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Volontariato in Madagascar: il viaggio che non ti aspetti

madagascar mare e bambino sulla riva

Oggi sul blog ospito il racconto di Francesca Bernini, che ha fatto un’esperienza di volontariato in Madagascar.

 

Questo è un viaggio del cuore, un tuffo dentro se stessi per riscoprire le emozioni più profonde nascoste in ognuno di noi. Partiamo!

La Ong Alfeo Corassori – La vita per Te e il volontariato in Madagascar

Tutto nasce da mia mamma, che un bel giorno torna a casa dicendomi:

Fra, io vado in Madagascar!

Io la guardo, tra lo stupore e lo sgomento, lei che non ha mai preso un aereo…Poi comincia a raccontarmi.

A Modena, nel 2004 l’associazione Onlus Alfeo Corassori – La vita per Te nasce dal desiderio di alcuni amici di aiutare i bambini di realtà sociali svantaggiate in Madagascar. Prende il nome da Alfeo Corassori, Sindaco di Modena dal 1945 al 1962, noto per la sua attenzione ai poveri della città, ed è capeggiata da un medico ortopedico calabrese, da tempo trasferitosi a Modena.

Il Madagascar è uno degli stati africani più poveri al mondo. Qui il reddito pro capite è pari a meno di un euro al giorno; la mortalità infantile è del 12%; l’aspettativa di vita delle persone arriva a poco più di 55 anni e l’analfabetismo in alcune zone raggiunge anche l’84%.

 

case capanne madagascar

Alcune case viste in Madagascar (foto di Francesca Bernini)

Molti bambini, per la maggior parte provenienti dal sud del Madagascar, a causa della malnutrizione delle loro mamme, nascono con una malformazione invalidante chiamata “piede torto”. Questa malformazione, se non viene corretta per tempo, non permetterà loro di camminare, correre e condurre quindi una vita normale. Oltre al fatto che molti di essi vengono abbandonati dalle famiglie. I più fortunati, invece, vengono presi dai missionari dalle brousse (villaggi) e portati nei dispensari per essere poi operati, nutriti e seguiti adeguatamente, per quanto possibile.

Il primo progetto che la Onlus ha messo in atto è stato proprio quello di aprire un centro per la correzione chirurgica di questa tremenda patologia insieme a personale sanitario e missionario del Madagascar, nella città di Fianarantsoa, detta Fianar. A distanza di tre anni a Fianar è stato inaugurato anche il primo ospedale completamente ristrutturato grazie alle donazioni della città di Modena e nel 2006 sono iniziati i primi interventi chirurgici.

Ad oggi, almeno due volte all’anno un gruppo di volontari parte per una missione di due o tre settimane ciascuna, in diverse località in modo da coprire un po’ tutta l’isola. Giovani, pensionati, atei, studenti universitari, chiunque è ben accetto.

Al nord, a Mahajanga, Padre Bruno sta costruendo un ospedale; a Fianar nel frattempo è stato inaugurato il Rex, un poliambulatorio specialistico rivolto alla diagnosi precoce dei tumori femminili e alla malnutrizione infantile, ristrutturato da un ex cinema. Il Rex è il primo centro per la prevenzione e la tutela della salute materno – infantile di tutto il Madagascar, con personale esclusivamente malgascio, formato in Italia (anche a Modena, presso la nostra Università). L’ OMS promuove i programmi di tutela della salute materno-infantile che la Ong cerca di portare avanti. Ad oggi la rete di centri sanitari di base in tutta l’isola offre alle donne la possibilità di effettuare pap-test, colposcopia, ecografia al seno e mammografia, e di accedere a un percorso di prevenzione e cura.

donna madagascar primo piano

Presso l’orfanotrofio di Fianar dal 2016 sono iniziate le vaccinazioni contro l’HPV nelle bambine dai 10 ai 12 anni.

Inoltrandoci nel centro del Madagascar arriviamo a Sakalalina dove Agnese, una suora laica piemontese, infermiera e ostetrica che vive lì ormai da 50 anni ha costruito un ospedale con tanto di blocco operatorio, rianimazione e laboratori, anche dentistici.

