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Il Museo della Figurina a Modena

Museo della Figurina

Mi sono ritrovata a visitare il Museo della Figurina in occasione del suo decimo compleanno, nel 2016. Il Museo infatti è stato inaugurato nel dicembre 2006 grazie alla appassionata opera collezionistica di Giuseppe Panini che nel 1992 donò questa straordinaria collezione di circa 500.000 pezzi al Comune di Modena.

Da profana mi sono addentrata nel museo in punta di piedi, cercando di captare, come mio solito, quello che sta dietro le quinte. L’ingresso al museo è suggestivo: dopo una bella scalinata si entra in un ambiente dalle luci soffuse e in sottofondo una musica d’altri tempi ti porta in una dimensione lontana.

Il Museo della Figurina di Modena, unico nel suo genere, si sviluppa in un’unica grande sala che comprende un’esposizione permanente e una vetrina di dodici metri che ospita le mostre temporanee. Ad una prima occhiata superficiale sembra che non ci sia poi così tanto da vedere: balzano all’occhio infatti sei grandi espositori, una sorta di album da osservare e leggere, un maxi schermo e due postazioni pc. Peccato che dietro ad ognuno dei sei espositori si nascondano otto sportelli laterali estraibili, di uguali dimensioni, contenenti in tutto circa duemilacinquecento pezzi tra figurine e altre tipologie di materiali!

Museo della Figurina

Eh sì, perché il Museo della Figurina è molto di più: si tratta di un museo dedicato alla piccola stampa, dove la figurina rimane il cuore pulsante attorno cui si sono sviluppati altri oggetti e materiali inaspettati, dai giornalini per ragazzi, ai segnaposto, ai menù, ai calendarietti, alle carte da gioco, cigarette card eccetera.

È decisamente un tuffo nel passato, nella cultura e nella storia non solo del nostro Paese ma anche di Francia – dove sono nate – e Germania – dove sono state sapientemente usate come strumento di propaganda del regime; passando attraverso le tecniche di realizzazione, l’utilizzo del colore, gli artisti spesso anonimi, i cambiamenti sociali e di costume della società dall’Ottocento a oggi.

Museo della Figurina

Una curiosità sul museo della Figurina: le cigarette card e il partito

Un “dettaglio” curioso da sapere è che in Germania, negli anni venti, le ditte produttrici di sigarette cominciarono a regalare le cosiddette cigarette cards: figurine da collezionare in appositi album corredati da testi. Le cigarette card nascono negli Stati Uniti da una necessità pratica, quella di rinforzare i pacchetti di sigarette con dei cartoncini per evitare che si schiacciassero, una volta messe in tasca.

All’avvento del nazismo Joseph Goebbels (1897 – 1945), ministro per l’educazione del popolo e per la propaganda del Terzo Reich, intuì immediatamente la portata comunicativa delle figurine. Infatti in Germania le figurine non erano rivolte alle massaie interessate ai brodi di carne, bensì al mondo dei fumatori: in questo modo, se vogliamo un po’ subdolo, il nazismo poté facilmente entrare nelle case dei tedeschi attraverso una apparentemente innocua figurina. Il passo successivo per Goebbels fu trasformare la più grande casa editrice di figurine per sigarette in un’azienda nazionalizzata, la Cigaretten – Bilderdienst. Gi stessi album divennero ben presto un ulteriore strumento educativo ed anche il loro aspetto cambiò: diventarono infatti più massicci, rilegati con copertine rigide e austere.

Un altro elemento che mi ha fatto rabbrividire era l’accuratezza dei dettagli delle figurine: in bianco e nero, di ogni formato, mostrano una precisione di dettagli quasi maniacale, perfino le grandi scene di massa, una delle iconografie più amate del nazismo, avevano una definizione perfetta ed erano prive di effetti flou.

Facile immaginare che a partire dal 1933, anno in cui Hitler divenne cancelliere, chiunque avesse a che fare col mondo delle figurine dovette sottoporsi a un serrato controllo ai fini della censura, così come alla supervisione della polizia. Fa sorridere il fatto che, al cambiare delle coalizioni, i collezionisti dovessero rimpiazzare le figurine dei vecchi nemici con quelle dei nuovi!

