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Mangiare vegetariano a Piacenza: un impasto con la tradizione

Piazza Cavalli Piacenza

Piacenza è la mia città, quella in cui sono nata e cresciuta, quella dalla quale mi sono allontanata e da cui sono tornata. Si tratta di una città piccola, con una posizione borderline che si riflette nel suo carattere: un occhio guarda alle mode milanesi oltre il confine del Po, l’altro preserva le tradizioni emiliane … specialmente quelle culinarie.

In cucina oltre la tradizione

Nella cucina piacentina la parola d’ordine è maiale: in cima alla lista ci sono coppa e salame (quello da tagliare rigorosamente in obliquo) per poi passare alla salamella sulla piastra delle feste di paese e a gustosi secondi piatti. Tra questi si annoverano anche carni normalmente poco cucinate in altre zone territoriali, come il cavallo della tradizionale Picula, le rane fritte, il piccione e le lumache. Sarà forse per questa nostra cultura di carnivori che in città da alcuni anni ha preso vita una cucina alternativa, che sposa i valori di molte persone e stuzzica la curiosità di chi ama la varietà: la cucina vegetariana.

Pisarei e faso (foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/chefpercaso/)

Pisarei e faso, piatto piacentino vegetariano (foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/chefpercaso/)

Dove mangiare vegetariano a Piacenza

Oggi a Piacenza si possono trovare molti ristoranti in cui poter mangiare vegetariano. Primi tra tutti il Lo fai, ristorante alternativo situato in una piccola trasversale di una delle vie più antiche della città, Via Cavalletto 4. Questo locale accoglie la clientela con la gentilezza del personale, il calore del legno e la modernità del bianco, e la stupisce con un menù gustoso e mai noioso, rigorosamente vegano. Il piano superiore del ristorante è dedicato alla vendita di abiti e accessori realizzati da designer provenienti da tutta Italia: qui è possibile trovare pezzi unici di lavorazione artigianale, dallo stile raffinato ma mai pretenzioso.

Menù vegetariani sono offerti anche da moltissimi locali e paninoteche, ma in particolare mi sento di segnalare quello proposto da Punto g, che è stata una vera scoperta. Prima di allora non avevo mai assaggiato un vero Batarò, specialità di questo locale che segue la ricetta piacentina del “pane di una volta fatto in casa”. Oltre a quelli farciti con salumi piacentini, si può scegliere anche tra una piccola selezione vegetariana e per esempio assaggiare il sorprendente Batarò con zucca al forno, crema di zola e trevigiana. Punto g si colloca in Corso Europa, a pochi passi dal Cinema Multisala UCI: un’ottima idea dopo un ottimo film 😉

Infine un locale perfetto sia per giovani, sia per famiglie con bambini: il Nessie è un risto-pub dal menù ricco e abbondante e con una selezione di birre e cocktail che soddisfa tutti i palati. Da provare anche i piatti vegetariani, specialmente le pizze, grandi e sottili. D’estate questo locale si trasforma e si sposta dalla sede in Via Montecucco 12 al suggestivo giardino collocato sotto le antiche mura della città, diventando appunto Sottomura.

Mangiare vegetariano nella cucina piacentina

La tradizionale cucina piacentina non è fatta solo di secondi, bensì vanta due primi che sono i pilastri di qualsiasi pranzo della domenica che si rispetti: i tortelli con la coda e i pisarei e fasö.

Tortelli piacentini (foto:https://www.flickr.com/photos/dmambret/)

Tortelli piacentini (foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/dmambret/)

I primi sono pasta fresca farcita con un ripieno di ricotta e spinaci, richiuso in due “code” che fanno assumere ai tortelli la classica forma a caramella intrecciata. Vengono serviti con burro e salvia o con un sugo di funghi da versarvi sopra (assolutamente senza mescolare!). I pisarei, nella diffusa versione senza cotiche, sono invece piccoli gnocchetti realizzati a mano da un impasto a base di pangrattato e acqua, serviti con un condimento di pomodoro e fagioli borlotti, che una volta cotti si confonderanno con i pisarei. Questi due piatti della cucina piacentina sono la testimonianza di come una tendenza culinaria possa mescolarsi con un’altra, in un perfetto impasto con la tradizione.

 

Barbara Bassi,  www.lacittanascosta.com

 

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