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10 posti da vedere prima che scompaiano

cenote nella barriera corallina

Oggi sul blog cedo la parola a Luca Lombroso, che ci farà scoprire 10 posti da vedere prima che scompaiano.

Luca è un meteorologo, climate expert, divulgatore ambientale e scrittore; forse lo avete già visto in televisione a Che Tempo Che Fa, o forse come me lo seguite assiduamente su Twitter.
Si occupa di tempo, clima, ambiente ed energia e gira spesso il mondo per convegni, per svago e per lavoro. È specializzato nella meteorologia alpina e nei fenomeni estremi e ha pubblicato da poco il libro “CIAO FOSSILI – Cambiamenti Climatici, Resilienza e Futuro Post Carbon”. 

Partiamo con lui in questo viaggio per scoprire 10 posti da visitare prima che il cambiamento climatico ce lo impedisca!

10 posti da vedere prima che scompaiano

“I cambiamenti climatici sono la minaccia più grande alle generazioni future”. A dirlo, niente meno che l’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama in occasione del Discorso sullo Stato dell’Unione del 2015.I cambiamenti climatici sono una realtà, basti pensare che le concentrazioni di CO2 in atmosfera ha superato una nuova “soglia record” di 410 parti per milione, un fatto unico nella storia geologica recente, l’ultima volta che il clima terrestre era regolato da una quantità così alta di biossido di carbonio i poli erano liberi dai ghiacci, non vi erano ghiacciai sulle montagne e il mare sommergeva non solo Venezia ma anche Milano, tanto che sulla Terra non c’era l’uomo ma l’Australopitecus.

I cambiamenti climatici sono veramente una grande minaccia per le future e anche le giovani generazioni, non a caso l’Accordo di Parigi comprende un “principio di equità intergenerazionale”, affinché le giovani generazioni possano ancora vedere i gioielli del pianeta che tutti conosciamo e che tutti abbiamo visto.

E proprio alcuni dei luoghi più belli e famosi del mondo, sono posti a serio rischio dal riscaldamento globale, chi per l’innalzamento del livello del mare, chi per la desertificazione, chi per la fusione dei ghiacci e dei ghiacciai. Fra i posti a rischio, ne ho scelto dieci che ritengo fra i più significativi, alcuni li ho visitati, altri per ora no, ma, confesso, fra i miei sogni nel cassetto di scienziato e divulgatore ambientale vi è il desiderio di vedere e raccontare dal vivo appunto i posti più a rischio del pianeta.

 

    • 1. Venezia

Pensando all’innalzamento del mare viene senz’altro subito a mente Venezia, già oggi sempre più di frequente affetta dal fenomeno dell’acqua alta.

gondole a Venezia al tramonto

Purtroppo le simulazioni al computer, come quella che vedete sotto, lasciano poche speranze, Venezia rischia di essere sommersa entro fine secolo anche negli scenari più, si fa per dire, ottimistici. L’azione urgente di contenimento delle emissioni sarebbe comunque fondamentale perché così si avrebbe a disposizione più tempo per l’adattamento e per aumentare la “resilienza” di fronte alle sempre più frequenti alluvioni costiere.

 

    • 2. I ghiacciai alpini

Il ritiro dei ghiacciai alpini è evidente, chiunque ne abbia visitato uno avrà notato da vecchie fotografie o direttamente come si sono ritirati in fretta soprattutto negli ultimi 20 anni. Purtroppo, il destino dei ghiacciai alpini è segnato, entro fine secolo i ghiacciai resteranno relegati alle poche vette alpine prossime ai 4000 metri, o anche prima se non poniamo un freno al global warming. Il paesaggio con la neve perenne anche in estate di molte montagne non potrà purtroppo essere a disposizione non solo delle future generazioni ma anche dei giovani di oggi.

cime del ghiacciaio Grossglockner

Un posto meraviglioso, facilmente accessibile, dove si può fare una vera “passeggiata nei cambiamenti climatici”, è il ghiacciaio del Grossglockner, in Austria. Con una funicolare si raggiunge la valle glaciale, dove si notano i cartelli con l’anno e la posizione “1965 il ghiacciaio era qui”, poi 1970, 1975, 1980 e così via, e ci si rende conto subito della velocità del ritiro, illustrato anche da pannelli con dati scientifici.

