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Tour dei murales a Balmy Alley (San Francisco) con Airbnb Trips

ragazza davanti a un murales a Balmy_Alley_a_San_Francisco_

Qualche settimana fa ho avuto l’occasione di scoprire i murales di Balmy Alley, nel quartiere di Mission a San Francisco, con una delle persone che li hanno realizzati.
Non sono mai stata una grande estimatrice dei murales, probabilmente perché non sono in grado di capire i loro significati più profondi se non c’è di fianco a me qualcuno che me li spieghi. Proprio per questo la mia esperienza a San Francisco è stata unica e mi ha permesso di rivalutare un’arte, ma soprattutto scoprire il contesto sociale attraverso i murales.

Le Airbnb Experience

La mia visita guidata a Balmy Alley è stata prenotata sulla nuova piattaforma di Airbnb, Trips, dove si possono selezionare tante esperienze autentiche da fare sotto la guida di un local, cioè di un abitante della città che si sta visitando. Una novità rispetto alla classica offerta ricettiva.

Per vivere il mio viaggio come un local al 100%, a San Francisco ho dormito in questo alloggio Airbnb a Cole Valley, a due passi dal quartiere di Haight-Ashbury – quello protagonista della Summer of Love. Ma l’esperienza più autentica l’ho fatta proprio grazie a queste nuove Experience offerte dalla piattaforma Trips.

Dal surf in Australia allo yoga sulla spiaggia a San Francisco, dal corso di calligrafia in Giappone alla caccia al tartufo in Italia; queste sono solo alcune delle Experience disponibili. Sono divise per categoria (natura, sport, sociale, cibo, arte, ecc) e, proprio come per gli alloggi, sono recensite e proposte da utenti verificati. Ce n’è davvero per ogni gusto; basta lasciarsi ispirare e scegliere quella che si preferisce, per iniziare a scoprire una città da una prospettiva autentica, in compagnia di chi la vive tutti i giorni. Al momento in Italia le Experience sono disponibili a Firenze e a Roma e ognuna di queste attività si tiene in lingua inglese. Presto verranno attivate anche in altre città, e se avete già un’idea di esperienza che vorreste proporre potete già presentarla a questo link.
L’esperienza che ho fatto io a San Francisco si chiama Mission District Mural Workshop e la mia esperta locale era Patricia, un’artista muralista che ha creato alcuni dei murales di Balmy Alley assieme all’associazione di cui fa parte, Precita Eyes Studio.

Precita Eyes Studio e i murales di Mission

Il Precita Eyes Studio è un centro fondato nel 1977 da Susan e Louis Cervantes e da altri artisti del quartiere di Mission. Il centro ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione di un patrimonio artistico e culturale per la zona e per tutta la città ed è uno dei tre centri per i murales presenti negli Stati Uniti.

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È un’organizzazione che supporta e sviluppa la creazione di progetti murali sia a San Francisco che a livello internazionale. In più offre quattro corsi alla settimana per bambini, ragazzi e adulti, al fine di aiutarli a sviluppare la loro individualità, fiducia e capacità di interazione attraverso attività creative.
In 40 anni, Precita Eyes Studio ha contribuito alla realizzazione di oltre 400 murales, di cui 80 solo nel quartiere di Mission.
Questo centro è fortemente radicato nel quartiere, che è visto come una comunità da sviluppare ed educare all’arte. La realizzazione dei murales ha spesso un forte significato sociale legato al contesto e non è confinata agli artisti professionisti (come vedremo tra poco).

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Mission, già dal dopoguerra, è sempre stato un quartiere popolare (inizialmente periferico) abitato perlopiù dal latinoamericani, e tuttora è conosciuto e apprezzato per questa sua anima, anche se sta subendo un processo di gentrificazione, come vi spiegheranno tra poco i murales. Nelle vie colorate dalla street art si vedono per lo più taquerie e ristoranti dalle insegne in spagnolo; si sente parlare spagnolo per la strada, e tra gli edifici bassi sembra quasi di essere in un paese dell’America Latina, invece che a San Francisco.

I murales di Balmy Alley

Balmy Alley si trova tra la 24th e la 25th e Treat Street e Harrison Street nel quartiere di Mission a San Francisco.
I primi murales di Balmy Alley furono realizzati verso la fine degli anni ’70 per esprimere indignazione e protesta nei confronti delle guerre civili nei Paesi del Centroamerica (Guatemala, El Salvador,…). A partire dagli anni ’80, con il permesso dei residenti, i murales si moltiplicarono e andarono a coprire ed abbellire steccati, garage e pareti di questa via. Da allora i murales vengono periodicamente restaurati, arricchiti o (dove necessario) sostituiti da nuove opere d’arte.

Vi racconterò quelli che mi hanno colpita di più.

