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Itinerario tra i laghi delle Dolomiti

Lago di Braies

Il lago di Braies

Siccome quando mi metto in testa una cosa è molto difficile che prima o poi non la realizzi, anche questa volta mi sono tolta un bello sfizio: visitare il Lago di Braies in Alta Pusteria. Vuoi che le immagini passate in tv grazie alla fiction facevano sognare, vuoi che se mi dici “Alto Adige” io sono già là, capite bene che è bastato poco ad organizzare il mini-tour.

Ho scelto il weekend di Pasqua e Pasquetta per testare sia la stagione che le strutture, consapevole del fatto che non fosse ancora iniziata completamente la stagione. Nonostante ciò devo dire che è stato semplice trovare una struttura molto vicina al lago, con prezzi abbordabili e che accettasse cani di taglia media.

Partendo da Campogalliano (provincia di Modena) dove si prende subito l’autostrada, si tiene la direzione Brennero fino a Brunico; da qui occorre un’altra oretta tra tornanti e paesini prima di arrivare alle pendici delle Dolomiti.

Situato a circa 1500 m slm nel punto più a nord del parco naturale Fanes – Senes – Braies e circondato dalla maestosa cornice delle Dolomiti, il Lago di Braies risalta con le sfumature cangianti delle sue acque, che vanno dal verde smeraldo al turchino e per la sua posizione idilliaca in fondo alla Valle di Braies.

Il Lago di Braies è un lago naturale di montagna formatosi a causa di una frana e attira tutto l’anno scalatori ed escursionisti regalando relax, sport e divertimento lungo le sue sponde oppure per una simpatica traversata in barca.

Direttamente al lago sorge la storica chiesetta dedicata alla Madonna, dove la coppia austriaca erede al trono pregò poco prima di essere assassinata a Sarajevo e dove agli inizi di maggio del 1945 vennero liberati i prigionieri più illustri di Hitler, che il Fuhrer teneva nascosti proprio a Braies.

Accanto alla chiesetta sono visibili le strutture utilizzate nella serie televisiva “Un passo dal cielo”, che ad alcuni possono rendere il luogo un po’ più familiare.

Arrivati al Lago di Braies, si possono scegliere vari percorsi: io ho optato per il giro del lago classico e devo dire che in 2 ore ci sono stata stretta, un po’ perché ad ogni angolo rimanevo a bocca aperta per la meraviglia della natura che mi circondava, un po’ per fare quante più foto possibile e un po’ perché verso la fine del giro ha cominciato a nevicare! All’inizio non ci credevo, sono partita col sole anche se non fa mai troppo caldo a quelle altitudini, poi in breve tempo il cielo si è annuvolato, ha cominciato a piovere, a tirare vento e infine a nevicare. Lungo il percorso, che è abbastanza semplice e non richiede un particolare allenamento, sono presenti alcuni tratti un pochino ripidi ma soprattutto ghiacciati, ecco perché consiglio comunque di vestirsi a strati e di indossare scarpe da montagna onde evitare scivoloni e di bagnarsi i piedi ogni tre per due!

La leggenda del Lago di Braies

È uno dei laghi più belli dell’Alto Adige, spesso definito come la “Perla dei laghi alpini”, che incanta tutti non solo per i suoi colori ma anche per la storia della sua creazione.

Braies

Impressionante è la famosa Croda del Becco, alta 2.810 m, in ladino Sas dla Porta: la sua denominazione tedesca “Torberg” indica che, secondo la leggenda, il Lago di Braies era un tempo la porta (Tor) del regno sotterraneo dei Fanes. Semmai un visitatore che attraversa il lago in barca riuscirà a riscoprire questo regno, ce lo dirà solo in futuro, intanto vale la pena godersi il paesaggio…

Si dice che una volta le montagne di Braies fossero abitate da selvaggi chiamati così a causa del loro aspetto. Questi selvaggi trascorrevano il loro tempo cercando oro e pietre preziose, che amavano sopra ogni cosa e con cui creavano diversi oggetti. Dopo qualche tempo, arrivarono dalla valle i pastori per far pascolare il loro bestiame tra i prati verdi e rigogliosi intorno al Lago di Braies. Vennero così in contatto con i selvaggi, i quali mostrarono ai pastori i loro tesori, continuando a regalare loro anche collane o anelli fatti a mano.

