Search for content, post, videos

Lanzarote: che cosa vedere, dove mangiare e dove dormire

Isola Graciosa di Lazarote

La prima cosa che mi ha colpito quando mi sono guardata attorno a Lanzarote è stato il paesaggio, nonostante avessi “studiato” e sapessi che l’isola è di origine vulcanica, non mi aspettavo quello che ho visto.

Le montagne sono di colore scuro, a volte marrone, a volte rosso cupo, con qualche striatura giallo. La terra è quasi per la maggior parte nera e tutto quello che l’uomo ha creato spicca per contrasto su questo sfondo. Le case sono bianche con infissi verdi, basse e con tetti piani, le coltivazioni di aloe, fico d’india e vite risaltano quasi brillando sulla terra lavica. E poi c’è l’oceano , l’Atlantico, con le sue acque color blu profondo.Ma questa si è rivelata ben presto una generalizzazione perchè ogni cosa che ho visto a Lanzarote è unica e diversa, un po’ come il tempo atmosferico che la caratterizza: varia di zona in zona e di ora in ora.

Dove dormire e come muoversi a Lazarote

L’ideale quando cercate alloggio è posizionarvi più o meno nel centro dell’isola così che tutto sia più o meno raggiungibile. Io ho soggiornato vicino all’aeroporto e alla capitale.  Considerate che l’isola va visitata in auto, quindi mettete in conto che qualsiasi tipo di alloggio e posizione sceglierete, avrete comunque bisogno di noleggiare un veicolo. Poco conta se dormirete in una urbanizzazione, in un paesino o in mezzo al nulla: l’automobile sarà imprescindibile. Io ho noleggiato l’auto presso Fuerteventura Turismo Car, un’agenzia che opera a Lanzarote con cui mi sono trovata molto bene.

Cesar Manrique

Così come Barcellona ha Gaudì, Lazarote ha Cesar Manrique. Artista originario dell’isola, dopo aver viaggiato per il mondo, decise di ritornare a casa e attivarsi per difenderla dall’edilizia senza gusto e senza freni, orientata al consumo turistico che stava prendendo piede e minacciando
la sua bellezza. Promosse numerose proteste. Si fece portavoce di un movimento per il rispetto e la valorizzazione di Lazarote. Grazie al suo genio artistico progettò e decorò luoghi sempre ponendo al centro la natura e il paesaggio, in modo che il suo intervento si fondesse con essi senza cambiarne l’aspetto, in perfetta armonia.

Che cosa vedere a Lazarote?

Per comodità ho diviso gli itinerari in base alle zone dell’isola. Preciso che sto descrivendo solo cose che ho visto e che il periodo della visita è stato prima metà di giugno 2018.

Itinerario 1: la zona centrale

Arrecife è la capitale dell’isola e se arrivate in aereo, atterrerete qui. Città più sviluppata dell’isola ma non per questo è caotica, offre una bella passeggiata lungomare, playa del Reducto, attraversando il Puente de las Bolas, alias il ponte fortificato per accedere all’isola. Facendo tappa al castello di San Gabriel (entrata 3 euro), potrete visitare anche il Museo di Storia: soluzione ideale  se volete approfondire l’identità di quest’isola. Per la cena, consiglio la zona del Charco de San Gines e, nello specifico, i ristoranti La Bulla e il Malecon: entrambi offrono un menù con piatti semplici a  prezzi onesti.

Altro punto pittoresco, lungo la via pedonale nel centro della città, è l’edificio della Recova, una volta mercato, conserva ancora la costruzione originaria in legno verde e pareti bianche. Da non perdere è una visita alla Fondazione Cesar Manrique: nata come casa dell’artista e trasformata con il tempo in Fondazione per raccogliere molte opere di altri artisti famosi come Picasso, attualmente ospita le creazioni di Manrique.
La particolarità di questa costruzione sta nella capacità di aver saputo sfruttate alcune cavità (los jameos) e corridoi creati dai gas vulcanici e dalla lava, realizzando stanze, zone di relax e riposo con interventi davvero minimi.  Il costo dell’ingresso è di 15 €, ma con lo stesso biglietto si può accedere anche alla Casa di Cesar Manrique ad Haria.

Teguise è stata la vecchia capitale nel periodo in cui la pirateria era una minaccia ed era meglio posizionarsi verso l’interno dell’isola. Si tratta di un paesino che incanta con le sue casette basse.