 

    • 3. L’Artide e l’Antartide

Il ritiro dei ghiacci è particolarmente evidente al Polo Nord. La riduzione del ghiaccio artico è particolarmente evidente sul mare, e in estate: si sta ormai aprendo il famoso “passaggio a nord ovest” ed entro pochi decenni o forse anche prima il polo Nord potrebbe essere libero da ghiacci in estate. Questo fenomeno peraltro innesca, tramite la c.d. “amplificazione artica” un ulteriore aumento delle temperature che a sua volta accelera ancor più la fusione del ghiaccio.

ghiacciaio in Antartide

Per opposto, in Antartide alcune zone, all’interno, vedono aumentare lo strato di ghiaccio, ma a preoccupare gli scienziati è la fusione della penisola Antartica, in caso di suo collasso il mare potrebbe, in pochi anni, innalzarsi di ben 6 metri. Se poi l’umanità scegliesse di bruciare tutto il petrolio, carbone e gas presente nel sottosuolo, dopo il 2100 l’intero Antartide potrebbe fondere nel giro di pochi secoli, uno scenario veramente da waterworld dato che in tal caso gli oceani e i mari si innalzerebbero di ben 70 metri!

Certo, sia Artide che Antartide sono viaggi difficili e avventurosi, ma potessi partirei subito, per vedere il “sole di mezzanotte” ancora sul ghiaccio, perché fra pochi anni questo potrebbe non essere più possibile.

 

    • 4. L’Amazzonia

L’Amazzonia non è minacciata solo dai cambiamenti climatici, ma anche soprattutto dalla deforestazione. Deforestazione che a sua volta è una delle cause dei cambiamenti climatici, in quanto il 17% dell’aumento di CO2 è dovuto alla perdita delle foreste.

pappagallo verde in Amazzonia

I cambiamenti climatici inoltre aggravano il problema alle foreste sia a causa di eccezionali siccità nella fascia tropicali sia favorendo un altro drammatico fenomeno, la perdita della biodiversità. In poche parole, non solo le foreste scompaiono ma anche molti suoi “abitanti”, sotto forma delle specie viventi più strane. Anche alcune tribù e culture sono a rischio per il combinarsi di deforestazione, cambiamenti climatici e globalizzazione. Un viaggio ecosostenibile ed ecoturistico, dove non solo si rispettino ma anche si aiutino in modo corretto le popolazioni locali è dunque un altro sogno da mettere nel cassetto dei “viaggi nel clima che cambia”

 

    • 5. Le piccole isole Stato: Tuvalu, Maldive, Kiribati, Palau, Marshall, Barbados…

Era il 1994, e una delle mie prime email la inviai per rispondere alla richiesta di un esperto in meteorologia nell’isola di Tuvalu, uno sperduto Stato-isola dell’oceano Pacifico. Mi dissero che la mia esperienza era ottima, ma avevano molte altre domande di esperti. Forse, se fossi stato chiamato e rimasto là, oggi potrei essere un profugo climatico come i suoi abitanti. Tuvalu salì alla ribalta delle cronache nel 2009 alla Conferenza sul clima di Copenaghen la COP 15. Il piccolo Stato alzò la voce nei negoziati, bloccandoli per protesta in quanto le istanze sue e di altre piccole isole-Stato, atolli dell’oceano Pacifico o isole caraibiche, erano inascoltate.

surfer tra le onde alle Maldive

Isole minacciate già oggi dall’innalzamento del mare, essendo basse con spiagge sottili già oggi sono spesso allagate. Le Maldive e diverse altre piccole isole stato come Kiribati, Palau, Barbados, le Isole Marshall e altre alla conferenza sul clima di Parigi si allearono proprio con l’Unione Europea, premendo per raggiungere lo storico trattato di COP 21 e chiedendo l’inserimento del limite prudenziale di contenere entro 1.5°C il rispetto all’era preindustriale il riscaldamento globale. Riusciremo a rispettare questo obiettivo? È una grande sfida, le possibilità sono poche, ecco dunque che visitare queste isole potrebbe essere una cosa non più possibile un giorno non poi così lontano.

 

    • 6. Le barriere coralline

Ho scoperto solo di recente il problema della “acidificazione degli oceani”. Il mare e gli oceani ci fanno un grande servizio, apparentemente gratuito, assorbendo circa il 30% della CO2 emessa dall’uomo con l’uso dei combustibili fossili e la deforestazione. C’è però un prezzo, nascoso, ed è appunto l’acidificazione degli oceani che comporta per esempio il fenomeno dello “sbiancamento dei coralli”.

barriera corallina con pesci

Meno visibile forse ma non meno drammatico, il conseguente calo della pescosità, con pesanti impatti su alcune economie locali. Personalmente ho visitato, in barca a vela, alcune barriere coralline caraibiche, nei cayos dei “Jardin de la Reina”, mentre una zona già ora ai limiti da essere dichiarata “morta” a causa dell’aumento della temperatura del mare e della sua acidità è la grande barriera corallina australiana.

