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Il mio itinerario tra giungla e avventura in Thailandia del nord

Thailandia_Statue Buddha Wat Pho

Ero veramente curiosa di capire di persona come mai la Thailandia fosse chiamata “Paese del Sorriso”. Poi, in una giornata afosa a Chiang Mai, l’ho capito all’improvviso.
Mi trovavo a passeggiare per le vie di questa cittadina nel nord della Thailandia insieme ai miei compagni di viaggio – una ventina di altri italiani che partecipavano con me a questo tour. In una viuzza piuttosto stretta, in un quartiere residenziale, camminavamo lenti occupando tutta la strada deserta. All’improvviso abbiamo sentito un veloce colpo di clacson di un motorino elettrico che era arrivato dietro di noi: ci siamo girati, e abbiamo visto così la donna che lo guidava, che ci sorrideva e che ci chiedeva scusa per il disturbo.
Noi eravamo in mezzo alla strada, non l’avevamo sentita arrivare e le impedivamo il passaggio su una strada asfaltata per i veicoli, e lei ci ha chiesto scusa per aver suonato il clacson per farsi notare.
Ecco, in un rapido momento ho immaginato come si sarebbe svolta la stessa scena in Italia, e ho capito perché la Thailandia è il Paese del Sorriso.
Questo è solo un episodio, ma voglio confessarvi un’altra cosa. Nel mio primo giorno a Bangkok, camminando da sola alla ricerca di un 7 Eleven dove comprare una scheda SIM locale, ho notato che molti passanti mi sorridevano. All’inizio ho incontrato uomini, e ammetto di aver pensato che fossero “marpioni” – ebbene sì! Quando poi lungo la strada mi sono imbattuta in ragazze e bambine altrettanto sorridenti ho capito di aver commesso un grave errore di valutazione. Lo facevano semplicemente per gentilezza, forse perché incontravo il loro sguardo, o forse perché ero palesemente una turista in visita nel loro Paese. E ora ditemi: quante volte vi capita di incontrare passanti che vi sorridono quando incrociate il loro sguardo?

Di certo non posso dire di aver conosciuto la vera Thailandia in un viaggio così breve, ma posso condividere con voi l’itinerario che ho fatto, che mi ha permesso di scoprire un’anima decisamente autentica e un’area meno battuta dal turismo di massa. Se pensate che Thailandia sia solo mare e Phuket, forse apprezzerete quello che state per leggere.


Sono partita da Milano Malpensa per Bangkok con Thai Airways alle 14.05 e sono arrivata a Bangkok alle 6 di mattina, con una giornata intera davanti a me.
Arrivata all’hotel Pullman G – un hotel decisamente moderno, dall’impronta lifestyle, nel vivace quartiere di Silom – ho approfittato della camera già pronta per riposarmi un po’, farmi una doccia e soprattutto godere della vista pazzesca sulla città che non dorme mai. Scegliete una stanza al 26esimo piano se volete questo panorama.

Bangkok vista da camera hotel Pullman G

Dopo un pranzo al sapore d’Oriente nell’hotel, sono partita alla scoperta dell’anima spirituale di Bangkok.
Prima tappa al Wat Traimit, un piccolo complesso templare del Buddhismo Theravada che racchiude la famosa statua del Buddha d’oro. Tra le più amate della Thailandia, questa statua esprime una grande serenità, e si è “rivelata” di recente: nel 1700 era stata ricoperta di stucco per nasconderne il valore ai birmani invasori, e solo nel 1955, in seguito a una caduta accidentale e alla rottura dello stucco, venne di nuovo alla luce l’oro sottostante.

Thailandia_Wat Traimit

Thailandia Buddha dorato Wat Traimit

Non poteva mancare poi una tappa al Wat Pho, il monastero buddhista più antico della città, che custodisce all’interno una maestosa statua del Buddha reclinato. Semplicemente emozionante, ancora di più se ripenso al riecheggiare delle campane tibetane nel cuore di una città così trafficata.

Thailandia_Buddha sdraiato Wat Pho Bangkok

Abbiamo concluso il tour con una visita al variopinto complesso del Wat Benjamabophit, noto come il “Tempio di Marmo”, edificato nel corso del XIX secolo ed esteso su una vasta area.

Thailandia_Wat Pho

Thailandia_Bangkok Wat Benjamabophit

Ho concluso la mia prima giornata in città mangiando un Pad Thai vegetariano in uno dei numerosi ristorantini vicino all’hotel, nella via Soi Silom 20. Ottima per lo street food o per una cena in strada piena di gusto e senza pretese. E la mia cena è costata l’equivalente di 1,50€…

Pad thai

Nel mio secondo giorno in Thailandia, dopo un viaggio in pullman di circa 100 km verso ovest, ho raggiunto Damnoen Saduak, nelle provincia di Ratchaburi. Questa è la località del mercato galleggiante e delle case sull’acqua. Qui ho scoperto i canali rurali a bordo di una veloce motolancia (longtail boat) poi mi sono buttata a capofitto tra gli eccellenti banchetti di street food. Vi consiglio i pancake al cocco e il gelato al cocco con le arachidi, oltre ai noodles da mangiare a bordo del canale, serviti direttamente dalle suggestive barchette. Se volete fare acquisti ricordatevi che è più che lecito contrattare sul prezzo; vi invito invece a non farvi foto con gli animali che vedete in esposizione (serpenti, uccelli, slow loris) perché sono spesso sedati e per soddisfare i turisti vengono costretti a vivere in cattività. Meglio vederli in un tour guidato nella natura, e qui spendere i soldi in piacevoli souvenir…o noodles!