Nel 1936 venne pubblicato un altro album che scandiva la vita di Hitler in immagini e testi di R. Hesse, Goering e Goebbels: momenti ufficiali ma anche scene di vita quotidiana di Hitler con i suoi dipinti oppure il suo yacht. Nello stesso anno venne pubblicato l’album Raub-Staat England (Inghilterra Stato Ladro) una terribile raccolta di tutte le possibili maldicenze, bugie e insulti sul regno britannico. Ovviamente era una storia raccontata secondo le esigenze del Reich, in cui emergeva l’aspirazione britannica di distruggere la Germania e in cui l’Inghilterra incarnava tutto il male esistente.

Durante la seconda guerra mondiale le cigarette card subirono un declino, sia per motivi economici che strategici, per evitare il rischio che informazioni rilevanti arrivassero al nemico. Un esempio di questo utilizzo fu la serie inglese Modern Naval Craft che, all’insaputa dell’esercito inglese, veniva utilizzata dai tedeschi per identificare le navi nemiche.

Tirando le somme si stima che tra il 1872 e il 1945 in Germania furono distribuiti circa duemila album da collezione, in milioni di copie.

I Notgeld, banconote d’emergenza

Rimaniamo in Germania dove incontriamo i Notgeld. Il termine tedesco indica banconota d’emergenza, utilizzate in diversi Paesi ma soprattutto Austria e Germania per far fronte a situazioni economiche particolarmente gravi come quella che si verificò tra i due conflitti mondiali. Siccome già dal 1914 la popolazione sottraeva dalla circolazione le monete in quanto contenenti minime quantità di oro e argento, fu necessario emettere queste banconote che, prive di corso legale, venivano comunque accettate come mezzo di pagamento.

Come le figurine, vengono prodotte in serie e veicolano immagini di carattere locale: si va dalle vedute panoramiche, ai costumi regionali, agli stemmi, a soggetti di carattere religioso interpretati in chiave popolare.

I Notgeld in molti casi hanno un valore inferiore al marco e sono caratterizzati da sagome nere su sfondi dai colori particolarmente vivaci. Dal punto di vista grafico i Notgeld più interessanti e ben fatti sono quelli di basso valore, i cosiddetti Kleingeld. Stampati prevalentemente tra il 1916 e il 1922 da eccellenti professionisti che nonostante il periodo storico lavoravano in Germania, i Notgeld sono litografici e non calcografici, perciò ricchi di colori intensi e di maggior libertà grafica.

La Liebig: storia di un vasetto di carne

Parlando di figurine, non posso non accennare all’azienda che più di ogni altra ha legato il proprio nome ai cartoncini stampati: la Liebig, produttrice del famoso estratto di carne.

La leggenda vuole che il chimico tedesco Justus von Liebig abbia scoperto la formula per concentrare l’estratto di carne quasi per caso, o per errore, sicuramente senza volerlo. Egli infatti aveva passato una notte intera nel suo laboratorio cercando una cura per un’amica della figlia malata di tifo. La cura risultò essere appunto l’estratto, un concentrato di energia che era possibile aggiungere a piccole dosi in diverse pietanze.

Le proprietà nutritive dell’estratto di carne migliorarono notevolmente l’alimentazione europea ma si scontrarono con il problema della distanza: i grandi allevamenti di bestiame si trovavano principalmente in America e il trasporto richiedeva troppo tempo. Si rendeva necessaria quindi la lavorazione sul posto e per far sì che le massaie ben comprendessero le origini di questo nuovo prodotto, fu inventata una serie di figurine raffiguranti tutte le fasi della lavorazione industriale della carne, una sorta di breve documentario.

Per differenziarsi dalla concorrenza la Liebig dovette fare molta attenzione ad ogni aspetto legato alla comunicazione, primo fra tutti il tipico vasetto di ceramica bianco con l’etichetta con la firma in blu dello stesso inventore, che possiamo trovare tuttora sugli scaffali di alcuni supermercati.

