono andata a letto alle 22. Ed è stato bellissimo non dover dare spiegazioni, non dover replicare a chi tenta di convincerti che “dai si può uscire anche solo per una bevuta veloce”…No, non me ne frega nulla di bere una birra di sera, sono stanca e voglio avere le energie per esplorare l’Australia domani – e non ho nessuno a cui dover spiegare questo concetto! Fantastico.
Ho avuto la conferma che non mi piace per niente incontrare certi turisti italiani, forse perché quelli che ho incrociato mi sembravano i classici inesperti che pensano di sapere tutto dell’Australia. Uno con fare saccente diceva che Melbourne è la città più popolata in Australia; una coppia ordinava una bruschetta, scandendo bene la parola, “perché nel menù non si capiva niente”; uno saliva in piedi su una delle colonne rocciose naturali del Pinnacles Desert nonostante il divieto, per farsi una foto; un altro faceva il marpione con una ragazzina straniera con un inglese maccheronico,…e io, zitta, mi sono allontanata in fretta.

Mi è piaciuto invece condividere brevi tratti con backpacker esperti. Una tedesca, un’australiana di Brisbane, un inglese…tutti in vacanza da soli, tutti che instaurano un legame in pochi secondi e altrettanto in fretta lo sciolgono quando è il momento di separarsi, senza finti “”dai rimaniamo in contatto”, “sentiamoci”, “mi raccomando quando vieni in Germania/UK/…avvisami!”. Un semplice “enjoy the rest of your trip” e basta. Insomma, il rapporto perfetto!

Viaggiare da soli: il brutto

Alcuni momenti strani li ho vissuti. Non li definirei propriamente brutti, direi piuttosto che sono attimi in cui la solitudine mi è un po’ pesata.
Il primo l’ho vissuto in un aeroporto. Sete pazzesca, non riuscivo ad aprire la bottiglietta d’acqua – come mio solito – e mi sono resa conto che avrei dovuto chiedere a un passante a caso. Quello è stato il primo momento in cui mi sono resa conto di essere in viaggio da sola, non per la bottiglietta in sé chiaramente, ma perché ho realizzato che da lì in poi me la sarei dovuta cavare da sola – o con i passanti – per tutto. Per fortuna l’Australia è un paese meraviglioso e ho incontrato solo persone estremamente gentili.

Altre volte mi sono ritrovata a pensare “ecco, sarebbe bello avere una foto di me con questo sfondo”, ma mi trovavo da sola quindi dovevo arrangiarmi e produrre dei selfie imbarazzanti (vedi sopra). Per fortuna qualche volta incontravo altri viaggiatori in solitaria e ci facevamo le foto a vicenda…Ripeto, non sono momenti brutti questi, ma sono solo istanti in cui avere qualcuno vicino ti farebbe piacere.

Una volta poi ho fatto couchsurfing e mi sono ritrovata a casa di un australiano che, pochi minuti dopo essere entrata in casa, mi ha offerto delle pillole che avrebbero dovuto aiutare il mio metabolismo di vegetariana. Lì mi sono resa conto di essere una ragazza da sola chiusa in casa di uno sconosciuto che mi offriva delle pastiglie non meglio identificate (poi per fortuna è andato tutto bene, ma la mia mente di italiana che deve stare sempre sul chi va là si è fatta sentire).

La vera epifania però l’ho avuta quando sono andata a fare snorkeling sulla barriera corallina. Ho nuotato tra coralli fuchsia, pesci farfalla, ricci, enormi Silver Drummer lunghi 80 cm, pesci tropicali e quando sono uscita dall’acqua…non c’era nessuno. Non avevo nessuno a cui raccontarlo, nessuno da invitare in acqua, nessuno a cui descrivere il meraviglioso mondo sottomarino, insomma nessuno con cui condividere la mia felicità.
E all’improvviso ho capito, sentito, percepito sulla mia pelle la frase di Into the Wild

Happiness is only real when shared.

Ho proprio compreso cosa volesse dire davvero. Ero in una baia meravigliosa, con colori pazzeschi, sotto un cielo blu limpido, ma non avevo nessuno con cui condividere quel momento incredibile.
È stato comunque bello, certo, ma mi mancava qualcosa e quel momento mi ha fatto pensare che in certe situazioni mi piace viaggiare di più in compagnia.

Cosa ho capito

Mi è piaciuto molto fare un viaggio da sola, lo rifarei e credo che chiunque dovrebbe farne almeno uno. È un’esperienza forte, che insegna molto e dà molte soddisfazioni, soprattutto a chi non è abituato ad ascoltarsi, ad avere degli attimi di sano egoismo o a fidarsi del prossimo.
Apre la mente ma soprattutto il cuore, aiuta a capire come si è e cosa si vuole veramente, fa acquisire sicurezza e autostima, e permette di sentire un brivido di orgoglio e una pacca sulla spalla immaginaria quando al rientro si dice ad alta voce “ho girato l’Australia da sola”.
Forse però io non lo rifarei troppo lungo, oppure probabilmente dopo qualche settimana, per condividere la felicità, mi farei raggiungere da qualche compagno di viaggio. Chiaramente selezionatissimo e pronto a sopportarmi in silenzio quando passo trenta minuti a parlare con un animale selvatico incontrato per strada.