Thailandia_mercato galleggiante Damnoen Saduak

Dopo il mercato galleggiante abbiamo proseguito verso la città capoluogo di Nakhorn Pathom dove ha sede il tempio Phra Pathom Chedi, la cui pagoda è la più alta della Thailandia.

Successivamente ci siamo spostati nella provincia montuosa di Kanchanaburi, dove scorre il leggendario fiume Kwai (si legge QUE). Uno dei ponti che lo attraversa ospitava la storica linea ferroviaria di guerra durante il conflitto tra giapponesi e Alleati. Oggi ci si può camminare sopra, oppure lo si può fotografare dal ristorante galleggiante poco distante.
Proseguendo nel verde del Kanchanaburi siamo arrivati alla stazione ferroviaria di Tham Krasae, per un viaggio sul famoso “treno della morte”. Questo viaggio sul treno è tanto spartano quanto emozionante: dopo la prima tratta sui binari a picco sul fiume ci si inerpica sul versante delle montagne e poi si attraversa la giungla. Per me, una delle esperienze più speciali di questo viaggio.

Thailandia_Ferrovia della morte
Noi siamo scesi dopo circa 40 minuti alla stazione di Tha Kilaen, poi abbiamo raggiunto il fiume per imbarcarci alla volta del River Kwai Resotel, hotel immerso nella vegetazione e raggiungibile solo per via fluviale.

Dopo la notte trascorsa tra i rilassanti suoni della natura siamo ripartiti in motolancia per il Parco Nazionale Sai Yok Yai. Abbiamo raggiunto una chiatta e siamo stati portati poi poco distante per un tuffo nel fiume. Fate anche voi questa esperienza e non tentennate davanti al colore dell’acqua: è stata un’esperienza entusiasmante. Per 10 minuti (naturalmente con un giubbotto di salvataggio) sono stata trasportata dolcemente dalla corrente in mezzo alla giungla thailandese, fino ad arrivare al punto iniziale, dove la chiatta era posizionata, accanto a una cascata. Da provare anche il getto d’acqua fresca sulla schiena!

Parco Nazionale Sai Yok Yai
Dopo il pranzo sulla chiatta siamo ripartiti alla volta di Bangkok: ci aspettava il volo per Chiang Mai, dove siamo arrivati in tarda serata.

Il risveglio a Chiang Mai la mattina successiva è stato indimenticabile. Ci siamo alzati presto per visitare il tempio Wat Phra That Doi Suthep, in cima a una montagna. La nostra visita è iniziata sulla terrazza del tempio, ammirando il panorama di Chiang Mai avvolta nella foschia mattutina. Il complesso si trova a 1000 metri, è pieno di fiori (finti!) ed è un angolo di pace. Tra i monaci di qualsiasi età che camminano tra gli edifici e il suono delle campane del buon auspicio, si respira un senso di quiete e tranquillità. Il cuore del tempio è la stupa dorata, ma gli altri edifici religiosi sono ugualmente maestosi. Un tempio di rara bellezza, che vi consiglio di visitare alle prime luci dell’alba per rischiarare il vostro spirito e la giornata che vi aspetta.

Wat Phra That Doi Suthep
Riscendendo i 300 gradini, siamo tornati al nostro viaggio.

Thailandia_Chiang Mai Wat Phra That Doi Suthep

Nel vicino villaggio di Bo Sang abbiamo potuto conoscere da vicino gli artigiani locali. Sono rimasta piacevolmente colpita dall’incontro con una anziana donna sorridente, che ha passato la sua vita a creare i tradizionali ombrelli di carta di gelso. Non è mai stata a Bangkok; la sua vita è qui.

Thailandia_donna_artigiana_ombrelli

Tornati a Chiang Mai, abbiamo visto il Wat Sri Suphan, forse uno dei templi più particolari che io abbia mai visto: è in argento intarsiato, di abbagliante bellezza…e le donne non sono ammesse. Peccato. Passeggiando abbiamo conosciuto meglio questa città: dal quartiere degli argentieri alle bancarelle di noodles, dalle botteghe artigiane ai giardini nascosti. Non perdetevi una pausa caffè nello splendido Clay Studio Coffee in the Garden, dove potrete sedervi nel verde e rilassarvi tra statue di Buddha. E per pranzo mangiate il tipico Gaeng Hang Lay, una zuppa di curry con succo di tamarindo, curcuma, zenzero, salsa di soia – ottimo anche in versione vegetariana.

