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In Australia con Cathay Pacific…e Buddha

Cathay Pacific Hong Kong arcobaleno

Quando parto per un viaggio sono più aperta nei confronti del mondo. Mi piace accogliere quello che la vita mi dà, recepire i messaggi che mi lancia, ascoltare bene quello che l’universo mi sta dicendo.

Quest’estate sono tornata in Australia per la terza volta. Dopo la mia prima esperienza down under (nelle vesti di ranger a Phillip Island, meraviglioso) e il secondo viaggio (in solitaria, più movimentato, e pieno di incontri bizzarri), ho affrontato quest’ultima opportunità in modalità “prendo quello che viene”. Ero sicura che avrei visto dei posti incredibili, ma ero anche consapevole che qualcosa sarebbe potuto andare storto, semplicemente perché a volte capita. Insomma, sono partita serena e conscia di avere davanti a me un mese e mezzo pieno di avventure ed emozioni.

Ma già alla partenza ho sentito, a differenza delle altre volte, che questo sarebbe stato un viaggio molto importante e particolare, che mi avrebbe illuminato la via.

Sono partita con Cathay Pacific, la compagnia di bandiera di Hong Kong, che già mi aveva accompagnata in Cina e in Giappone un anno fa. Mi aspettavano due voli: il primo di circa 11 ore, il secondo di 9, con uno stopover a Hong Kong di circa due ore. E questa soluzione mi permetteva di affrontare il lungo viaggio verso l’Australia in modo molto comodo, perché include due tratte che non sono troppo lunghe (a differenza delle compagnie che fanno scalo negli Emirati, le quali infatti prevedono circa 15 ore per il secondo volo). In più, Cathay permette di portare anche in economy un bagaglio da stiva di 30 kg, perciò sapevo che al ritorno non avrei dovuto preoccuparmi di eventuali chili di souvenir.

Nel viaggio di andata sono partita sullo Spirit of Hong Kong, un Boeing 777 del colore rappresentativo di Cathay, sedendomi nel mio posto preferito, il 40k, vicino al finestrino. Questo è il posto che si trova nella prima fila della sezione Economy, a ridosso della Premium Economy, ed è il posto che preferisco perché ha più spazio per le gambe. Mettendo lo zaino sotto alle gambe e reclinando il sedile si sta praticamente sdraiati, e se ci si vuole alzare non è necessario disturbare i vicini perché lo spazio è sufficiente per uscire senza farli spostare.

Mi sono ritrovata di fianco, alla partenza, a una giovane mamma cinese che viaggiava con la sua neonata. Ecco, questo è l’unico aspetto da non sottovalutare quando si sceglie questo posto: è nella fila dove si trovano le culle per i bebé, ma al momento del check-in si può sempre chiedere se si viaggia vicino a dei neonati (ed eventualmente scegliere di cambiare posto, se ce ne sono altri ancora vuoti).

Una volta partiti, la bambina ha iniziato a guardarmi curiosa e a sorridermi in continuazione. Io non sono esattamente l’incarnazione dello spirito materno e non sono molto esperta di neonati, perciò la cosa mi ha stupito molto, dato che solitamente i bambini mi ignorano. Poi, verso metà del viaggio, quando stavo guardando Hacksaw Ridge, lei ha iniziato a piangere. E a quel punto è avvenuto un piccolo miracolo: dopo vani tentativi della mamma, la bimba ha smesso di piangere quando ha scoperto il mio dito indice. Vi si è aggrappata e solo così si è rasserenata all’improvviso. Perciò abbiamo continuato ad attraversare il mondo insieme, mano nella mano – o meglio, dito nella mano. Questo, per me, è stato già il primo fatto eccezionale.

Il resto del viaggio è volato via divinamente. Avevo richiesto i pasti vegetariani al momento della prenotazione. E dato che i pasti speciali vengono sempre serviti per primi, ho potuto gustare con calma le mie pietanze in entrambi i voli. Quando avevo fame poi mi alzavo e andavo nel centro della cabina, dove durante tutto il volo erano disponibili snack come pop corn al caramello, patatine, cioccolato, frutta, biscotti, noodles e bevande.

Ma quello che mi ha resa estremamente felice di questa scelta di viaggio riguarda il mio arrivo a Hong Kong. Guardando fuori dal finestrino ho potuto ammirare l’acqua smeraldo tra le isole dell’arcipelago, con le navi mercatini che ci scivolavano sopra. E con meraviglia ho visto un arcobaleno doppio darmi il benvenuto in Asia. L’iride si stagliava nel cielo quasi a simboleggiare un buon auspicio per questo viaggio.