Ben presto però lo scintillio dell’oro divenne un’ossessione per i pastori, che diventarono sempre più avidi, al punto di derubare i selvaggi, i quali si infuriarono e cercarono di difendere i loro tesori, forti della loro prestanza fisica. I pastori dal canto loro, erano molto più scaltri e così riuscirono a rubare sempre più oro e pietre preziose.

Per difendere il loro tesoro, i selvaggi videro una sola soluzione: aprirono le fonti sotterranee, che si unirono formando una vasta superficie d’acqua e inghiottendo le loro ricchezze. Il lago così formato separava la valle dei pastori dalle montagne dei selvaggi, e dato che il lago era stato creato dai selvaggi, fu chiamato “Lago Selvaggio”. Invece la valle da cui provenivano i pastori era la valle di Braies, ed è per questo motivo che il lago è denominato il “Lago (selvaggio) di Braies”.

Il lago di Dobbiaco

 

lago-dobbiaco

Dopo aver attraversato le quattro stagioni del giro di un paio d’ore, infreddolita e bagnaticcia, batto in ritirata nell’hotel cercando di rifocillarmi con una generosa fetta di strudel e un abbondante pasto caldo come solo in Alto Adige e comincio a programmare il tour per il giorno seguente.

Prima tappa: Lago di Dobbiaco. Da Braies non è molto distante, circa una trentina di km in auto, la cosa difficile è scegliere! Nel senso che questa zona è piena di laghi e laghetti, tutti da visitare, dai colori diversi e tutti ugualmente affascinanti. Io, come mio solito, progetto un percorso alternativo ma razionale, in vista del rientro in serata.

Originatosi in tempi antichi dalla caduta di massi sul lato occidentale, il Lago di Dobbiaco è alimentato dalla Rienza, che nasce sotto le Tre Cime di Lavaredo nei pressi della sorgente del fiume Drava. La sua posizione è strategica, trovandosi all’ingresso della Val di Landro, la quale costituisce una triplice linea di confine: da un lato, presso Dobbiaco, separa i fiumi Drava e Rienza, poi divide il gruppo linguistico tedesco da quello ladino e infine separa i due parchi naturali di Fanes – Senes – Braies da quello delle Tre Cime.

Il Lago di Dobbiaco diventa dunque una perla ai confini e allo stesso tempo un anello di congiunzione tra i fronti, tanto è vero che qui una volta c’era effettivamente un confine aspramente conteso. Mussolini infatti nel 1939 fece costruire nella zona ben cinque bunker per difendere l’Italia al nord e per rafforzare il Vallo Alpino del Littorio, un muro di protezione in Alto Adige. Ancora oggi i bunker abbandonati ricordano questo periodo e sono allegramente abitati dagli animaletti della foresta che osano fare la loro comparsa lungo il sentiero didattico naturalistico attorno al lago.

Questo percorso si snoda per circa due ore intorno al lago, intervallato da varie tavole didattiche e punti di osservazione/sosta che riportano informazioni utili e interessanti sulla flora e la fauna di questo ambiente. Un momento particolarmente suggestivo si ha in primavera e in autunno quando gli uccelli migrano attraverso questa zona.

Interessante è notare come nella zona meridionale del lago si sia sviluppata una particolare vegetazione, una sorta di tappeto soffice, su cui vien voglia di camminare a piedi nudi. Qui infatti la Rienza ha deposto molto materiale, formando un piccolo delta. Su questo materiale alluvionale in prossimità della riva è cresciuto un caratteristico prato umido, con piante perfettamente adattate alla vita semiacquatica. Allontanandoci invece dalla riva in direzione sud troviamo piante meno adattate a condizioni di forte umidità e si passa da prati maggiormente secchi a strati arbustivi con ontani e salici e al bosco vero e proprio.

Le piante dei laghi: la carice di Davall, l’ontano e il salice

La carice di Davall è una pianta rara che cresce in fitti ciuffi, con piante maschili e femminili distinte, su suoli umidi in paludi a substrato calcareo. La carice fosca è una pianta piuttosto diffusa che cresce con ciuffi alti 5 – 40 cm in prati umidi o brughiere.