L’ultima tappa del nostro itinerario è stata Sukhothai, raggiunta in pullman da Chiang Mai in circa 5 ore.
La mia giornata qui è iniziata alle 6 di mattina perché ho scelto di alzarmi a dare le offerte ai monaci buddhisti.

Thailandia_benedizione_monaci_buddhisti

 

Così per me ha avuto inizio la giornata più emozionante del tour.
Abbiamo girovagato in bici tra le maestose rovine del parco storico di Sukhothai, in un parco tra viali alberati, canali e giardini fioriti.
Mi sono ritrovata a canticchiare tra una pedalata e l’altra, baciata dal sole, in mezzo a rovine di 21 templi del quattordicesimo secolo. Esiste forse qualcosa di più incredibile?
Provatelo anche voi, e notate come sia diversa qui la rappresentazione del Buddha – le influenze khmer e cingalesi si possono notare soprattutto nelle peculiari forme del viso delle statue.

Abbiamo proseguito in bicicletta fino ai quartieri vecchi della città per visitare alcune botteghe artigiane dove tuttora si produce la tradizionale ceramica “Sangkanlok” – perfetta per l’acquisto di souvenir davvero locali.

Poi in pullman abbiamo continuato verso nord, attraversando montagne e risaie, per un pomeriggio all’insegna del turismo sostenibile. Abbiamo conosciuto altri artigiani e visitato antiche case tradizionali di legno dove nella veranda di sotto le donne tessono al telaio, mentre al piano di sopra della palafitta si trova la vera abitazione. E qui oggi i turisti possono anche alloggiare (per meno di 10$ a notte), provando un’esperienza davvero autentica e sostenibile.

camera tradizionale thailandese in legno
Girando il paesino a bordo di un I-te (un classico camioncino per la raccolta della frutta) abbiamo raggiunto un campo di lime, dove abbiamo assaggiato il frutto fresco con un tocco di miele e sale. Delizioso! Poco distante abbiamo anche osservato una donna intenta nella produzione delle bacchette di legno di bamboo con un vecchio macchinario a pedali.
Viaggiando sul retro di un camioncino sulle mulattiere tra campi di mais, mango e banane, mi sembrava di essere tornata bambina, quando vivevo in campagna. Un’emozione impagabile.

Questa zona della Thailandia è rinomata anche per le tradizioni gastronomiche. Non perdetevi un pasto nella “trattoria” di Nonna Thiang: i piatti tipici sono a base di farina di riso e troverete anche molte versioni vegetariane. Decisamente succulente e autentiche (a differenza del Pad Thai). E già solo il sorriso della nonnina vale il viaggio, ve lo assicuro.

piatto tipico thailandese con farina di riso

donna thailandese Nonna Thiang

Dalle campagne di Sukhothai ci siamo diretti verso l’aeroporto – dove il gate è all’aria aperta, in mezzo a piante di orchidee – e con un volo Bangkok Airways siamo rientrati nella capitale.
Ultima notte in città – passata nel quartiere di Silom, tra le bancarelle del Night Market, poi all’hotel Holiday Inn Silom.
E una settimana è già volata via. Sette giorni di stupore e scoperta di quella che, penso, sia uno dei lati più autentici della Thailandia. Ben al di là dello stereotipo di mare e Phuket.
Mi porterò nel cuore i sorrisi delle artigiane, i gusti forti e freschi della cucina del nord, il verde rigoglioso della giungla.
E ripenserò alla Thailandia ogni volta che sentirò tintinnare la campanella buddhista che ho in giardino.

Informazioni sul mio viaggio nel nord della Thailandia

Questo itinerario è durato una settimana, ma vi consiglio di cuore di dilatare i tempi se volete godervi con calma ogni esperienza e ogni tappa. In questo viaggio ho avuto modo di conoscere uno dei rappresentanti del tour operator Amo il Mondo (specializzato nel sud-est asiatico), che tra gli altri pacchetti vende proprio questo itinerario, perciò se volete ripercorrere le mie orme ma non volete farlo in solitaria vi consiglio di affidarvi a questo operatore. Uno dei motivi per cui vi faccio questo nome è anche perché so per certo che sconsiglia e non offre attività insostenibili come il tour a dorso di elefante.

Per quanto riguarda il volo, Thai Airways oggi offre ogni settimana 4 voli da Milano e 4 da Roma. Ma a partire dal 3 Gennaio 2018, si potrà volare non-stop da e verso la Thailandia 5 volte alla settimana: da Milano, ogni lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e sabato. Per chi non può partire da Milano o Roma, è attivo un collegamento via Francoforte.

A bordo è possibile connettersi a pagamento con la wifi dell’aereo. In più, la compagnia sta introducendo nella flotta 12 nuovi Airbus A350-900, con spazi più ampi, cabine più alte e una maggiore insonorizzazione.

Questo viaggio mi è stato offerto dall’Ente del Turismo della Thailandia in collaborazione con Thai Airways. Ho scelto di raccontare la mia esperienza perché volevo condividere con voi il mio itinerario e le mie impressioni. Nessuno mi ha chiesto un’opinione forzata e, come sempre, le opinioni sono mie e sono sincere.

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