A pochi chilometri da Lazarote sorge la cittadina di Teguise

Teguise, paesino a pochi chilometri da Lanzarote. [Foto di Chiara Basato]

A venti minuti da questo paesello c’è la spiaggia di Famara e la sua Caleta ovvero il paesino di pescatori.
La spiaggia di Famara, amata da Cesar Manrique, è lunga circa 3 km. Per la sua struttura morfologica, la sua superficie bagnata dall’acqua regala riflessi spettacolari. Patria indiscussa dei surfisti e del vento, è il posto ideale anche per un piacevole passeggiata.
Caleta de Famara oggi ospita negozi dove noleggiare surf (attività praticata nella spiaggia grazie al forte vento) e alcuni bar ristoranti, ma non ha perso il suo spirito semplice. Se siete nei paraggi per pranzo vi consiglio il ristorantino El Rincon de la Abuela dove potete assaggiare come dolce una mousse di gofio unica.

Spiaggia di Famara a Lanzarote

La bellissima spiaggia di Famara [Foto di Chiara Basato]

Itineraio 2: la zona vulcanica a sud

Una tappa che sicuramente non può mancare è il Parco Nazionale del Timanfaya: raggiungibile in auto, man mano che ci si avvicina ci si rende conto del paesaggio che vi aspetta. Una volta giunti all’ingresso e dopo aver parcheggiato, si sale su un autobus da cui non si scende mai durante il percorso molto tortuoso. Un consiglio: sedetevi sul lato opposto al conducente, per apprezzare davvero il paesaggio. Viene trasmessa un’audioguida in spagnolo, inglese e tedesco per spiegare alcuni dei punti principali di interesse dove poi si fermerà il bus per permettere ai visitatori di fare foto.

Dopo il giro, che dura quaranta minuti circa, verrete invitati nel piazzale per assistere ad alcuni esperimenti, ossia fenomeni possibili grazie alla natura delle pietre e del suolo della zona vulcanica. All’interno del Timanfaya ci sono un bar e un ristorante panoramico, El Diablo, e un negozio di
souvenir. L’ingresso costa 10 euro e accettano solo contanti.

Scendendo la costa del Parco del Timanfaya, ci sono alcuni punti in cui vale la pena fermarsi. Uno di questi è sicuramente il Charco de los Clicos, visibile da una passerella rialzata. Si tratta di una laguna verde in netto contrasto con la spiaggia di sabbia nera che la circonda. Zona bellissima soprattutto per fare foto, si può anche scendere, attraversare una baia pittoresca e raggiungere la spiaggia. L’ingresso è gratuito e c’è la possibilità di parcheggiare senza problemi.

Los Hervideros, invece, è un’altra tappa da non perdere lungo la costa. Caratterizzata da sontuose formazioni di scogli,  anche questa zona è gratuita e con un parcheggio: vi consiglio di lasciare la macchina e di fare un breve percorso fatto di scalini e sentieri proprio lungo gli scogli, tutto in totale sicurezza.

Janubio è una delle spiagge con sabbia nera più belle. Ci si può fermare un attimo perchè è dotata di parcheggio. Da lì, si gode di una vista delle Salinas, benchè la migliore per fare foto sia dall’alto, lungo la strada, in un mirador apposito che regala un panorama di 360 gradi.

Itinerario 3: le spiagge del sud e la Geria

Le più belle spiagge di Lanzarote sono al sud e, precisamente, sono le spiaggie del Papagayo: uno spazio naturale protetto al quale si accede percorrendo una strada non asfaltata un po’ dissestata dopo aver pagato 3 euro all’ingresso. Le spiaggie che possiamo definire delle vere calette sono: Playa Mujeres, El Pozo, Caleta del Congrio, Puerto Muelas e El Papagayo. Tutte dotate di parcheggio, queste non sono attrezzate: non ci sono bar o punti di ristoro, ad eccezione della spiaggia del Papagayo dove ci sono un bel chiringuito e un ristorante con impressionanti viste sulla costa. Attraverso alcuni percorsi è possibile visitare tutta la punta e vedere dall’alto tutte le spiagge. Nonostante non siano dichiaratamente spiagge nudiste, si possono incontrare persone che prendono il sole senza il costume. Sempre al sud c’è la famosa Playa Bianca, una zona residenziale elegante con spiaggia attrezzata e dotata di tutti i comfort.
La zona di coltivazione di vigneti si chiama La Geria che si estende tra i paesi di Yaiza e Tinajo: uno spazio naturale protetto che prende il nome dalla tecnica di piantagione delle vigne. Per riparare le piante dal vento, si creano dei buchi nel terreno in modo che la pianta risulti in dislivello rispetto al suolo e attorno si costruiscono dei muretti di pietra. Risulta molto bello vedere il contrasto del nero della terra e il verde delle
piante. Lungo la strada sorgono numerose cantine che vendono vino e formaggio.

