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Tour nella Sicilia rurale tra Enna e Caltanissetta

Mazzarino www.fraintesa.it

Sì può stare 4 giorni in Sicilia senza mangiare arancini e senza vedere il mare? Sì, e sopravvivendo anche alla grande. Sono tornata da poco dal tour che ho fatto con Rural Pride alla scoperta della Sicilia rurale nelle province di Enna e Caltanissetta e mi sono imbattuta in un nuovo lato di questa regione, molto accogliente e ancora poco turistico. Come ha detto un giornalista che ho conosciuto a Troina, Silvano Privitera:

Qui è facile entrare in contatto con le persone

Questo è verissimo. Mentre camminavo per strada con i compagni di viaggio di Rural Pride, sotto la pioggia i passanti ci suggerivano sorridendo un ombrello, anziani signori in un circolo ci chiedevano di essere fotografati e in generale non ho mai percepito freddezza nelle persone che incontravo. Purtroppo non è altrettanto facile entrare in contatto con i luoghi di interesse del territorio: tra mancanza di personale per tenere aperti i musei e confraternite ecclesiastiche che aprono le chiese a proprio piacimento non è facile essere un turista in questa parte di Sicilia. Ma vale la pena tentare, perciò vi descrivo, tappa dopo tappa, i luoghi più interessanti che ho visto tra Enna e Caltanissetta.

tour Sicilia rurale

Troina (Enna)

chiesa del Santissimo a Troina www.fraintesa.it

Questa città di poco più di 9.000 abitanti è nata nel 6000 a.C. e fu un baluardo della resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale: per questo è stata insignita di una medaglia d’oro al merito civile nel 2007.
La sua chiesa più antica è la Chiesa del Santissimo o dell’Oratorio dei bianchi, incentrata sul culto della morte. È molto “siciliana”, in stile tardo barocco con ori molto forti. Ha due cripte, una per i ricchi dove c’erano i colatoi – preferisco non spiegarvi nel dettaglio come funzionavano!- e una per i poveri che consisteva in una sorta di fossa comune.
Purtroppo devo segnalare che è aperta solo a chi la visita con tour organizzati, perché è gestita da una confraternita ecclesiastica che decide quando aprire in base alle proprie esigenze. Un vero peccato e, secondo me, anche un’ingiustizia. A Troina ci sono circa 5 chiese visitabili normalmente e ben 12 in mano alle confraternite, Cattedrale compresa. Ai turisti interessati conviene mandare una mail o chiamare la cooperativa La Sorgente, che gestisce i servizi turistici. Il numero è 0935.653666.

Quello che oggi è il Museo Civico una volta era un carcere borbonico dove le prigioniere cucinavano e pulivano mentre i detenuti andavano ai lavori forzati. Oggi ospita una mostra permanente del pittore troinese Gaetano Miani, che mi è piaciuta molto. I quadri sono molto colorati e rappresentano soprattutto i simboli della fecondità, cioè fiori, frutti e donne. Il più spettacolare di tutti è su una tela di più di 20 metri che raffigura la foresta amazzonica, luogo dove fu dipinta. Al piano superiore c’è anche una mostra con riproduzioni di foto di Robert Capa sull’ingresso degli americani in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Prodotto del territorio con cui chiudere la giornata:

crema di finocchietto selvatico venduta a Troina dall’Azienda La Ghiotta Marmotta, un biscotto con grano timilìa (antica varietà siciliana) o una vasciatedda con vin cotto di fichi d’India, prodotti dalla famiglia Rizzo del Bar Sport.

Mazzarino (Caltanissetta)

Mazzarino www.fraintesa.it

Mazzarino è ruralità allo stato puro. Tra le colline si vedono campi di melograno e carciofaie sulle quali domina una collina dalla vetta a punta e dal nome che fa sorridere, Monte Formaggio. A quanto pare c’è un grande spirito imprenditoriale in zona, che ha portato tra le altre cose anche alla coltura del pesco tardivo o all’utilizzo di pannelli fotovoltaici per scaldare le serre (come ho visto ad esempio all’Agriturismo Alpa). I campi e i vigneti sono tenuti come giardini: qui non c’è spazzatura abbandonata come lungo certe strade, in più da due anni in zona è stata attivata la raccolta differenziata.
Il simbolo di Mazzarino è il Castello di età sveva, che si trova in collina, abitato fino al 1500 poi abbandonato. Era il centro di potere dei feudi di Branciforti.
Chi ama l’arte sacra apprezzerà il centro culturale Carlo Maria Carafa, museo in un ex monastero di gesuiti con una ricca sezione di una collezione archeologica.

La Chiesa di San Francesco d’Assisi, sempre a Mazzarino, custodisce il tabernacolo cappuccino più prezioso della Sicilia. I frati raccontano che un generale americano, dopo lo sbarco degli alleati, pur di ottenerlo propose di volerlo sostituire con un altare d’argento. Il suo refettorio è decorato con affreschi settecenteschi.

Se so tutto questo non è perché io sia un’esperta di storia o arte – anzi -, ma perché nel giro in paese ci ha accompagnati la guida Filippo Pesce, un ragazzo nato in Svizzera da emigranti siciliani e ora tornato qui. Per fare visite guidate in città potete contattare la Pro Loco e chiedere di lui: 0934 384984.

Prodotto del territorio con cui chiudere la giornata:

i dolci alla pasta di mandorle fatti con mandorle locali dalla pasticceria Ariston. Oppure la cuccìa, zuppa di grano tipica che si mangia per Santa Lucia e per i Morti, o il macco di fave. Io li ho mangiati all’Agriturismo Casa Canalotto.

