Search for content, post, videos

Passeggiando per Milano segreta: San Bernardino alle Ossa

Parete dell'Ossario di San Bernardino alle ossa

Nel cuore di Milano si nasconde uno dei luoghi più sorprendenti e inquietanti della città. Io che sono nata in questa città, ne ho sentito parlare tante volte, ma ancora non avevo trovato l’occasione per visitarlo. Si trova in piazza Santo Stefano. Non nella chiesa più grande, ma in quella più piccola nascosta dagli alberi sulla sinistra: l’Ossario di San Bernardino alle Ossa.

Cosa la rende tanto particolare? Le decorazioni delle pareti del suo ossario sono esattamente ciò che sembrano: teschi e ossa umane. Disposte sul cornicione e incastonate tra le nicchie, adornano i pilastri e fregiano le porte, in un motivo decorativo dove il macabro si fonde con la grazia del rococò. È un luogo enigmatico e, nello stesso tempo, inquietante grazie alla sua storia avvolta da episodi sinistri.

Le origini dell’Ossario di San Bernardino

La lunga storia di questo luogo è stata segnata da episodi di morte e distruzione a cui sono seguiti ricostruzioni e onori. Così San Bernardino alle ossa resiste ancora insieme alle sue spoglie mortali che osservano in silenzio fedeli e turisti quasi a voler far riflettere sulla caducità della vita.

Le origini del complesso di San Bernardino risalgono al 1127, quando il cittadino milanese Gottifredo de Busseri fondò l’Ospedale di San Barnaba in Brolo, che divenne il terzo rifugio per trovatelli della città. Si aggiunse poi, nel 1150, l’Ospedale di Santo Stefano alla ruota. Davanti alla basilica di Santo Stefano Maggiore venne edificato un cimitero per accogliere i corpi dei defunti. La capienza del cimitero si dimostrò ben presto inadeguata per le esigenze dell’annesso ospedale. Per questo, nel 1210 venne costruita una camera destinata ad accogliere le ossa provenienti dal cimitero.  Nel 1269, di fianco a questa costruzione, sorse la una piccola chiesa che fu dedicata a Maria Addolorata e ai santi Ambrogio e Sebastiano. Nel XV secolo il santuario venne dedicato a San Bernandino da Siena a cui si ispira l’ordine Disciplini. Non a caso, l’uso dell’edificio fu concesso proprio a questa confraternita monastica.

Con i cappucci dotati solo di due fessure per gli occhi, saio di lana aparto sulla schiena e il teschio appeso al cordone, questi monaci di certo non passavano inosservati. La loro dottrina si basava sul culto dei morti e sull’autoflagellazione con cui accompagnavano le loro preghiere. È stato il loro ordine a custodire l’ossario dell’ospedale del Brolo e la piccola chiesa annessa quando, nel 1642, il campanile di Santo Stefano crollò trascinando entrambi gli edifici nella distruzione. Al momento della ricostruzione i Disciplini decisero di ricostruire la cappella-ossario in uno stile unico e memorabile.

L’ Ossario di San Bernardino alle Ossa: tra il fascino macabro e la grazia del rococò

Entrando nella chiesa e percorrendo il corridoio sulla destra si accede all’ossario. Nella volta risiede l’affresco di Sebastiano Ricci Trionfo di anime in un volo di angeli”, che ritrae l’ascensione delle anime purganti al Paradiso. La suggestiva situazione, rende la stanza come un vero angolo del Purgatorio. Le pareti e i soffitti sono ricoperti da centinaia di teschi e ossa, declinato con uno stile che strizza l’occhio all’ottocentesco stile rococò: teschi, omeri, tibie, femori si alternano come tetri e ricchi ornamenti. In ogni singolo dettaglio, i resti di antichi scheletri si incaricano di ricordarci la caducità della vita.

La cupola dell'Ossario di San Bernardino alle Ossa

Particolare della volta affrescata dell’Ossario di San Bernardino alle Ossa [Foto di Valeria Passaretta]

Da dove vengono tutte le ossa contenute nell’Ossario di San Bernardino?

La leggenda vorrebbe che queste ossa provenissero dai martiri cristiani, uccisi dagli eretici ariani prima di Sant’Ambrogio. L’ipotesi ancora più probabile è che provengano dal vecchio cimitero dell’ospedale del Brolo, quando venne soppresso nel 1652 su decisione dell’Ospedale Maggiore (che oggi è la vicina Università Statale).

Raccogliendo le ossa dei defunti nell’ospedale, dei propri confratelli e dei canonici di S. Stefano, i Disciplini ricoprirono le pareti del nuovo ossario con la più macabra delle decorazioni che è poi quella che possiamo ammirare ancora oggi.