L’ontano bianco è un albero alto fino a 20 m che cresce di preferenza lungo le rive di corsi d’acqua in zone calcaree. Il tronco di colore grigio chiaro presenta numerose lenticelle (piccole aperture) che consentono la respirazione della pianta anche quando, in seguito ad inondazioni, l’apparato radicale risulta sommerso.

Il salice comune è un albero alto fino a 20 m che cresce su rive di corsi d’acqua, di stagni o laghi. Come l’ontano anche questa specie sopporta bene lunghi periodi di inondazione con l’apparato radicale completamente sommerso. È quindi da considerarsi una specie arborea pioniera, ovvero albero che cresce in condizioni in cui altre specie non riuscirebbero a sopravvivere.

Lago di Misurina

Proseguendo lungo il mio itinerario, cambio regione e mi ritrovo nel Cadore, in provincia di Belluno, dove visito il Lago di Misurina, uno dei laghi naturali più belli d’Italia.

lago di misurina

Il Lago di Misurina si trova a 1.754 m di altitudine ed è molto grande: ha un perimetro di 2,6 km ed è profondo circa 5 m. in estate è un’importante meta di turismo, ma anche in inverno solitamente il lago si ghiaccia completamente e diventa calpestabile.

Misurina è la frazione più alta del Comune di Auronzo di cadore. È definita la “Perla delle Dolomiti”: già da queste parole si intuisce la magnificenza del luogo. Nel suo lago si specchiano il versante sud – ovest delle Tre Cime di Lavaredo, i Cadini, il Sorapiss, il Cristallo: siamo nel cuore delle Dolomiti Patrimonio UNESCO.

Misurina è famosa in tutto il mondo per il suo microclima particolare e la sua aria pura e balsamica tanto da ospitare (unica località in Europa insieme a Davos in Svizzera), un centro per la cura e la riabilitazione dalle malattie respiratorie, l’Istituto Pio XII.

Cosa fare a Misurina

A Misurina, in tutte le stagioni si possono svolgere numerose attività. La quota e la posizione geografica consentono condizioni di innevamento naturale per almeno sei mesi all’anno: dalla scuola di sci della Loita si aggiungono il centro per lo sci di fondo (9 km), diversi sentieri battuti da percorrere a piedi con le ciaspole per raggiungere i rifugi sempre aperti, i percorsi per praticare sci alpinismo, i pendii di neve fresca, le discese in slittino dalle Tre Cime e da Monte Piana.

In estate invece Misurina è la base ideale per effettuare escursioni di ogni genere, dalle tranquille gite tra pascoli e boschi di larice a quelle più impegnative in alta quota.

Appena a nord di Misurina, raggiungibile anche con servizio navetta, il Monte Piana racconta la tragedia della Prima Guerra Mondiale: l’altipiano è considerato un vero e proprio “museo all’aperto”, mentre il rifugio Bosi ospita un piccolo museo privato con reperti del periodo bellico.

Infine nel mese di settembre, molti giovani da tutto il mondo si ritrovano sul Monte Piana per l’”Highline Meeting”, proponendo un nuovo modo di vivere la montagna in maniera pacifica e festosa.

La leggenda del Lago di Misurina

Attorno al Lago di Misurina gira una leggenda che ne aumenta ancor più l’interesse. La leggenda narra la storia di Misurina, figlia unica del re Sorapiss, governatore delle terre comprese tra le Tofane, l’Antelao, le Marmarole e le Tre Cime di Lavaredo.

Misurina era una bambina viziata, molto capricciosa e dispettosa, pur essendo molto graziosa. Per il re Sorapiss, rimasto vedovo, era l’unica ragione di vita. Il re giustificava quindi il comportamento della bambina dando la colpa di tutto alla sofferenza che la piccola provava per la mancanza della figura materna.

Al compimento dell’ottavo anno di età, Misurina venne a conoscenza dell’esistenza di una fata che viveva sul Monte Cristallo e che possedeva uno specchio magico, il quale dava il potere di leggere i pensieri di chiunque vi si specchiasse. Misurina supplicò a lungo il padre affinchè le procurasse lo specchio, che desiderava a ogni costo, finchè il re cedette e la accompagnò sul monte.

La fata resistette a lungo, perché non voleva accontentare quella bambina capricciosa ma, di fronte alle lacrime del padre, finì per acconsentire, ponendo però una condizione, nella speranza che il re e sua figlia rinunciassero.