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Questo murales va letto da destra verso sinistra. Vediamo un bambino in un paesaggio dell’America Latina che vuole ricongiungersi con la mamma, che è a sinistra, negli Stati Uniti (vediamo il Golden Gate Bridge), dove probabilmente è andata per lavorare e poi inviare soldi a casa.

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Lui vorrebbe raggiungerla ma ancora non sa che lungo il percorso troverà molte insidie: vediamo la recinzione del confine che ha visto morire tante persone per mezzo dell’ICE, le forze speciali dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ci sono i teschi che riportano questa sigla e le parole Fear, paura e La migra, la migrazione). E poi c’è lo Zio Sam, il sogno americano che ti culla ma con l’aria strana – ti farà davvero stare bene?

Più in basso vediamo bambini e persone sole e ci rendiamo conto che sono sedute su un treno, e che anche il bambino è in piedi su un treno, e spera così di superare il confine e raggiungere il cuore della mamma che lo chiama a sé. Ce la farà?

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Anche questo murales va letto da destra a sinistra; vi racconterò le scene che vedete nei due portoni di questo variopinto garage. Quest’opera parla della gentrificazione di Mission, cioè della trasformazione di questo quartiere popolare in una zona residenziale hipster e di pregio, con conseguente aumento dei prezzi delle case e cambiamento della tipologia di abitanti.

A destra infatti vediamo già i nuovi residenti: persone bianche ricche, che hanno il sacchetto della spesa fatta in un supermercato biologico, hanno la borsa di Luis Vuitton e chiacchierano con i poliziotti bevendo Starbuck’s. Fanno la fila per entrare nei locali più cool, girano in bici superfighe e si trasferiscono qui in massa, con il camion del trasloco che li aiuta a portare i pacchi nella nuova casa. Nel frattempo i nuovi poveri sono sfrattati e dormono per strada sui cartoni. Ma ecco che con una firma di Andy Warhol anche il cartone diventa di tendenza…

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Nel frattempo, a sinistra, alcuni abitanti storici del quartiere sono stati sfrattati dai proprietari che ora hanno capito che possono guadagnare di più dall’affitto della propria casa, visto che c’è tanta richiesta. La famiglia latinoamericana abbandona così quella casetta gialla portandosi via da sola i propri scatoloni con aria triste. E questa comunità locale incentrata sulla convivialità, sull’abitudine di vivere la strada e passarci tanto tempo per un puro spirito di condivisione e amore del quartiere, ora viene sconvolta. I nuovi abitanti bianchi non capiscono questa concezione di passare le giornate per strada, così chiamano la polizia, che per puro pregiudizio arresta i ragazzi di origine latinoamericana che vediamo in primo piano.

Ma un buffo personaggio, che vediamo in basso nella colonna tra i due garage, solleva un cartello che dice “Aquì estamos y no nos vamos”, noi abitanti storici di Mission rimaniamo qui e non ce ne andremo!

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Quest’altro murales è stato ispirato dai bambini di una classe, grandi fan del film Where the wild things are, i cui protagonisti sono alcune creature selvagge che vivono nella natura, oltre il mare. È un murales che promuove la sostenibilità, perché dice “Non sprecare l’acqua e tienila pulita perché è oltre l’acqua che troviamo le creature selvagge”.

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Questo murales parla di nuovo della gentrificazione di Mission. Un supereore, Victorion, è venuto a vendicare gli abitanti del quartiere e con la sua forza schiaccia col piede l’immobiliarista che al telefono sta contrattando per costruire nuovi condomini a Mission.

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Questo murales ricorda le lotte civili in Centroamerica, viste da un bambino. Ora, se guardiamo la cornice intorno, vediamo che tutto è tornato alla normalità. Ma se guardiamo negli occhi del bambino, nella pupilla sinistra vediamo il ricordo di un fucile…in quella di destra, però, c’è la colomba. La speranza della pace.

In questo murales realizzato circa 10 anni fa da un artista irlandese viene rappresentata la guerra civile in Nepal. Attualmente l’artista è in Nepal, dove sta aiutando la popolazione dopo il recente terremoto.

 

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Quest’ultimo murales, che si trova in fondo a Balmy Alley, è stato dipinto da Patricia, la mia guida (che vedete nella foto), e rappresenta la Madonna nella rivelazione di Nuestra Señora de Guadalupe. Una curiosità: il palo che vedete a sinistra un tempo era un cartello stradale. Un giorno l’amministrazione ha rimosso la placca, lasciando solo il palo. Dato che a San Francisco è vietato dipingere sui segnali stradali, solo a quel punto Patricia ha potuto estendere le rose anche sul palo. E ora, per la legge, il palo è parte dell’opera, perciò se San Francisco volesse ripristinare la placca dovrebbe chiedere prima il permesso all’artista, cioè a Patricia. Curioso, no?

Queste sono solo alcune delle cose che ho imparato guardando i murales di Balmy Alley. Andate a scoprire tutto il resto, se passate da San Francisco!

 

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