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Di Tel Aviv, di corsa e di eroi

Succede che a volte mi venga chiesto “Chi te lo fa fare di lavorare al tuo blog anche il sabato e la domenica e passare il tuo tempo libero davanti a un computer?“. Succede che a volte io sia nello smarrimento più totale e rimanga un attimo basita davanti a questa stimolante domanda. Poi parto, spalanco la mente, oltre agli occhi; capisco che gli incontri e i viaggi danno senso alla mia vita e faccio un sospiro di sollievo. Sono appena tornata da Tel Aviv, dove sono andata principalmente per correre la 10 km della Maratona e per conoscere una terra per me nuova…insomma, per respirare. E questo viaggio si è rivelato molto più speciale di quanto potessi immaginare. Tel Aviv è una città che mi ha fatto sentire viva. Avete presente quando dopo un lungo inverno arriva la primavera, il corpo si risveglia, il metabolismo accelera e sale la voglia di stare all’aria aperta il più possibile? Ecco, Tel Aviv per me è stato questo. Una boccata d’aria fresca dopo un lungo inverno grigio. Correre lì mi ha dato nuova linfa vitale. Se prima correvo le 10 km con l’ansia del tempo, del Garmin, dei runner che -bastardi- mi sorpassavano, per una volta mi sono presentata a una corsa totalmente fuori allenamento e non ho mai guardato il mio orologio GPS. È stata la 10 km più bella di sempre. Mi sono sentita libera e, soprattutto, circondata da persone che come me correvano con leggerezza, con serenità, col sorriso sulle labbra (popolo e città incredibili, ma questo ve lo racconterò in un’altra occasione). Ciò che però ha reso tutto ancora più speciale è stato l’incontro con quelli che per me sono eroi. Ho conosciuto Anna, una ragazza canadese solare, super fit e rilassata, che dopo un volo intercontinentale era “not tired“. Già questo la fa entrare di diritto nell’Olimpo degli dei ultraterreni, ma non è per questo che la considero un’eroina. Vive in un paese gelido che mi fa pensare che Milano sia ai Caraibi, ma si allena anche 3 volte a settimana – oh sì, sempre all’aperto. Corre fuori, la mattina, anche con -20°C. Poi lavora, e fa la mamma. Praticamente Wonder Woman, ma bionda e con l’accento canadese. Simpatica e umile. Una donna che quando è in viaggio non compra come regalo alle figlie smalti o gonnelline, ma libri per bambini che raccontino in inglese la cultura locale. Un’eroina.

Wonder Anna (yes, that’s why I took this picture!)

Poi ho conosciuto Kenneth, svedese, ben poco scandinavo. Divertente come pochi uomini che conosco, colto, ma molto modesto. E zitto zitto, è un ultramaratoneta. Ha corso due volte l’Ironman (gara che prevede 3,86 km di nuoto, 180 km in bici e poi 42 km di corsa – rendiamoci conto), alcune swimrun (33 km di corsa, 3,8 km a nuoto), ha scritto un libro che si chiama 50 shades of running ed è redattore di una rivista…femminile! È pure papà. E nonostante tutti questi successi non è un esaltato, non si vanta dei propri traguardi come invece farebbero in tanti. Con un tono pacato racconta le sue eroiche imprese come se stesse parlando del più e del meno. In più, ha corso la mezza maratona di Tel Aviv dopo essere arrivato direttamente in aereo dalla Svezia. Se questo non è un eroe…!

Kenneth, lo scandinavo che sorrideva

Poi ci sono tutte le persone che hanno corso la gara di handbike. Uomini senza una gamba (o senza entrambe) che hanno la forza di ricominciare e di mettersi alla prova in un’esperienza così forte. E che si mettono sorridenti in posa davanti al mio obiettivo. Eroi belli.

Handbike e tanta forza

C’è anche Fabio, arrivato a Tel Aviv per correre la sua prima maratona senza mai aver corso 42 km prima. Ci ha provato, col sorriso, e senza stress ce l’ha fatta con un ottimo risultato. C’è l’ebreo ortodosso, che tiene fede alla sua religione sempre e comunque, e che prega anche all’alba prima di correre la maratona. Poi c’è Federica, che poco dopo i 20 anni è andata in Israele a fare un’esperienza di poche settimane in un kibbutz e siccome si è innamorata di quella terra ci è tornata qualche tempo dopo per viverci. Da sola, senza l’aiuto dei genitori. Ha 24 anni, vive felicemente a Tel Aviv, parla un inglese fantastico. Se penso a tanti ragazzi che conosco, poi al suo coraggio e alla sua bravura, anche lei entra subito nella cerchia di eroi che ho conosciuto in questo mio ultimo viaggio. È per questo che a Tel Aviv ero così felice. Mi sono guardata intorno e ho visto un mondo di eroi. [Il prossimo post sarà meno serio, lo giuro]

3 comments

  • Interessante, sia dal punto di vista atletico ma anche turistico. Tel Aviv è una città molto, molto particolare, ci abbiamo pensato tante volte di andare ma sinceramente non ne abbiamo mai avuto il coraggio. Bell’iniziativa e bell’esperienza insomma!

  • Ieri mi trovavo a quella di Londra durante la maratona… anche quella è un’esperienza mica male, anche solo da spettatore.
    Era ammirevole vedere la passione dei volontari che correvano per supportare la marea di associazioni di beneficenza (che abbondano nel mondo anglosassone), quelli che correvano per fare da guida ai corridori non vedenti, e lo sforzo di quelli che correvano in handbike o con una protesi a-la-Pistorius.
    http://i.imgur.com/mlQgN8Q.jpg

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