La fata possedeva un bellissimo giardino ricco di fiori stupendi sul Monte Cristallo, ma il sole forte li appassiva prematuramente così chiese, in cambio dello specchio, che Sorapiss accettasse di essere trasformato in una montagna, che proteggesse con la propria ombra il giardino della fata. Il re acconsentì.

Quando Misurina ricevette lo specchio e venne informata del patto non si scompose, anzi, si mostrò entusiasta all’idea che suo padre, per renderla felice, diventasse una montagna sulla quale lei avrebbe potuto correre e giocare. Ma in quello stesso istante, mentre Misurina contemplava lo specchio, Sorapiss cominciò a trasformarsi, gonfiandosi e cambiando colore: i capelli divennero alberi e le rughe crepacci.

Misurina si accorse improvvisamente di trovarsi in alto, sulla montagna che era stato suo padre e, rivolgendo lo sguardo in basso, fu colta da un capogiro e precipitò nel vuoto. Il re Sorapiss, nei suoi ultimi istanti di vita, dovette così assistere impotente alla tragica morte della figlia, sicchè dai suoi occhi ancora aperti sgorgarono così tante lacrime da formare due ruscelli, che si raccolsero a valle formando un immenso lago, che prese il nome di Misurina. Lo specchio, cadendo, si infranse tra le rocce e i frammenti furono trascinati a valle dai ruscelli di lacrime del re, dove ancora oggi regalano riflessi multicolore rendendo il Lago di Misurina un luogo unico al mondo.

Lago di Auronzo (o di Santa Caterina)

Prima di tornare a casa scelgo di fare l’ultima sosta presso un altro bellissimo lago: il Lago di Santa Caterina (noto anche come Lago di Auronzo), che si trova nel comune di Auronzo di Cadore a 830 m slm, in provincia di Belluno (Veneto). Si estende per 0,49 kmq ed è sia navigabile con canoe, barche a remi, pedalò, sia balneabile.

Il Lago di Auronzo, pur essendo un lago artificiale, si presenta con il suo color turchese prepotente, da sembrare finto, irreale. Questo lago risale alla prima metà del secolo scorso, infatti i lavori per costruire una diga che bloccasse il fiume Ansiei ebbero inizio nel 1930 e terminarono due anni dopo, per consentire l’incanalamento dell’acqua allo scopo di alimentare la centrale idroelettrica a valle.

La diga, alta 55 m, fu data in concessione alle società dell’epoca che vennero poi acquisite dall’Enel negli anni ’60.

Il Lago di Auronzo ha preso il nome di Santa Caterina grazie alla presenza di una cappella risalente al 1500 situata in prossimità della diga, dedicata appunto alla santa.

Raggiungere il Lago di Auronzo in auto è molto semplice in quanto esso costeggia l’intero paesino di Auronzo di Cadore, situato al margine inferiore del Parco Naturale delle Tre Cime, sulla strada che porta prima a Misurina e poi a Cortina d’Ampezzo.

La costruzione della diga ha dato al comune di Auronzo di Cadore un notevole sviluppo dal punto di vista turistico: oggi infatti è presente una spiaggia attrezzata dotata di ogni comfort e servizio; inoltre il paese è sede di importanti competizioni di gare di sport d’acqua come motonautica (qui si tiene il Gran Premio Motonautico del Cadore) e campionati di canottaggio.

Anche dal Lago di Auronzo si dipartono numerosi sentieri pedonali e ciclabili che consentono di apprezzare al massimo le meraviglie di questa natura spettacolare e di ammirare le alte vette dolomitiche che lo circondano, tra cui spicca l’inconfondibile profilo delle Tre Cime di Lavaredo, oltre ai Cadini, alla Croda dei Toni e al Corno del Doge, vetta che vide un’aspra battaglia combattersi sui suoi crinali nella prima Guerra Mondiale.

Infine, e ce le teniamo per una prossima gita, Auronzo di Cadore e il suo bellissimo lago sono la base per numerose escursioni di alta montagna, alla scoperta delle Dolomiti del Bellunese come quella che porta alle vecchie miniere di Blenda (della durata di circa 5 ore), quella verso la vetta del Monte Agudo (durata 6 ore) o quella verso i Piani di Namòs (2 ore e mezzo).

 

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