Search for content, post, videos

Maremma Che Vini: full immersion nei vini della Maremma Toscana

maremmachevini sassotondo sanlorenzo

Cominciamo con i fondamentali: la Maremma è un posto bellissimo.
Detto questo, la domanda che sorge è: cosa ci fa una come me in mezzo ad un sacco di gente che ne capisce di vini?
Sì perché a me il vino piace, tanto, ne sono appassionata, ma non mi sognerei mai di affermare di essere un’esperta.
Quindi ho combattuto la mia ansia da prestazione e sono partita per MaremmaCheVini pensando “Cosa può succedermi di male? Al massimo, imparo qualcosa di nuovo“.
Appunto, proprio non essendo un’esperta, ho fatto quello che faccio sempre quando non so qualcosa: durante la due giorni mi sono rivolta a chi ne sapeva molto di più di me, come i sommelier Manlio Giustiniani e Irene Graziotto, e ho chiesto.
E infatti ho a Maremmachevini ho imparato tanto:

– ho imparato a buttare via il vino. Lo so cosa stai pensando, sembra una cosa brutta. Invece se fai le degustazioni è necessario per la tua sopravvivenza: non puoi berlo tutto, staresti malissimo. Quindi il vino si annusa, si assaggia e, anche se ti pesa il cuore, si butta nella sputacchiera.

– ho imparato che prima di degustare un vino o tra un vino e l’altro il bicchiere si avvina ovvero ci si versa una piccola quantità di vino, si fa impregnare il bicchiere e poi si butta.

– ho imparato che esistono vini fatti con uvaggi diversi. Chissà perché non ho mai pensato che si potesse fare e invece.

– ho scoperto l’esistenza del Ciliegiolo e, onestamente, come ho fatto a vivere senza finora?

maremmachevini 5 - sassotondo opere

[Foto di Marianna Peracchi]

Maremmachevini: tutti i vini DOC della Maremma

Nella prima serata di Maremmachevini abbiamo avuto modo di degustare i vini della Maremma nella splendida cornice del Resort Roccamare, nel pieno di una pineta affacciata sulla spiaggia di Castiglione della Pescaia.

Spiaggia di Castiglione della Pescaia [Foto di Marianna Peracchi]


 

Ora, se pensate alla Toscana, il primo vino che viene in mente è il Chianti (e anche Hannibal Lecter, ma forse sono solo io), ma ce ne sono molti altri meno conosciuti.

Per esempio, lo sapevate che il Vermentino non è solo tipico della Sardegna, ma anche della Toscana?
E che in Maremma ci sono moltissimi vini internazionali come il Sauvignon, il Cabernet e il Viognier?
Come vi accennavo, ho scoperto l’esistenza del Ciliegiolo, una varietà considerata minore fino a qualche anno fa, ma che si sta riportando sulle tavole.
D’altronde è una varietà antichissima, sembra che sia uno dei “papà” del Sangiovese.

Maremmachevini: i vini che ho apprezzato di più

ROSSI

Il Baffo Nero di Rocca di Frassinello, un Merlot in purezza particolarmente corposo e tannico del 2013
Il Ciliegiolo di Val delle Rose, un Ciliegiolo in purezza del 2015

BIANCHI

L’invisibile di Monterò, 75% Vermentino,25% Viognier, del 2016
Le gessaie di Le Sode di Sant’Angelo, 95% Vermentino, 5% di Viognier del 2015
(Ho una passione per il Vermentino, non si nota?)

ROSATI

Acquagiusta della Tenuta La Badiola, un Alicante del 2016
Anna’s Secret di Val di Toro, un Sangiovese 100% (che non solo vince il premio nome più particolare, ma è anche biologico)

maremmachevini 12 - montauto

[Foto di Marianna Peracchi]

Menzione speciale per i vini del Frantoio La Pieve, che non solo presenta vini biologici, ma anche vegani.
Ovviamente essendo io una curiosa patologica, sono passata a chiedere “Cosa vuol dire vino vegano?” e mi hanno spiegato che nel procedimento di realizzazione del vino non viene utilizzato in alcun modo alcun derivato animale.
Ma come? Nel fare il vino si usano derivati animali? Ebbene sì.
Per farla breve, niente letame per concimare e niente coadiuvanti di origine animale – come l’albumina o la caseina – nel processo.