Procedendo, a circa 250 Km a sud di Fianarantsoa, raggiungibile da una lunga pista sterrata dopo oltre sei ore di auto, nel dispensario di Mahasoa le suore Trinitarie si occupano delle vaccinazioni dei bambini, dell’assistenza ai parti, e garantiscono un pasto caldo al giorno a tutti i bambini che frequentano le loro scuole.

bambino africano del madagascar su giostra

Soltanto recentemente, nel 2015 la Onlus Alfeo Corassori – La vita per Te è stata riconosciuta Ong dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e così continua ad operare coinvolgendo anche partner internazionali nel sostegno al popolo malgascio, ad esempio lo IEO (Istituto Europeo Oncologico di Milano) mette a disposizione i suoi professionisti per la formazione in Madagascar e offre un paio di borse di studio l’anno a medici malgasci che vogliono specializzarsi in Oncologia.

Noi stesse (io e mia mamma) abbiamo ospitato per un anno e mezzo una Dottoressa malgascia che ha frequentato un Master in Citologia all’Università di Modena. Ma questa è un’altra storia…

Il mio Madagascar

Quando ho deciso di partire, nel novembre 2014, non sapevo esattamente a cosa sarei andata incontro. O meglio, in teoria sapevo tante cose, mia mamma aveva già fatto 7 missioni, visitato tantissime donne, formato personale in loco, sapevo che la stavano aspettando di nuovo, ma non avrei mai immaginato né il quanto né il come.

Così io e lei, prima della partenza, facciamo un breve ripasso delle regole base: bere acqua solo dalle bottiglie ben chiuse, adattarsi alle loro abitudini, munirsi di qualche candela per la notte, ecc. Siamo pronte per partire.

Arriviamo di sera e passiamo la prima notte ad Antananarivo, detta Tana, la capitale, in un graziosissimo hotel tutto in legno scuro che ricorda un po’ una costruzione coloniale. Subito ci dicono di abbassare la voce, la gente dorme. In realtà questa era la prima lezione di vita: in Madagascar si parla piano, quasi sottovoce, e non c’è fretta – come dicono i malgasci: mora mora.

antananarivo vista dall'aereo

“Tana” vista dal’alto (foto di Francesca Bernini)

Dalla mattina seguente il gruppo si divide e io con altri andiamo al sud, mentre il geometra va al nord a seguire i lavori per la costruzione dell’ospedale.

Con la luce del sole, Tana non sembra più quella della sera precedente. Appena usciti dall’hotel ci colpisce una zaffata terribile di odore nauseabondo: montagne di rifiuti accumulati davanti all’hotel, in strada, e accanto, si cominciano a muovere dei cartoni buttati per terra, da cui spuntano uno, due, tre… bambini. Quella prima colazione non sarebbe mai andata giù.

 

Fianar e i padri Camilliani

Cominciamo il nostro viaggio verso Fianar con un pugno nello stomaco e con la consapevolezza che qualcosa di veramente potente ci stava aspettando.

Per fortuna il sorriso dei bambini lungo il tragitto, i colori sgargianti dei foulard e dei vestiti delle donne, il profumo di vaniglia e di spezie delle vecchine che ti si avvicinano per venderle ci risolleva un pochino il morale. Gli spostamenti sono lunghi, perciò è sempre bene partire di buonora, per essere a destinazione prima del tramonto, che alle 17 è già buio.

Buona norma è quella di fermarsi lungo la via a comperare un po’ di frutta fresca che nell’isola rossa non manca mai ed è buonissima, sia per noi che come omaggio ai padri che ci ospiteranno. Qui impariamo a non accettare il primo prezzo proposto ma a contrattare.

I giorni trascorsi a Fianar nella casa dei padri Camilliani sono stati il periodo più bello per me, dove mi sono sentita veramente bene. Ad accoglierci un grande cancello, la solita Ravinala (palma del viaggiatore) e i sorrisi e le braccia aperte dei padri e dei ragazzi in seminario. Dopo una breve presentazione (i padri sono malgasci e polacchi, che capiscono benissimo l’italiano) ho come la sensazione che ci abbiano catalogati in un battito di ciglia e mi sento piccola, piccolissima. Dentro di me qualcosa si sta muovendo, ma ancora non capisco. Ci portano nelle nostre stanze, rigorosamente singole e tutte uguali, con un lettino, una piccola scrivania, un armadio e un lavabo. Il bagno è in comune, verso la fine del corridoio. Nel nostro gruppo c’è una coppia: non importa, devono dormire separati.

Capiamo subito che la capacità di adattamento sarà fondamentale in questo viaggio di volontariato in Madagascar: qui nulla è superfluo, nulla è di più, ma c’è esattamente tutto quello che serve.