Nel 1912 appaiono i primi dadi, poi trasformati in tavolette.

Se inizialmente la funzione era di tipo pubblicitario, grazie alla bellezza delle immagini e alla varietà di soggetti rappresentati, le figurine Liebig diventarono una specie di enciclopedia popolare, con tanto di spiegazioni, che diede i natali ai primi libri di nomenclatura figurata per l’infanzia.

Museo della Figurina

La Liebig ha utilizzato una grande varietà di materiali oltre alle figurine: tra i gadget è di grande interesse una rivisitazione del noto gioco dell’oca che ha come soggetto la conquista economica dell’Impero secondo un connubio tra propaganda politica e pubblicità piuttosto sfruttato in epoca fascista.

Infine, per comprendere il grande successo della Liebig, bisogna sapere che attorno alla metà dell’Ottocento il brodo, considerato un lenitivo per tutti i mali, era un vero mito gastronomico. Per questo, nacque proprio a Modena nel 1880 la prima cucina popolare e, insieme ad essa, comparvero le minestre rapide. Ritenute “la biada dell’uomo” e piuttosto costose, gli imprenditori facevano a gara per far sì che anche le classi meno abbienti ne usufruissero. Nomi come Knorr, Cibils, Kemmerich rientrano tra i principali concorrenti della Liebig che, però, le assorbì.

Le Minchiate fiorentine

Sì, avete letto bene!

Prima di uscire dal Museo mi sono fermata un attimo in una postazione pc per scoprire qualche curiosità e… l’ho trovata. Le Minchiate fiorentine sono un bellissimo mazzo di carte che ricorda tanto i nostri comuni Tarocchi, e presentano il più alto numero di carte dell’Occidente, 97 per l’esattezza.

Oltre agli abituali 41 Trionfi, privati di simboli religiosi come il Papa e la Papessa, sostituiti dalla figura del Granduca, le Minchiate presentano i 12 segni zodiacali, i 4 elementi, le 3 virtù teologali e la Prudenza. Sono moltissime le peculiarità iconografiche che caratterizzano questo mazzo – da notare i Cavalli rappresentati come Centauri.

Il gioco era inizialmente noto con il termine Germini, derivato probabilmente dalla parola Gemini (Gemelli), il più alto dei tarocchi caratteristici del solo mazzo delle Minchiate. I Germini o Minchiate Fiorentine sono un gioco di carte di origine rinascimentale così avvincente da meritare nei manuali antichi il titolo di nobilissimo e venire paragonato, data la complessità del gioco, agli scacchi e definito dal logico inglese Michael Dummett “il contributo del genio fiorentino ai giochi di carte”.

Il termine “Minchiate” indicativo forse della futilità del gioco, sembra rimandare da una parte al membro virile e dall’altra, molto più verosimilmente, al verbo “sminchiare” usato dai giocatori bolognesi con il significato di giocare un tarocco alto.

Uno dei primi documenti che fanno risalire all’utilizzo delle Minchiate fiorentine è sicuramente la lettera indirizzata dal Luigi Pulci all’amico Lorenzo il Magnifico del 1466, in cui si fa riferimento al ricordo del Pulci alle partite a Minchiate, a Sbaraglino e Passadieci, giocate insieme a Lorenzo. Ad ogni modo la storia di queste illustrazioni nella loro primordiale fattura è avvolta nel mistero…

Informazioni, orari, prezzo e indirizzo del Museo della Figurina

Il Museo della Figurina si trova a Modena, nel 2° piano del Palazzo Santa Margherita, in Corso Canalgrande 103.

L’ingresso è gratuito. È chiuso il lunedì e martedì, mentre è aperto:
– dal mercoledì al venerdì 10.30-13; 15-19
– al sabato, domenica e festivi 10.30-19.
Ideale concludere il percorso delle figurine visitando anche il museo Mata (fino a fine febbraio 2017) alla mostra I migliori album della nostra vita – Storie in figurina di miti, campioni e bidoni dello sport.

 

Non adatto ai NON curiosi! 🙂

 

Francesca Bernini

 

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