Fraintesa

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Fraintesa

23 Comments

    • Fraintesa
      Fraintesa -  7 marzo 2014 - 14:26

      Anche con quei capelli?! ;) Grazie Vale!

      Rispondi
    • Fraintesa
      Fraintesa -  7 marzo 2014 - 14:26

      Grazie Silvia! quei posti non me li dimenticherò mai e neanche questo viaggio

      Rispondi
  1. Just Read The World -  7 marzo 2014 - 16:32

    Emozionante ed autentico questo post… Anche io mi fermo ore ed ore a fotografare e cercare di stabilire un contatto con gli animali che incontro nei miei viaggi: probabilmente perché è vero anche che molto spesso si dimostrano incontri molto più piacevoli di certi altri “turisti”. :-)

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    • Fraintesa
      Fraintesa -  7 marzo 2014 - 16:37

      vero! E come diceva Einstein: Look deep into nature, and you will understand everything better. Prima o poi devi andare a vedere i quokka anche tu, se ami gli animali…sono unici, con quel sorrisetto

      Rispondi
  2. flapane -  7 marzo 2014 - 16:37

    Bel post, sicuramente per lunghi periodi potrebbe risultare un po’ pesante… certo, d’altro canto, per avere un compagno di viaggio per un interno anno in Australia, ci vuole un affiatamento tale che credo sia quasi impossibile trovarne uno.
    E’indicativo il fatto che abbia trovato tedeschi, australiani, nordeuropei in generale… gli stessi americani non si fanno scrupoli a partire zaino in spalla, e capita di vederne ai quattro angoli del pianeta, con tante storie da raccontare. Pensa che ci sono ancora tedeschi che, in bici, ripercorrono il Grand Tour in Italia, sulle orme di Goethe.
    Il viaggio in solitaria o comunque “all’avventura”, è qualcosa di semisconosciuto, per gli italiani.

    “mi sono ritrovata a casa di un australiano che, pochi minuti dopo essere entrata in casa, mi ha offerto delle pillole che avrebbero dovuto aiutare il mio metabolismo di vegetariana. Lì mi sono resa conto di essere una ragazza da sola chiusa in casa di uno sconosciuto che mi offriva delle pastiglie non meglio identificate”

    Lo credo bene, mi sarei sentito a disagio anche io, se uno sconosciuto mi avesse offerto delle pillole!

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    • Fraintesa
      Fraintesa -  7 marzo 2014 - 16:43

      Sì, è come dici tu: ho incontrato molti backpackers e nessuno di questi era italiano. Ma forse è stato anche per il periodo, considerando che in Italia febbraio non è periodo di ferie. Certo è che da noi non c’è proprio l’idea di fare un anno sabbatico, come invece in altre culture; inoltre siamo tradizionalmente un popolo più da hotel o casa vacanze, mi sembra, specialmente se ci paragoniamo agli abitanti del Nord Europa. Forse è anche per il fatto che da noi non è sempre facile trovare ostelli o strutture decenti per il campeggio (ci sono piacevoli eccezioni, chiaramente)?

      Rispondi
      • flapane -  7 marzo 2014 - 19:12

        Probabile, credo sia un misto di abitudini culturali (anche se, gli spagnoli, pur essendo stretti parenti degli italiani, sono molto più elastici in materia), eccessive preoccupazioni per quanto riguarda riservatezza ed igiene, e padronanza disarmante delle lingue straniere.
        Siamo più tipi da charterone+villaggio vacanze in Grecia/Spagna/Egitto/Maldive.

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        • Fraintesa
          Fraintesa -  7 marzo 2014 - 21:13

          È vero, non avevo pensato all’incredibile ossessione per l’igiene!

          Rispondi
  3. Marcello -  7 marzo 2014 - 21:01

    Complimenti bel post!

    Rispondi
    • Fraintesa
      Fraintesa -  7 marzo 2014 - 21:12

      Grazie Marcello

      Rispondi
  4. simona -  8 marzo 2014 - 1:40

    Mi sono emozionata tantissimo a leggere questo post. Mi sono immedesimata pur non avendo mai viaggiato da sola. Molte sensazioni le ho provate anch’io nei miei viaggi (in coppia) ed è vero che spesso le emozioni più forti si sente il bisogno di condividerle nell’immediato.
    Credo che questo viaggio ti abbia dato davvero tanto, complimenti.