Il rituale dei pasti è particolare. Nella grande cucina dei padri Camilliani lavorano due cuoche malgasce che dalla mattina presto lavano, tagliano e cuociono le verdure per il pranzo. Ecco, qui la verdura non manca mai, cotta e cruda, principalmente quella che cresce nell’orto dietro la casa. Al posto del pane si mangia riso, anche tre volte al giorno, solo a colazione e solo per fare piacere a noi ci fanno trovare le baguette. Quello che avanza non si butta, si ricicla e diventa un altro piatto per la cena.

Per prima cosa si dice una preghiera di ringraziamento, in qualsiasi lingua, rigorosamente in piedi davanti alla lunga tavolata. Dopodiché ci si può sedere e solo allora le cuoche appoggiano i piatti ad una estremità del tavolo. Il capotavola si serve e passa il piatto caldo nelle mani del suo vicino e così via, finché il vassoio ormai vuoto non raggiunge il lato opposto del tavolo. L’antipasto spesso è costituito da un brodo di verdure, a seguire riso lesso con altre verdure dell’orto, e carne, poca. Abbiamo mangiato anche lo zebù, il loro bue, animale da lavoro, magrissimo e di cui non si butta via niente. Siccome in Madagascar tutti vedono tutto e le notizie volano, è bene non rifiutare mai un dono, quindi assaggiare qualsiasi cosa ti venga offerta, senza fare troppe domande. Anche questa è una prova di resistenza per stomaci forti!

Si mangia in maniera composta e veloce, il tempo per mangiare è quasi rubato e di scarsa importanza (il cibo è nutrimento per la sopravvivenza, non ha lo stesso valore conviviale che attribuiamo noi), ogni pasto non dura più di 30 minuti. Finito col salato, ciascuno si può alzare e, ordinatamente, andare a prendere la frutta che preferisce dal vassoio sulla dispensa: in novembre avevo l’imbarazzo della scelta tra banane, litchi e mango, tutti con un sapore talmente intenso da far danzare le papille!

casco di banane

Un casco di banane (foto di Francesca Bernini)

Al termine del pasto si sparecchia tutti insieme, si ripone accuratamente il proprio tovagliolo in una cassettiera numerata e si aiutano i seminaristi a lavare e asciugare tutti i piatti, bicchieri e le posate. Non potete immaginare le montagne di roba da lavare alla sera… e allora, per farci passare il tempo, cominciamo a cantare una canzone a caso. I malgasci adorano la musica e tutti sanno cantare, infatti subito parte l’effetto coro!

I momenti di condivisione durante la giornata sono tanti e sono molto importanti in Madagascar, soprattutto qui dai Camilliani. Dopo aver riordinato la cucina ci si ritrova tutti insieme nel salottino dei padri a fare due chiacchiere sul mondo o semplicemente a conoscersi meglio, o a raccontarsi la giornata. Ci si siede tutti in cerchio, in modo da guardarsi in faccia e parlare, senza veli. Direte voi, sì va beh, tanto loro che ne sanno di me? Sanno, molto più di quanto possiamo immaginare, e se non lo sanno, basta uno sguardo a far crollare ogni difesa. Sanno leggerti dentro. Ovviamente questa simpatica operazione viene molto agevolata dal mitico “Malarum”, il guaritore di tutti i mali, bronchite compresa. Si tratta di una miscela di Rum bianco malgascio (mai assaggiato un Rum così buono) e acqua tonica. Capiremo soltanto in seguito che questa consolazione ci servirà per i giorni seguenti.

Dal giorno dopo abbiamo iniziato a scoprire la vita vera dei padri in città: ci hanno accompagnati in ospedale, dove ancora si muore per un’appendicite o di tubercolosi; dove i malati devono portarsi materasso e coperte da casa (se li hanno), dove i bambini denutriti di 7 anni sembrano bimbi di 3 coi loro stomaci gonfi e le ossa in vista. Abbiamo stretto le mani e baciato i malati, si fa così, e dove passa un prete è come una benedizione, e chi è con lui è importante uguale. Abbiamo visto cancri grandi quanto palline da tennis, occhi imploranti di chi tempo non ne ha più, piedi stanchi dalla fatica e mani tese ad afferrare un sorriso.