 

    • 7. La settimana bianca

Andremo ancora a sciare? Per alcuni anni penso di si, ma sempre più a fatica. Già negli ultimi anni senza neve artificiale sarebbe stato un disastro per le economie montane basate sul turismo legato agli sport invernali. Anche il paesaggio però conta, e almeno a me sciare in strisce bianche fra montagne brulle sinceramente, lo faccio qualche volta, ma non mi piace.

lago nelle Alpi

E comunque, i dati forniti dall’OCSE indicano come delle circa 80 stazioni da sci alpino italiane con un riscaldamento globale di 2°C ne rimarrebbero in funzione meno di 60, mentre se non si prenderanno azioni e il riscaldamento si portasse a 4°C in futuro avremo solo una ventina di stazioni turistiche per sport invernali, relegate alle alte quote. Occorre dunque anche ripensare alla settimana bianca, e pensarla anche per altre attività, meno legate alla presenza di neve.

 

    • 8. Timbuctu, Mali

La desertificazione non è solo l’avanzare del deserto, senz’altro presente nella fascia subsahariana e che appunto minaccia il Mali e Timbuctu, ma è anche la perdita di produttività del terreno. È un fenomeno subdolo, ma in quella zona e fino al medio oriente è così evidente e drammatico da essere fra le concause di guerre, terrorismo e ondate migratorie.

ragazzi in un campo coltivato in Mali

 

    • 9. Sydney e l’Australia

L’Australia è un continente incredibile, affascinante, con grandi spazi ma non a caso pochi abitanti, concentrati soprattutto nelle città più meridionali. Già oggi l’interno dell’Australia vede ondate di caldo con temperature assurde, pochi anni fa i meteorologi, di fronte ai modelli che prevedevano 54°C, furono costretti a introdurre un nuovo colore nella scala colorimetrica delle mappe meteo, perché la grafica non prevedeva un caldo, simile, mai visto.

Opera house di Sydney al tramonto

Così, lo scenario “BAU – business as usual” dei cambiamenti climatici in caso di inazione, condurrebbe l’Australia intera, comprese le città, ad uscire dal range di “abitabilità” per l’uomo e per la nostra società globalizzata e frenetica. La buona notizia è che in Australia ci sono anche tante azioni concrete di lotta ai cambiamenti climatici, a partire dal piano della città smart green connected “Sydney 2030”, una ragione in più per visitarla.

 

    • 10. New York

Non c’è film catastrofico che non si concluda a New York, ma i cambiamenti climatici purtroppo non sono un film. Quale catastrofe potrebbe mettere in ginocchio New York?

taxi giallo tra i grattacieli a New York

Nel 2012 l’uragano Sandy ha messo in forte difficoltà la grande mela, e per opposto in varie occasioni negli ultimi inverni New York è rimasta paralizzata da copiose bufere di neve. L’evento che a medio-lungo termine minaccia maggiormente New York, così come molte popolose città costiere non solo americane, è l’innalzamento del livello del mare.

 

Che fare dunque? I governi con l’Accordo di Parigi sul Clima stipulato nel 2015 a COP 21 si sono posti l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale “ben al di sotto di 2°C rispetto all’era preindustriale, facendo ogni sforzo per limitare il riscaldamento entro la soglia prudenziale di 1.5°C”. In concreto, entro la seconda metà di questo secolo il pianeta dovrà arrivare alla “decarbonizzazione” ovvero ad emissioni zero di gas serra, aumentando anche l’assorbimento delle foreste. E come ci sono località a rischio a causa dei cambiamenti climatici, ci sono anche gli esempi virtuosi, nel mondo e anche in Italia. In un prossimo articolo vi racconterò dieci luoghi “virtuosi” da visitare, luoghi che col loro esempio possono contribuire a “salvare il mondo”.

Luca Lombroso

3 comments

  • Grande Fraintesa per questo guest post con un esperto! Luca, una curiosità, quando parli dell’Australia e dello scenario BAU che “condurrebbe l’Australia intera, comprese le città, ad uscire dal range di abitabilità”, in che periodo storico potrebbe accadere?

    Grazie e attendo curiosa il secondo post e sappi che la mal organizzata combriccola di 100days ospiterebbe molto piacevolmente un tuo guest post… magari una intervista 😀 (scusa Francesca ma dovevo farlo, le ottime idee vanno emulate!)

    • ciao, e grazie del commento!
      i tempi sono nell’ambito del XXI secolo, diciamo entro il 2100. insomma non domani ma una cosa che riguarda non le future ma le giovani generazioni.
      idem per i tempi di tutte le altre località.
      Per un guest post, magari ne parliamo dopo il prossimo articolo, sono come immagini un po’ compresso dai tanti impegni e soprattutto spero di far le valigie per una di queste mete appena possibile, magari di sola andata!

  • I “low cost” della Norwegian per New York capitano a fagiolo… corro a prendere 4 biglietti prima che arrivi La catastrofe nella Grande Mela!!! 🙂

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