    Rispondi
  5. Fabio -  8 marzo 2014 - 16:47

    Ciao, gran bella esperienza, che condivido appieno e che io farò probabilmente questa estate. Vivo la tua stessa situazione ma quando viaggio, al mio fianco ho un fratello più che un amico, ci perdiamo anche per ore intere, per ammirare, fare, e fotografare ….poi magicamente ci ritroviamo sempre davanti ad una birra. insomma ognuno ha il suo spazio. Fantastico e gran fortuna.
    Però ci sono anche alcuni viaggi che nonostante tu faccia con 10 persone, in cima a vette dell’himalaya, fai all’interno di te stesso, sei solo, anche se cammini al fianco di persone. ogni esperienza va fatta, perchè conoscere è alla base di tutto …. quello che ti voglio dire è che c’è anche il modo di stare soli e insieme, che sia un amico, o semplicemente un compagno di viaggio di un breve tratto. Into the wild insegna …… :-)

    Rispondi
  6. Elisa -  24 marzo 2014 - 23:01

    Complimenti, hai avuto un bel fegato ad affrontare un viaggio così da sola, e te lo dico perché in Australia anche io ci sono stata per un mese intero durante il nostro viaggio di nozze, e ricordo la bellezza della sua terra e della sua natura, ma anche l enorme solitudine e tranquillità di quei posti! Io non ho mai avuto l opportunità di viaggiare da sola, forse perché proprio come dici te, mi piace poi condividere le mie esperienze almeno con qualcuno, ( e in questo sono fortunata, mio marito Alessio, mi segue sempre), però allo stesso tempo, non credo di avere il carattere per poter viaggiare con altri all i fuori di lui, mi rendo conto di essere una rompiscatole assurda, cerco sempre di vedere il più possibile di ogni posto, cammino infaticabile per km, e delle volte mi dimentico pure di mangiare!!! Amo dire ai nostri amici, che chi viaggia con me, e ‘ sicuro di vedere quasi tutto, ma tornerà a casa con le gambe in fiamme!! Grazie per i tuoi post, ti seguo sempre! Baci Elisa

    Rispondi
  7. Fabio -  24 marzo 2014 - 23:05

    Brava e complimenti. Difficilmente si conoscono esperienze cosí, almeno per le mie conoscenze.
    Un appunto: lo rifaresti ma facendoti raggiungere da qualcuno dopo un po’ per condividere.
    È più difficile accettare e chiedere di condividere un esperienza fin dall’inizio, ma fa parte del “volere” così come gli altri potrebbero non volere solo “una parte” con te.
    Come, anche,gli occasionali compagni di viaggio si sono divisi da te quando gli interessi erano altri.
    Buon, prossimo, viaggio.

    Rispondi
  8. francesca -  25 marzo 2014 - 0:21

    Sei tu …sento quasi la tua voce nel leggerti !
    Bellissimo anche il mio”mioselezionatissimo ” finale …sei proprio tu..
    Il viaggio sola ? Condivido ogni parola..specie i contrasti libertà di decidere e bisogno di condividere ..ti abbraccio !

    Rispondi
  9. Suzi -  23 aprile 2014 - 17:05

    Mamma mia quanti ricordi! Io non ho mai viaggiato da sola per piacere (male) ma spessissimo per lavoro; USA, Canada, America Latina, Asia, Australia, Africa … li ho fatti tutti. Da sola.
    Ho preso davvero paura delle volte, ma son stata pure benissimo (proprio come dice te). E’ assolutamente un’esperienza da fare.

    Brava brava – un racconto “che tocca” – mi ci rivedo (è italiano – boh?!)

    Rispondi
    • Fraintesa
      Fraintesa -  2 maggio 2014 - 15:08

      Grazie Suzi! Sono onorata del tuo commento :) Quando è che hai avuto paura? Dove ti trovavi? Devo ammettere che l’Australia è un posto relativamente ‘facile’, sicuro e tranquillo per viaggiare da sola.

      Rispondi
  10. Carlo Laurora -  19 maggio 2014 - 14:38

    Grandissima! Anche io questa estate sarò in Australia in compagnia solo del mio Zaino! Spero di poterti rubare qualche suggerimento sull’itinerario in quanto avrò a disposizione ‘solo’ 10 giorni!

    Rispondi
    • Fraintesa
      Fraintesa -  1 giugno 2014 - 10:07

      Ciao Carlo! Se hai a disposizione 10 giorni in quello che per loro è inverno, ti consiglio di stare a nord, per goderti magari il Queensland o Darwin…il sud rimane splendido, ma perde un po’ di fascino con le giornate di pioggia e il cielo grigio. Io l’ho visto sia in inverno che in estate, quindi ti consiglio di dedicare a Melbourne, Adelaide e relative isole un’altra vacanza in futuro!

      Rispondi
  11. Dany M -  23 giugno 2014 - 16:28

    Viaggiare da soli deve essere emozionante, una tappa di crescita interiore e personale. Ottime riflessioni !

    Rispondi
  12. sabrina g -  23 luglio 2014 - 1:17

    Ciao, bellissimo post, complimenti! Io non ho mai viaggiato da sola, ma credo che non potrei essere più d’accordo con quello che hai scritto: sono sensazioni che proverei anch’io!

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