Nel pomeriggio abbiamo visitato l’orfanotrofio, una struttura bella nel suo complesso, piena di bambini di ogni età che sbucano da ogni angolo. C’è il reparto di quelli appena nati, abbandonati; c’è l’aula dei piccoli che si addormentano sul tavolino e ci sono i grandi che imparano a leggere, a scrivere e fanno anche alcuni lavoretti di cucito, di cura del giardino oppure creano oggetti di uso quotidiano in rafia come tovagliette, sottobicchieri, cestini ecc. Inutile dire che anche questa esperienza è stata estremamente toccante, vedere le condizioni in cui vivono questi bimbi e allo stesso tempo l’impegno e l’amore delle suore che se ne occupano stringe il cuore.

A pochi km da Fianar, in collina, sorge il villaggio di Ilena, ex Lebbrosario, ora risanato, dove ogni abitante del villaggio pur non possedendo niente, può usufruire di tutti i servizi essenziali. In pratica è tutto il villaggio che gestisce, amministra e governa se stesso. Grazie alla Ong Alfeo Corassori – La vita per Te è stato possibile impiantare qui diversi progetti: si va dall’ambito sanitario a quello ambientale, dall’educativo al sociale. In particolare è stato attivato il progetto di adozioni a distanza: ad oggi sono circa 60 le famiglie “allargate” che ho avuto il compito di fotografare per creare una brochure informativa e di sostegno, una volta tornata in Italia.

In questa prima fase del viaggio abbiamo più che altro osservato, per provare a renderci conto e capire l’incomprensibile, l’inimmaginabile, l’ingiusto.

 

Sakalalina: il cuore grande di Agnese

Da Fianar, dove abbiamo avuto modo di passeggiare per le vie del mercato (si vende di tutto, anche i gatti da mangiare), dopo qualche giorno siamo ripartiti alla volta di Sakalalina con il cuore pieno di gioia perché avremmo finalmente incontrato i bambini da operare.

Un’esperienza davvero emozionante è stata per me attraversare l’isola quasi per intero con “lo scassone”: in Madagascar non esistono strade se non una! Si viaggia su piste di terra rossa e sabbia, qualche traccia di asfalto in pessime condizioni si trova solo nei centri urbani. Le indicazioni stradali sono fatte con un solo semplice cartello di legno colorato piantato nel nulla e non esistono semafori, ovviamente. Ci si orienta con le tracce lasciate da altri mezzi che sono passati prima (se la pioggia non le ha spazzate via) e prendendo come riferimento le montagne circostanti.

In Madagascar c’è bisogno davvero di tutto: certo, in questo caso, infermieri, medici ortopedici, dentisti, chirurghi così come specializzandi per un tirocinio sono le professioni più richieste, anche per un’esperienza di volontariato; ciò non toglie che chiunque possa nel suo piccolo contribuire al benessere di questo popolo. In effetti io per prima sento di non aver fatto grandi cose. Sbagliato! Per loro, anche solo un sorriso, un abbraccio, un sostegno per camminare sono fondamentali. Non importa chi sei: importa cosa fai.

Da tutti i centri vicini e lontani da Sakalalina, i bambini con malformazioni vengono fatti arrivare nell’ospedale di Agnese, che due volte l’anno ci aspetta per un aiuto concreto nelle attività di assistenza pre e post operatoria. Tutti i bambini vengono prima visitati per valutare se possono essere operati subito; se questo non è possibile, spesso si attende che prendano almeno un po’ di peso o che curino altre problematiche. Dopo qualche giorno dall’intervento, se tutto va bene, i bambini vengono trasferiti a Mahasoa per la fisioterapia e la riabilitazione.

Agnese è una donna fortissima, che ha accolto nella sua casa altre donne, facendole lavorare, garantendo loro un tetto sopra la testa e cibo caldo tutti i giorni. Grazie al contributo di varie associazioni è stato possibile aprire un bellissimo studio dentistico moderno, dotato di tutte le apparecchiature necessarie per la cura dentale. Agnese è una di quelle persone che non dimenticherai mai, è quella che ti accompagna nella foresta a vedere i serpenti o le zone dove si estraeva l’oro oppure ancora le lunghe file di piantine che ha appena piantato nella terra rossa e che si innaffiano a mano, portando i secchi sulla testa, sperando che i malgasci non brucino tutta la loro terra convinti di fertilizzarla.

E poi ti fa conoscere i bambini che in un attimo ti scelgono, sì perché tu sei convinto di “scegliere” mentre in realtà è il Madagascar che ti viene a prendere e ti travolge, con la sua sconvolgente umanità. E giù lacrime.