Se lo scopo era quello di impressionare, riuscì senz’altro. L’ossario attirò grande venerazione tanto che quando lo visitò Giovanni V, Re del Portogallo, ne rimase talmente colpito da farne costruire uno simile a Evora vicino a Lisbona: la Capela dos Ossos. Negli anni seguenti, l’afflusso dei devoti aumentò talmente che la piccola chiesa a fianco venne ampliata, erigendo l’attuale San Bernardino. Oltre all’ossario anche la chiesa merita attenzione.

Particolare dell'Ossario di San Bernardino alle Ossa

Dettaglio dell’Ossario di San Bernardino alle Ossa [Foto di Valeria Passaretta]

La chiesa di San Bernardino alle Ossa

La chiesa dell’Ossario di San Bernardino alle Ossa è un grazioso edificio barocco. Alla destra della cappella sono sepolti alcuni discendenti di Cristoforo Colombo: lo stemma sulla cornice laterale è proprio quello del noto esploratore e così il motto di famiglia “Colon diede il nuovo mondo alla Castiglia e al Leon”. Sul pavimento, al centro della chiesa, si trova una grata di ferro. Guardando con attenzione, si possono vedere i gradini che scendono nei sotterranei e che portano al sepolcro dei Disciplini: una grande cripta a forma di pentagono irregolare, sui cui lati sono disposte ventuno nicchie. Queste ultime formano dei sedili di pietra dove venivano posti i corpi dei fratelli defunti. Era questo il processo di mummificazione per i Disciplini: il corpo veniva posto a sedere nella nicchia, avvolto nel proprio saio e senza altro ornamento che una tavoletta a indicare il nome, col cappuccio calato per nascondere il volto; appositi fori nella pietra permettevano la fuoriuscita dei liquami dal corpo e così il cadavere veniva lasciato a essiccare.

San Bernardino alle Ossa: curiosità e leggende

Non sorprende che attorno a un luogo tanto tenebroso circolino leggende e storie di spiriti. A chi appartengano realmente i resti che decorano l’ossario? Credenze religiose e suggestioni nei secoli hanno ipotizzato varie storie: una racconta che siano le ossa di martiri cristiani guidati da Sant’Ambrogio in battaglia contro gli ariani e morti sul campo. Un’altra sostiene invece che appartengano ai milanesi uccisi dai goti di Uraia nel 539 d.c. Il saccheggio di Uraia fu uno dei colpi più duri che Milano subì all’epoca delle invasioni barbariche.

Se le ossa di San Bernardino sono state attribuite a cristiani uccisi dagli ariani un motivo c’è. La tradizione vuole che proprio in piazza Santo Stefano si tenne una feroce battaglia tra i due schieramenti. Durante lo scontro sarebbe avvenuto un miracolo: il sangue cristiano si sarebbe separato da quello degli ariani per condensarsi in una grande ruota, che rotolando sarebbe andata a posarsi contro la porta di Santo Stefano. Da qui l’antica denominazione della chiesa: Santo Stefano Ad Rotam Sanguinis.

Un’altra leggenda narra che sulla sinistra dell’altare dell’ossario giaccia lo scheletro integro di una ragazzina. La notte di Ognissanti questa prenderebbe vita e, trascinando con se gli altri scheletri magicamente ricomposti, darebbe inizio a una danza dei morti. Se vi trovate nei paraggi il secondo giorno di novembre potrebbe capitare di sentire chiaramente il sinistro rumore delle ossa che battono nella frenesia del ballo.

Secondo me è uno dei luoghi più sorprendenti di Milano che merita davvero una visita. Venite a visitarlo al mattino presto o verso sera, per evitare di trovare troppi turisti e perdere quell’atmosfera mistica. Un altro consiglio che mi sento di dare, da una che si lascia suggestionare facilmente, è di non venirci da soli.

Quando terminerete la visita, concedetevi un aperitivo da Colibrì: un posto incantevole per scrollarsi di dosso l’alone spettrale che questa visita sicuramente vi lascerà.

Informazioni per la visita dell’Ossario di San Bernardino alle Ossa.

Se volete visitare l’ossario è aperto dalle 8.00 alle 18.00 in settimana. Il sabato l’apertura è alle 9.30 mentre lo trovate chiuso la domenica. La visita è gratuita.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leggi articolo precedente:
Un momento del Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel
Michelangelo e la Cappella Sistina: uno show racconta il capolavoro

Siete stati a Roma di recente? Io sono sempre molto critica con la mia città ma devo dire che ultimamente...

Chiudi