Itinerario 4: la zona nord

La parte Nord dell’isola è quella che offre la concentrazione di più cose da vedere, come Jameos del Agua un’altra delle meravigliose creazioni di Cesar Manrique, forse la più originale. Sfruttando alcune cavità create dai gas vulcanici, l’artista ha creato davvero un luogo magico. Nella prima parte del percorso ci si addentra in una grotta naturale che ospita un lago nelle cui acque vive una specie di granchio albino e
cieco unica al mondo; all’interno della caverna troviamo un ristorante attivo di giorno e di sera. Poi il jameo si apre in un’oasi con piscina, pavimenti di un bianco immacolato che contrasta col nero della roccia vulcanica e piante esotiche. Inoltre si può visitare la Casa dei Vulcani, un centro scientifico che ospita una mostra permanente ricca di informazioni sui vulcani dell’isola e del mondo, un bar con vista sul giardino e un auditorio ricavato nell’interno di una grotta vulcanica e utilizzato per spettacoli e concerti serali. Si tratta di un posto talmente particolare ed originale che è difficile descriverne la bellezza. Ogni zona ha la sua caratteristica e ogni intervento si fonde perfettamente con il paesaggio come voleva l’artista autore. La natura e la creatività umana hanno dato vita a un gioiello architettonico unico al mondo. L’ingresso è di 9,50€, con sconto del 20% a partire dalle h15.00, ma c’è la possibilità di comprare un biglietto cumulativo per più luoghi da visitare.

Cuevas se los Verdes è un emozionante e avventuroso viaggio nel centro del vulcano. Queste grotte devono il loro nome a una famiglia di contadini che in passato si rifugiava qui per riposare. L’intervento umano è minimo, giusto per rendere sicuro e illuminare il percorso. Si tratta di una camminata di un chilometro in quello che era il letto di lava del Monte Corona e che, al raffreddarsi in superficie, ha creato delle caverne. Il percorso è piacevole, ma non per tutti: ci sono scalini, luci soffuse e in qualche passaggio è necessario accucciarsi.
La visita è guidata, in spagnolo e inglese, e risulta molto interessante. L’ingresso è di 9,50 € con sconto del 20% a partire dalle h15.00, ma anche qui c’è la possibilità di comprare un biglietto cumulativo

Ulteriore opera di Cesar Manrique è il Mirador del Rio che si erge di fronte all’isola de La Graciosa e, grazie alla sua posizione, offre un panorama mozzafiato. Il Rio è appunto quella fascia di mare che divide Lanzarote dall’isola minore. Il Mirador offre due zone aperte e una zona chiusa con grandi vetrate, una caffetteria con viste uniche e un negozio di souvenir. Risulta letteralmente scavato nella montagna e completamente mimetizzato nella roccia mentre gli interni sono accoglienti come se fosse una dimora. L’ingresso è di  4,75 €, ma anche qui c’è la possibilità di comprare un biglietto cumulativo per più luoghi da visitare.

La casa museo Cesar Manrique dell’artista è costruita secondo lo stile delle abitazioni tradizionali dell’isola, coerentemente all’idea dell’artista che la sua terra non andasse snaturata, ma valorizzata. Gli interni sono rustici ed eleganti al tempo stesso: stanze da letto, bagni , saloni arredati con
design anni ’60 e numerosi pezzi esotici provenienti dai viaggi di Cesar. Concludono la visita la piscina e il suo studio-laboratorio. Il valore di questa casa è che si respira la presenza dell’artista: è come se fosse tutto pronto ad un suo ritorno.  L’ingresso costa 15 euro e vale il biglietto cumulativo con la Fondazione Cesar Manrique.

La casa museo si trova a Haria, paesino molto caratteristico e tranquillo, circondato da vigneti.