La sera prima degli interventi, ci siamo suddivisi i turni di assistenza: chi ha fatto la mattina, chi il pomeriggio, chi la notte. Non bisogna fare grandi cose, i bambini sono bravissimi e, nonostante il dolore, non si lamentano mai. Basta esserci, lì accanto, farli giocare un po’, con niente, con le mani, con due elastici colorati, colorare insieme, al massimo aiutarli a scendere dal letto per andare in bagno. Quel giorno non credo di essere riuscita a mangiare molto, non vedevo l’ora che arrivasse l’indomani per sapere come stavano i piccoli. Le notti in Madagascar sono lunghe e silenziose, si sente solo il frinire delle cicale e dei grilli, ma se osi alzare gli occhi al cielo, le stelle ti regalano lo spettacolo più maestoso. Un cielo così bianco, pieno di stelle talmente luminose che sembra di toccarle…

 

Il Preventorio di Mahasoa

Non appena tutti i bambini si sono ripresi dall’intervento, li abbiamo lavati, vestiti, aiutati a mangiare e caricati sulle nostre macchine in partenza verso Mahasoa, dove avrebbero affrontato il periodo più lungo, quello della riabilitazione in una struttura detta “Preventorium”, accuditi dalle amorevoli suore. Appena arrivati, i bambini che già si trovavano al Preventorio ci hanno dato il benvenuto regalandoci un piccolo spettacolo di danza e canti locali, coinvolgendo tutte le suore!

Il giorno seguente abbiamo visitato il villaggio alle porte di Mahasoa, dove abbiamo comperato qualche dolcetto e alcune bibite per i nostri bambini; con Padre Eugenio siamo andati a vedere una chiesetta dispersa nel deserto e la nuova chiesa con 7 petali a forma di stella di Natale (pianta simbolo del Madagascar) che sta costruendo. Al ritorno ci siamo soffermati ad ammirare la “pepiniere”, ovvero la grande serra piena zeppa di piantine di ogni tipo che stanno crescendo al coperto prima di poter essere piantate all’esterno. Per fare ciò, serve un sistema di irrigazione, ancora piuttosto rudimentale, ma almeno c’è.

Questo è solo un breve estratto delle attività, delle emozioni e della mia esperienza in Madagascar. Molto rimane ancora nel mio cuore e molto c’è ancora da fare.

Per tutti voi che come me, leggendo queste righe, avete sentito tremare qualcosa dentro, se avete davvero voglia di mettervi in gioco, di conoscere realtà a volte scomode o dolorose, l’isola rossa vi sta aspettando.

 

Consigli di viaggio per il volontariato in Madagascar

 

Il periodo ideale per affrontare questo viaggio è quello invernale australe, da maggio a ottobre: il clima è secco e più fresco che in estate. Io sono partita in novembre e le temperature di giorno cominciavano ad alzarsi, inoltre la stagione delle piogge porta improvvisi e violenti acquazzoni che letteralmente cancellano le piste e distruggono i ponti impedendo o comunque rallentando parecchio gli spostamenti. Perciò, prima di partire sia dall’Italia che per una qualsiasi tappa all’interno dell’isola rossa, consiglio vivamente di armarsi di santa pazienza e valutare bene le condizioni meteo (per quanto in Madagascar tutto possa cambiare in un attimo).

La zona meridionale dell’isola è in assoluto la più calda ma anche le città dell’entroterra possono diventare davvero soffocanti, non solo per il caldo.

Nei giorni liberi dal volontariato in Madagascar si possono visitare foreste e parchi naturali, come quello di Ranomafana, a est di Fianarantsoa, molto umido e ricchissimo di vegetazione, che ti sorprende con le sue cascatelle e laghetti naturali freschissimi.

camaleonte madagascar

Se siete fortunati, con l’aiuto di una guida locale potrete avvistare i dolcissimi lemuri oppure fare una emozionante gita alla Croc Farm dove osservare da vicino coccodrilli e altre specie animali.

lemure del madagascar

In generale però si tratta di un viaggio che porta alla scoperta di zone non turistiche. Nella capitale si può dormire in hotel, ce ne sono di tutti i tipi e per tutte le tasche e, a parte qualche simpatico geco che si aggira nelle camere, non ci sono problemi. Nelle missioni invece si è ospiti nella casa dei padri Camilliani a Fianar, oppure nelle case delle suore di Mahasoa o a Sakalalina da Agnese, suora e ostetrica laica: le loro stanze sono molto spartane e spesso condivise con grandi cavallette o scarafaggi. Il bagno spesso è in comune, l’acqua non sempre c’è e a volte è solo fredda o scende col contagocce. Serve spirito di adattamento e una buona dose di umiltà!