Aidone (Enna)

Museo di Aidone www.fraintesa.it

Il museo di Aidone attrae 30.000 visitatori l’anno, è ospitato in una chiesa ed è famoso per la Dea di Morgantina, che arriva dal Santuario di S. Francesco Visconti. Contiene gli acroliti più antichi del mondo (VI secolo a.C.), terrecotte votive, reperti delle Terme di Morgantina di età ellenistica e il Tesoro di argento di Eupolemos, sempre di età ellenistica.

In zona c’è anche il Rocca di Cerere Geopark, un geoparco attraversato da sentieri che portano alla scoperta di quest’area ricca di rocce di origine sedimentaria e formazioni calcaree e gessose risalenti al periodo Messiniano.

Prodotto del territorio con cui chiudere la giornata:

il mio nuovo amore, cioè la piciocia, una sorta di saporita polenta siciliana a base di farina di legumi. E il presidio IGP pesca di Leonforte.

Miniera di Trabia-Tallarita (Caltanissetta)

Miniera di Trabia Tallarita www.fraintesa.it

Tra Riesi e Sommatino c’è quella che una volta era la miniera di zolfo di Trabia-Tallarita. L’ho visitata in una mattina umida e nebbiosa ed è stata in assoluto la cosa che più mi ha colpito nei miei giorni in Sicilia. Mi sono emozionata tantissimo e ora vi spiego il perché.

La visita alla miniera inizia nella stanza dove c’era l’officina di torneria, dove costruivano argani, attrezzi, carrelli. Ora ci sono teche che mostrano una collezione di cristalli di gesso e pietre di zolfo. La parte successiva nel museo si snoda in un edificio che comprende una mostra fotografica e un prezioso video documentario in bianco e nero, ‘Zolfara’, che racconta la vita dei minatori. Già lì ho iniziato ad emozionarmi, in più durante la visione ci ha raggiunti Filippo Geraci, ex minatore di Sommatino che ora fa la guida in questo complesso e che a cuore aperto ci ha raccontato com’era il suo lavoro e la vita a quei tempi.
Fino a quando la miniera chiuse nel ’77, i maggiori compratori di zolfo siciliano erano gli americani, che ci facevano la polvere da sparo. I minatori lavoravano nudi per il caldo (40º) e per non avere i vestiti pregni di zolfo che si attaccassero alla pelle. Le ceste piene di zolfo che trasportavano erano fatte a punta, così quando caricate sulla spalla facevano male e gli operai si sbrigavano a trasportarle, senza perdere tempo. Lavoravano 500 metri sotto il livello del suolo per più di 8 ore, tra rumore di martelli pneumatici, cigolanti carrelli spinti a braccia e echi.

Ci lavoravano 4.400 persone. Come ci ha detto il signor Filippo: “Era un paese, c’era la miniera ma c’erano anche la chiesa e la posta“. Quando c’era uno scoppio, interi paesi vi si raccoglievano intorno per capire chi era il morto.
Dettaglio inquietante e molto, molto triste: le chiese non facevano i funerali ai minatori morti perché chi lavorava in miniera era considerato un suicida.
Nella parte adibita a centrale elettrica a petrolio ora c’è un simulatore che permette di rivivere la sensazione di scendere in miniera. E fa venire i brividi.
Per prenotare una visita: tel. 0934 554968 o e-mail info@mstt.it.

Delia (Caltanissetta)

Delia Castello dei Normanni www.fraintesa.it

Delia è un piccolo paese agricolo che avrà sì e no 4.000 abitanti. Una ragazza di 20 anni di questo paese mi ha detto con orgoglio che qui tutti i ragazzi e le ragazze sanno fare il pane in casa – il pane tipico è con i semi di sesamo ed è detto ‘scanato’.
Appena fuori Delia c’è il Castello dei Normanni, visitabile purtroppo solo ad agosto, quando apre in occasione di una festa tradizionale con sbandieratori.

Prodotto del territorio con cui chiudere la giornata:

il dolce tipico alla cannella e presidio Slow Food cudduredda (o cuddrireddra) nella pasticceria Il Cremino.

Piazza Armerina (Enna)

Casa Museo del Contadino Piazza Armerina www.fraintesa.it
Vi consiglio di iniziare la visita a Piazza Armerina nella piazza del centro storico, dove troverete un’enoteca tipica piccolina e un negoziante che uscirà per farvi provare un ottimo vino di mandorle. Non rifiutatelo!

Proseguite poi facendo lo slalom tra vecchie Fiat cinquecento, Apecar e palazzi storici in eterna fase di restauro e cercate la Casa Museo del Contadino: è uno splendido esempio di vita rurale, ricostruito in quella che era la casa del massaio. Questo museo è stato realizzato con attrezzi e oggetti autoctoni raccolti dal fondatore Mario fin quando era bambino, negli anni ’60. Visite: dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 18, tel. 333 9138634.

Oppure perdetevi nel Duomo: supera i 3000 metri quadrati!

Uscendo da Piazza Armerina c’è un punto di interesse molto famoso che però io non ho visitato: la villa romana del Casale, dimora rurale tardo-romana decorata con preziosi mosaici.

Prodotto del territorio con cui chiudere la giornata:

il delizioso formaggio piacentino ennese DOP, prodotto con zafferano e pepe.

Se l’itinerario vi ha incuriosito, partite per la Sicilia in qualsiasi stagione (io l’ho visitata in questo piovoso autunno) e portate con voi un buon libro per la sera. Come mi ha suggerito Silvano Privitera, anche io vi consiglio Le parole sono pietre, di Carlo Levi.

Tutte le altre foto che ho fatto sono qui:

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