E, come se non bastasse, di lì a poco ho avuto la visione più inaspettata e gratificante che potessi sognare: il Buddha gigante. Sì, perché con questo volo si arriva ad Hong Kong di mattina, quando c’è già luce, e si atterra passando a fianco all’isola di Lantau, sulla cui sommità si trova questa enorme statua di bronzo alta più di 30 metri. E anche qui la mia scelta di posto si è rivelata vincente: se mi fossi seduta dal lato opposto dell’aereo non avrei avuto questa visione.

buddha lantau hong kong

Vedere il Buddha è stato speciale. Ho avuto un’immagine rasserenante davanti ai miei occhi, e se già ero galvanizzata dal viaggio e dall’inaspettato arcobaleno, con questo momento ho sentito dentro di me che tutto il resto del viaggio sarebbe andato bene. L’ho visto e interpretato come un simbolo di buon augurio.

Questo è quello che può capitare anche a voi facendo scalo a Hong Kong con Cathay Pacific.

Una volta atterrata, in attesa dello scalo ho avuto l’occasione di provare l’elegante Lounge The Cabin di Cathay, dove ho fatto colazione con i noodles (li adoro a ogni ora del giorno, per questo li ho preferiti alla tradizionale colazione intercontinentale, anch’essa disponibile) e dove mi sono rilassata prima del mio secondo volo guardando fuori dalle vetrate a tutta altezza.

Cathay Pacific lounge noodles

E poi, verso le 8 di mattina locali, con la luce di un nuovo giorno mi sono diretta al gate per il volo che mi avrebbe portata in Australia.

Anche questa seconda parte di viaggio è andata molto bene. Per il mio corpo, impostato ancora sul fuso orario locale, era notte fonda, così ne ho approfittato per tirare fuori la mascherina che porto sempre con me, e mi sono messa a dormire nel mio solito posto preferito. Non me ne vogliano coloro che non riescono a dormire in aereo, ma ho dormito circa 8 ore consecutive, svegliandomi solamente per i pasti e per po’ di stretching. Non ci sono state turbolenze e nel mio assetto da sedile 40K sono stata sdraiata per tutto il volo.

Arrivata in Australia, tutto è andato come il volo: alla perfezione. Buddha mi aveva fatto intuire bene.

E come ogni volta, anche questo viaggio è andato, ed è finito troppo presto. Quaranta giorni volati via in un baleno.

Chiaramente, una volta tornata in aeroporto per prendere il volo di ritorno, ho pianto. L’addetta al check-in di Cathay deve avermi vista provata, e spontaneamente mi ha fatto sapere che nel volo avrei avuto un posto vuoto di fianco a me. Mi ha augurato buon viaggio e io sono ripartita.

Fedele al mio 40K, durante il viaggio di ritorno ho guardato fuori dal finestrino per tanto tempo dopo il decollo, per salutare la baia di Sydney, la terra rossa dell’outback e il mare dei Coralli. Poi mi sono messa a riguardare le foto di questo incredibile viaggio, per portarne con me il ricordo di contintente in continente.

Atterrata poi di nuovo a Hong Kong, ammetto di aver pensato di cercare una via di fuga per prolungare in qualche modo il mio viaggio. Ma per fortuna la voglia di noodles ha avuto la meglio, così sono andata a fare uno spuntino nella nuova Business Lounge di Cathay Pacific, The Pier, inaugurata lo scorso anno. Progettata dallo studio londinese Studioilse e incentrata sul tema del benessere, è la più grande lounge Cathay del mondo (più di 3.000 metri quadrati). Mi sono ritrovata, con mia sorpresa, nella Lounge più stupefacente che io abbia mai visto. Oltre alle aree classiche, cioè ristorante, relax e docce, ho attraversato una spettacolare sala da tè che metteva a disposizione degli ospiti pregiate miscele e bevande selezionate per conciliare il sonno in aereo. Il tutto in una stanza arredata come la più raffinata tea house dell’Asia.

tearoom Cathay Pacific lounge The Pier Hong Kong

A seguire sono entrata nel noodle bar, dotato di bancone e di tavoli in pieno stile Hong Kong.

noodle bar Cathay Pacific lounge The Pier Hong Kong

Per finire mi sono rilassata nella Relaxation Room, sdraiata su un enorme divano letto tra separé di legno.

Cathay Pacific lounge The Pier Hong Kong

Nelle altre sale, intanto, c’era chi mangiava al buffet, chi lavorava nelle postazioni di lavoro del Bureau, o chi si rinfrescava con una doccia prima del prossimo volo. Un mondo in movimento, tutto intorno a me.

Dopo un paio d’ore di puro relax ho salutato l’Asia e ho preso l’ultimo volo Cathay verso Milano Malpensa. Come aveva previsto la hostess, ho viaggiato con un posto vuoto di fianco a me. Ho guardato film, ho ascoltato la musica e ho dormito per tutto il volo, riflettendo su quanto il mio viaggio in Australia fosse andato alla perfezione. A partire dal volo di andata, tra arcobaleni e visioni del Buddha.

C’è chi direbbe: a Life Well Travelled.

Questo articolo è stato scritto dopo la mia esperienza di volo con Cathay Pacific verso l’Australia. Cathay mi ha offerto il viaggio e, come sempre, questo è il racconto di ciò che ho vissuto e provato e quelle che ho espresso qui sono le mie opinioni personali.  

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