Itinerario 5: Orzola e l’Isola de La Graciosa

Nella punta più estrema a nord di Lanzarote, si trova la cittadina di Orzola, da cui partono i traghetti per l’isola de La Graciosa. Consiglio di fare una breve tappa per visitare la spiaggia del Caleton Blanco, una delle più belle e particolari dell’isola.

L’isola de La Graciosa merita un discorso a parte. A me è piaciuta davvero molto: mi ha conquistata e non posso che consigliarne la visita. Per comodità, mi sono fermata due giorni, in modo da poterla vedere bene con calma. Si tratta di un’isola piccola e poco popolata e per questo gli spostamenti sono un po’ complessi. Ho optato, per questo, per dormire una notte e prenderla con calma.

Playa de las Conchas a Lanzarote

Playa de las Conchas a la Graciosa di Lanzarote [Foto di Chiara Basato]

Innanzitutto partendo da Orzola si hanno due opzioni di traghetto: Lineas Romero e Biosfera Express, entrambe stesso prezzo per l’andata e ritorno ovvero 20 euro, entrambe offrono dei parcheggi dove lasciare la macchina e più o meno entrambe gli stessi orari (un traghetto ogni
ora, con una differenza di mezz’ora tra le compagnie). In pratica potete scegliere in base all’ora di arrivo la prima imbarcazione che parte. Io ho viaggiato con Biosfera Express e mi sono trovata bene.
Attenzione: i primi minuti di navigazione sono un po’ movimentati. Per questo evitate di catapultarvi subito fuori a fare foto: meglio attendere che il tragitto si stabilizzi un po’.
Si arriva a Caletta del Sebo che, assieme a Pedro Barba, è l’unica zona abitata dell’isola. Si tratta di un grazioso paesino senza asfalto con alcuni ristoranti, supermercati, negozi per noleggio bici, bar. Le case sono tutte bianche, basse con tetto piatto e gli infissi blu o verdi. Molto pittoresca la zona della spiaggia a sinistra del porto. Pedro Barba, invece, è una zona semplicemente residenziale abbastanza isolata a est dell’isola.

La Graciosa è una Riserva Naturale e per rispettarne l’ecosistema, non circolano automobili fatta eccezione per le Jeep 4X4 degli abitanti e dei taxi che organizzano tour. Ci sono diversi modi per esplorarla: a piedi, in bici (noleggio 10/15 € a bici) o scegliendo appunto questi itinerari organizzati
(prezzo variabile in base al percorso, minimo circa euro 20 a testa) che ti portano di spiaggia in spiaggia o ti lasciano lì per un tempo pattuito e poi vengono a recuperarti. Voglio essere estremamente sincera in merito: l’isola non è grande, ma alcune distanze a piedi possono rivelarsi pesanti soprattutto sotto il sole cocente e in un paesaggio arido. Non ci sono punti di ristoro nè lungo i percorsi nè nelle spiagge. Anche la scelta della bici (quella per cui ho optato) non è così semplice: le strade sono dissestate, piene di buche e sassi, ci sono molte salite e molti pezzi coperti di sabbia e
spesso l’unica opzione è scendere dalla sella e portarla a mano. Non è permesso uscire dai sentieri segnalati e per raggiungere le spiagge bisogna lasciare la bici presso le apposite rastrelliere. Se siete dei ciclisti di mountain bike esperti potete farlo senza alcun problema (a parte dove c’è sabbia). In caso contrario risulta complicato. La terza opzione, quella dei taxi, mi sembra attualmente la migliore.

La visita dell’isola si può dividere in due itinerari:

Caleta de Sebo- Playa de las Conchas- Playa Ambar- Pedro Barba : per cui consiglio il taxi  per chi prende la bici : la zona di sentiero impraticabile perchè con sabbia è la parte costiera da prima di Playa Ambar al bivio di Pedro Barba);
Caleta de Sebo- Playa del Salado- Playa Francesa- Playa de la Cocina: per cui consiglio andare a piedi o in taxi fino a dove possono arrivare;, è una lunga passeggiata tra le dune e lungo la costa, ma regala bei panorami e attraversa spiagge idilliache.