Per quanto riguarda il cibo, come volontari abbiamo contribuito con 15 euro al giorno a testa, per non pesare troppo sulle loro già scarse finanze. Ad ogni modo abbiamo sempre condiviso tutti i pasti con i padri o le suore, secondo le loro usanze e devo dire, non ci è mai mancato nulla. A volte bere il tè caldo a pasto, al posto dell’acqua (che c’è ma non è depurata, perciò sconsigliabile) non era proprio piacevole ma anche qui bisogna adattarsi! Ancora mi viene da sorridere pensando ai pranzi dai Camilliani, che finiscono tutto in pochissimo tempo, un vero incubo per me che già sono lenta di mio, in più con l’apparecchio ai denti che complicava le cose mangiare velocemente è stata un’impresa 🙂

Il mio consiglio è di prevedere almeno 15 giorni, considerando che 2 giorni servono solo per il volo e che gli spostamenti sull’isola non sono del tutto agevoli. Noi avevamo a disposizione dei fuoristrada presi a noleggio e un paio di autisti locali, oltre a una macchina (“lo scassone”) regalata dal Comune di Modena, partner di G.E.V. Foreste Per Sempre, il quale nonostante le apparenze ci ha sempre portati a destinazione. Questo è un ottimo modo per sostenere l’economia locale e allo stesso tempo viaggiare più sicuri. Quando si noleggia un mezzo con l’autista è importante sapere che il costo comprende le spese per l’autista (vitto e alloggio) ma non il carburante, che in Madagascar è molto caro. Spesso l’autista fa anche le veci del traduttore, visto che noi non parliamo malgascio e non tutti i malgasci conoscono il francese.

Il viaggio si può fare anche con i collettivi “taxi de brousse: in questo caso si risparmia ma bisogna tener conto che i tempi di spostamento sono dilatati, visto che i mezzi non hanno orario e partono solo quando sono pieni. Senza considerare gli imprevisti lungo il tragitto: nelle foreste le forature sono all’ordine del giorno.

È importante portare con sé abbondanti scorte di acqua per via del gran caldo e pochi soldi. Le banche si trovano nelle principali città e le carte di credito in questo tipo di viaggio sono praticamente inutili. Come abbigliamento consiglio vestiti pratici e magari non di marca per evitare di dare nell’occhio: cerchiamo sempre di mantenere un profilo basso. Anche se fa molto caldo è meglio portare pantaloni lunghi per evitare noiose punture di insetti o irritazioni.

 

 

Info pratiche per il volontariato in Madagascar

 

Costi per il volontariato in Madagascar

Purtroppo non sono tante le compagnie aeree che affrontano questa tratta. Noi siamo partiti da Bologna con Air France, facendo scalo a Parigi. Siccome i prezzi dei voli sono molto altalenanti, personalmente consiglierei di prenotare con largo anticipo per poter usufruire di tariffe più convenienti ed evitare i periodi delle Festività o di alta stagione.

Una volta arrivati in Madagascar bisogna prevedere circa 15 euro al giorno, più varie ed eventuali. Se come me siete appassionati di pietre e minerali, questa è la vostra terra! Attenzione alle quantità perché in aeroporto potrebbero farvi pagare una sorta di dazio.

Tempi

Credo che 20 giorni siano il tempo minimo per visitare varie missioni e provare a entrare nel magico mondo del Madagascar. Per il resto, dimenticate l’orologio e lasciatevi trasportare dal cuore, dalle emozioni, dai colori e dalle persone che incontrerete. In Madagascar i tempi sono per lo più dettati dal sole, dai cicli della natura, della vita, e della preghiera. Il concetto di tempo come lo intendiamo noi, la fretta, la frenesia non esistono.

Vaccini per il Madagascar

Non ci sono vaccinazioni obbligatorie: per quanto mi riguarda, io sono partita senza fare alcun vaccino. Vero è che in certe zone e soprattutto nei periodi più caldi la malaria colpisce ancora, quindi una profilassi antimalarica è comunque consigliabile. Da tenere sempre in tasca fermenti lattici e Dissenten, che non si sa mai…

Si consiglia di bere acqua solo da bottiglie chiuse e non mangiare cibi come il gelato che, seppur buonissimo, viene spesso fatto con acqua non depurata o latte non trattato… io me lo ricordo bene!

 

Per tutte le informazioni relative alla Ong e ai progetti: www.lavitaperte.org

 

Francesca Bernini

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