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L’uomo del sale di Gozo

uomo in piedi in mezzo alle saline Gozo

Scesa tra i luzzi al porticciolo di Gozo, respiro un profumo salmastro e vengo scaldata dal sole di settembre. Salgo sul pulmino che mi sta già aspettando. Destinazione: saline.
Dopo qualche collina e qualche curva arrivo nel paradiso di Leli Tal Melh, l’uomo del sale di Gozo. E lì nella baia di Xwejni, tra il blu del mare e il giallo del tufo modellato dal vento, lo intravedo subito, sotto un sole accecante. Emmanuel Cini (questo è il suo nome) è quel 71enne seduto su una sedia a bordo strada, appoggiato a un tavolino pieghevole che ospita la sua preziosa mercanzia.

 

anziano con cappello vicino alle saline

 

Un ombrellone svolazzante lo ripara dai potenti raggi delle 14, in quel momento della giornata in cui anche gli occhiali da sole per me non sono sufficienti. Lui gli occhiali da sole non li porta di certo: vive e lavora in queste saline da 47 anni, la sua pelle è arsa e rossa e i suoi occhi sono umidi e dolci. Dietro di lui si staglia una immensa scacchiera di saline ricoperte di acqua marina, ed esattamente di fronte alla sua bancarella un costone di tufo color miele ospita il suo alloggio.
L’uomo del sale ha un cappello di paglia in testa e indossa una camicia a maniche corte, pantaloni corti, calzini e scarpe leggere. Mi avvicino, mi presento, e inizio a fargli qualche domanda. Lui con tono gioviale inizia a raccontarmi la sua vita, ma mi rendo conto subito che il suo mix tra inglese e maltese (lingua di origine fenicia) non è così facile da capire. Così lo lascio parlare, e entro piano piano nel ritmo, in quella valanga di ricordi che viene fuori come un flusso di coscienza.

 

uomo con cappello vicino alle saline di Gozo

Siamo sempre lì, a bordo strada; lui intanto si è alzato in piedi e ha iniziato a mostrarmi i sacchetti di sale che vende sotto il sole. Sale grosso, sale fino, fleur de sel – in confezioni artigianali che di lì a poco diventeranno il mio souvenir.
Emmanuel è nato nell’arcipelago maltese, ma da giovane ha lasciato l’isola con alcuni parenti per cercare fortuna in Australia. Posso solo immaginare la fatica della traversata. L’Australia gli è piaciuta molto, mi dice; molti maltesi si sono trasferiti e si sono rifatti una vita felice in Oceania. Parliamo un po’ di quanto sia bello quel continente, gli racconto la mia esperienza, poi Emmanuel mi racconta del suo ritorno. Appena ha rimesso piede a Gozo ha visto una donna bellissima («Più dell’Australia!»), vicino alle saline, e si è innamorato.

Lei era Rose, quella che sarebbe diventata sua moglie e la madre di Josephine. Rose era l’ultima discendente di una famiglia che da oltre 100 anni lavorava il sale a Gozo, e che però in quel momento aveva difficoltà nella gestione delle saline. Emmanuel ha preso in carico questa attività nel 1969 e l’ha resa di nuovo fiorente. Oggi è ancora lui che, assieme ai suoi figli, si occupa degli oltre 300 bacini di raccolta e del commercio del sale (conosciuto e apprezzato in tutto il mondo come sale di Xwejni).

 

bacini per il sale nelle saline di Gozo

 

La raccolta del sale avviene ogni estate da maggio a settembre, mi dice Emmanuel – io lo osservo mentre mi mostra le pozze quadrate delimitate da un muricciolo, poi lo seguo mentre attraversa la strada e mi conduce di fronte, nel suo piccolo alloggio ricavato nel costone di tufo.

 

alloggio dell'uomo del sale di Gozo

 

Mi ritrovo in vano semibuio dove ogni angolo è ricoperto di foto, cimeli e articoli ritagliati da vecchi giornali. L’uomo del sale mi fa vedere la sua stanza: c’è una piccola brandina che usa per riposarsi brevemente se ne sente il bisogno (anche se la sua casa è in paese), un minuscolo tavolino ricoperto di oggetti vari, una sedia di legno, una credenza e un incavo dove sono riposti vecchi attrezzi da lavoro.

 

interno di una stanza con quadri e oggetti

 

Vedo scope dalle setole rosse e bianche usate per spazzare e distribuire meglio il sale, una vecchia pompa ricoperta di polvere, una foto della famiglia negli anni ‘80.

Sto osservando una vecchia cesta di vimini incrostata di salsedine quando a un certo punto vedo l’uomo del sale uscire con un guizzo dalla stanza e correre giù dalle scale di tufo con lo slancio e l’energia di un 18enne. Due clienti erano davanti alla sua bancarella, lui se n’era accorto prima di me e si era precipitato a servirli. Rido, scatto qualche foto e torno giù vicino all’ombrellone.

Con tanti sorrisi a pochi denti ha appena venduto un po’ del suo prezioso sale. Guardando il mosaico di saline mi dice soddisfatto quanta gioia gli dia e gli abbia dato questo lavoro, quanto tutto dipenda dal meteo, e quanto sia bella la distesa del sale che si cristallizza:«Mi dà gioia». Poi mi confida un segreto. «C’è solo una cosa che mi dispiace». «Quale?», gli chiedo io. Lui, con un velo di malinconia, mi risponde: «Che ormai sono vecchio». Io gli rispondo che quello che ho appena visto correre giù dalle scale, secondo me, è un ragazzino. Lui approccia un sorriso, si guarda intorno e borbotta qualcosa.

Poi mi guarda e apre la bocca: «Vuoi comprare un po’ del mio sale?».

 

Ringrazio l’Ente del Turismo di Malta per avermi fatto trascorrere uno splendido pomeriggio a Gozo e per avermi affiancato la guida Anna Zammit, che paziente mi ha aspettata mentre chiacchieravo sotto il sole con l’uomo del sale.

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