La spiaggia de Las Conchas e quella de La Cocina (una caletta sotto la Montaña Amarilla) sono le spiagge più belle dell’isola: credetemi sono una cosa spettacolare, ripagano di tutta la fatica per raggiungerle.
Se vi fermate a dormire più notti potete affittare un appartamento, ma se invece prevedete un solo pernottamento o due vi consiglio l’affittacamere El Varadero giusto di fronte a dove si approda con il traghetto (contatto S.ra Margarita tel. 0034 609758766): camere spaziose pulite con vista al mare. Per cenare vi consiglio il ristorante Girasol (av. Virgen del Mar 99), con vista porto e arredato in stile navy moderno, con terrazza fuori, qui ho assaggiato le lapas, amore al primo morso! Per la colazione, sempre lungo il porto, c’è un forno ben fornito di pane, dolci e panini pronti e alcuni bar.

Quali sono i piatti tipici di Lazarote?

A Lanzarote si mangia molto bene. Un consiglio: evitate di cercare piatti spagnoli tipici della penisola come paella, pulpo a la gallega, bravas e concentratevi sui piatti tradizionali dell’isola. La varietà di pesce e molluschi è notevole: presentati e accompagnati da salse, alla piastra o al forno. Alcuni nomi non vi suoneranno perchè sono particolari dell’isola: la sama per esempio è una specia di dorata, il cherne (cernia , la vieja (pesce pappagallo, tipico delle Canarie). Tra i molluschi vi segnalo le mie adorate lapas (crude o alla piastra) pescate direttamente dagli scogli, il pulpo (piovra) spesso preparato in forma di minestra con ceci, fagioli o lenticchie, patate e i chocos che sono delle seppie (fritte o alla piastra).

Una menzione speciale la merita il mojo, un tipo di salsa che accompagna pesce, carne e verdure in due differenti varianti: mojo picon (o rojo o colorado) a base di peperoncino e quindi piccante (c’è anche in versione “suave”) e il mojo de ajo a base di aglio, coriandolo e prezzemolo fresco (quindi di color verde). Se volete portalo a casa lo trovate in molti negozi di souvenir o al supermercato. Ci sono poi le “papas arrugadas” offerte come antipasto o contorno, patate piccole e tonde bollite nell’acqua di mare con la buccia, fino a che l’acqua assorbendosi del tutto lascia cristalli di sale sulla loro superficie: normalmente si mangiano con il mojo.

Il più tradizionale e originale piatto della cucina di Lanzarote è il gofio, che ha radici molto antiche e che sfortunatamente non è facile trovare nelle zone turistiche. Si tratta di un patè a base di farina di grano tostato o mais, che accompagna zuppe e minestre. Il gofio poi viene utilizzato come ingrediente di altri piatti: lo ritroviamo, per esempio, come base per mousse (assieme a miele, panna, latte condensato).
Tra i formaggi e le carni vanno per la maggiore quelli di capra, animale presente sull’isola e, tra i piatti, vi consiglio il formaggio fresco fritto accompagnato da marmellate.
Per quanto riguarda i vini,  purtroppo la produzione non è tale da esportare vino fuori dall’isola e renderlo così più conosciuto; nonostante tutto se avete occasione di passare per alcune cantine (ce ne sono una ventina) o volete assaggiare un vino tipico al ristorante, sappiate che il più
diffuso è la Malvasia. Di seguito alcuni suggerimenti di ristoranti, se siete in zona:

– a Playa Honda , ristorante “Casa Tere” Calle Ctra. De las Playas 40, 35509 Playa Honda (lungomare) con tavolini fuori e un bel ambiente all’interno, cucina tradizionale di Lanzarote.
– a Playa de los Pocillos, se avete voglia di italiano verace vi consiglio “Sapore d’Italia” Av. De las Playas, Centro Comercial Jameos Playas Local 90, 35510 Tias, terrazza con viste sulla spiaggia;
– a Nazaret, ristorante “Balague” (una volta casa di Omar Sharif) Calle Los Loros n.2 35539 Nazaret (seguite le indicazioni per il museo Lagomar) ristorante all’interno di un vulcano, location fantastica e cucina elaborata con prezzi medio alti; accanto c’è il bar “La Cueva”(spettacolare perchè scavato nella montagna: ottimo per drink, cocktail e musica.

 

Articolo scritto da Chiara Basato.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leggi articolo precedente:
Panorama dalla crociera
Andare in crociera: tutto quello che non vi hanno mai detto

Tra tutte le vacanze che avrei mai pensato di fare nella vita una crociera non c’era. Sì, perché di solito...

Chiudi