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People Branding: recensione del libro

Appena ho visto la possibilità di leggere un testo nuovo sui “miei” argomenti mi ci sono buttata senza pensarci due volte. Di solito prima di leggere qualcosa, o prima dell’acquisto, mi informo su chi siano gli autori; stavolta no. Ho letto il libro per filo e per segno, nella maniera classica, dall’inizio alla fine (anche se si potrebbe saltare, volendo) e mi è parso un testo complesso.

Mi spiego, trattare di argomenti come il brand, il decision making, il pensiero laterale, la creazione della scala di valori ecc, non è cosa semplice, soprattutto se si pensa a un lettore non molto avvezzo. Inoltre i concetti espressi appartengono ad aree tematiche molto diverse tra loro (si va dal marketing alla psicologia, all’analisi statistica) che però si intersecano tutte quante a formare una nuova idea. Perciò credo che lo sforzo di far capire e appassionare il lettore a People Branding sia stato grande e in parte forse si nota anche nella differenza di stile tra alcune parti del testo. Benissimo l’inserimento di varie note che offrono chiarimenti e spunti per ulteriori riflessioni e approfondimenti.

Nell’insieme mi è sembrato un libro abbastanza fluido (si legge tranquillamente in 3 giorni) e allo stesso tempo pregno di contenuti interessanti e, per alcuni, sicuramente innovativi. Direi che questo è un testo adatto più agli “addetti ai lavori” che a un neofita ma forse chiunque potrebbe “cementarsi” – come diceva una mia prof. – nella lettura.
Diciamo che rimane un po’ di acquolina in bocca, nel senso che il metodo proposto a mio avviso non viene spiegato nel dettaglio e anche le immagini non sono completamente esaustive (quando si usano frecce per indicare o differenziare un dentro da un fuori, un sistema da un altro, bisogna essere molto chiari e io sono un po’ pignola )…

Invece, i casi descritti si leggono facilmente e sembrano tutti essere andati a buon fine: sarebbe interessante analizzare anche qualche caso non andato come si sperava per indagare le problematiche, oppure riportare casi di aziende in Regioni diverse (qui si tratta solo del Veneto).

Al di là di questo, credo che People Branding debba solo chiarirsi un pochino le idee in merito alle sue aree di intervento. Non ha certamente la pretesa di essere un metodo infallibile, forse nemmeno un metodo, visto che nasce da valutazioni esperienziali così diverse tra loro. Mi lascia sempre perplessa quando parla di “valori”, termine troppo carico di significati e sfumature per essere utilizzato con tanta facilità. Attenzione anche all’uso di certe parole come “gioie” o “problemi”, nella mente umana immediatamente si aggrappano a immagini o situazioni personali che possono limitare il brainstorming. Cercherei di utilizzare parole più neutre per evitare ancoraggi di qualsiasi tipo (cara pnl!…)

Da un lato è apprezzabile la voglia –finalmente- di mettere al centro la persona e le relazioni, di creare rete in ambito business; dall’altro mi sembra molto che standardizzare il processo decisionale sia una lama a doppio taglio di cui non sarei così convinta, bisogna valutare caso per caso. Inoltre trovo People Branding un lavoro interessante da fare prima sui singoli relativamente alla loro vita privata, poi da applicare in azienda e in questo senso io sottolineerei comunque l’importanza di competenze e analisi strategica, numeri compresi!

Però bravi, attendo con ansia il secondo volume!

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