Le colline del tufo

Lunedì abbiamo fatto i bagagli e ci siamo spostati al limitare della Maremma, dove il terreno ha una composizione minerale molto particolare che si riflette poi nella sapidità e nell’acidità del vino (dimenticavo: voi lo sapevate che il vino può essere salato? Io no!).
Prima tappa della giornata sono state le Cantine Montauto a Manciano, dove il terreno è ricco di quarzo e le colline sono esposte al sole e al vento tutto il giorno.
Sembra una cosa banale, ma non per l’uva: il sole impedisce l’ossidazione, mentre il vento, proveniente dal mare, contribuisce a quello che poi sarà il prodotto finale.

maremmachevini 13 - montauto quarzo

Il quarzo delle Cantine Montauto [Foto di Marianna Peracchi]

Seconda tappa è stato Poggio Cagnano, una boutique winery sempre a Manciano.
Dall’alto dei miei anni di marketing ero molto interessata alla definizione Boutique Winery, pensando fosse proprio una definizione pensata per la vendita. Invece Irene mi ha spiegato che è una definizione del settore, principalmente in USA, che identifica le aziende che hanno una produzione limitata: infatti Poggio Cagnano non fa più di 10.000 bottiglie l’anno.
Io e i miei studi di marketing possiamo solo dire una cosa: hanno una brand identity e delle etichette bellissime.

maremmachevini 10 poggio cagnano

Il paese di Manciano visto da Poggio Cagnano[Foto di Marianna Peracchi]

A pranzo abbiamo sostato a Sovana, in un’enoteca – Vino al vino – per rinforzare con salumi e formaggi.
Sovana è un paesino molto bello, tutto realizzato con mattoni in tufo, con un impatto cromatico non indifferente.
Sai quei posti che gridano “cartolina italiana” da tutti i lati?
Ecco.

maremmache vini 9 - sovana

Sovana [Foto di Marianna Peracchi]

Dopo Sovana siamo stati a La biagiola, dove ci hanno portato a visitare le rovine di una villa romana di età imperiale. Proprio a La biagiola il vino viene fatto fermentare (anche) in un’anfora di cocciopesto, una forma di terracotta che però non ha bisogno di essere cotta (è a freddo) e che ha un alto potere chiarificatore, permettendo di filtrare al minimo il vino.

maremmache vini 14 - la biagiola parco archeologico

Parco archeologico presso La biagiola [Foto di Marianna Peracchi]

Infine, last but not least, Sassotondo, dove il vino è tenuto in una meravigliosa cantina in tufo. Una cantina supermuffosa!
Sì, perché la vita sulle pareti di una cantina è importantissima nel processo di fermentazione e di affinamento del vino.
Si dice che più una cantina è viva, più il vino è buono!
Io a Sassotondo mi sono innamorata due volte: quando ho visto le opere d’arte contemporanea sul terreno bruciato dal sole e quando ho assaggiato il San Lorenzo, un Ciliegiolo in purezza del 2004.

maremmachevini3 - sassotondo cantina

Cantina Sassotondo [Foto di Marianna Peracchi]

Comunque, se fino a qui, avete avuto l’impressione che il mio contributo al tour sia stato nullo, vi sbagliate: ho insegnato ad Olga, la giornalista ucraina, la giusta declinazione del verbo “sbronzarsi” e ad Anton, il giornalista russo, che la Caesar Salad e le fettuccine Alfredo non sono cibi davvero italiani.
E se non è esportare la cultura italiana questo, cosa lo è?

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Leggi articolo precedente:
Australia, sto arrivando!

Ok, ci siamo: torno in Australia! Sto partendo adesso, vi scrivo da Malpensa, piena di emozione per quello che sarà il...

Chiudi