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A caccia di tartufi a Savigno

Piatto di "uovo all'amerigo" con tartufo di Savigno, sullo sfondo l'affresco di Gino Pellegrini.

È tra i cibi più cari al mondo e anche tra quelli più affascinanti perché va trovato, scoperto, ripulito, annusato e, infine, cucinato. È il tartufo o “Tuber Micheli”, un fungo ipogeo ovvero che vive sotto terra a forma (sempre diversa) di tubero.

Serena che tiene tra le mani uno dei più grossi tartufi di Savigno.

Serena e il tartufo bianco da 300 gr [Foto di Serena Fregni]

Conoscerlo più da vicino è un’esperienza straordinaria perché si scopre la filosofia e la passione che risiede dietro al prodotto. Se volete vivere questa esperienza in prima persona basta andare a Savigno, un piccolo comune immerso in Valsamoggia nel bolognese, famoso proprio per il suo tartufo che è apprezzato in tutto il mondo.

In queste terre, grazie a Bologna Welcome, il portale ufficiale della città dedicato al turismo, si può passare una giornata molto interessante e scoprire curiosità inerenti al tartufo, sperimentando anche la “caccia” e l’assaggio.

Appennino Food: il primo approccio con il tartufo

Il primo step del pacchetto di Bologna Welcome inizia da Appennino Food, l’azienda con sede a Savigno, creatrice di prodotti al tartufo. Una piacevole scoperta perché Luigi Dattilo, presidente dell’azienda è un vero imprenditore, che mette il cuore e la passione nel suo lavoro, tanto da dispensare a noi ospiti sin da subito tantissime curiosità e aneddoti sul tartufo.

Luigi Dattilo proprietario di Appennino Food, mostra il tartufo di Savigno più grande

Luigi Dattilo ci mostra il tartufo più grande che abbia mai trovato [Foto di Serena Fregni]

Un vero conoscitore del tartufo che negli anni novanta da Casalecchio di Reno, un paese alle porte di Bologna, ha dato il via all’attività. Negli anni è diventata poi una realtà consolidata: l’ azienda oggi ha uffici in tutto il mondo ed è ancora in una fase di forte espansione.

Oltre alla produzione di deliziosi prodotti al tartufo, l’azienda crea anche altre prelibatezze come i sughi al ragù, alle verdure e ai  funghi. Una delle curiosità che ci racconta Luigi è che Appennino Food detiene il record per il tartufo più grande (tuber magnatum pico) dal peso di 1,483.596 grammi.

I percorsi ideati permettono a visitare l’azienda, ma anche di imparare tutto su dove cresce e come cercare il tartufo con il cane: Luigi, infatti, a 17 anni ha iniziato proprio così.

Come dare la “caccia” al tartufo

La parte più divertente del tour è stata uscire a “caccia” di tartufi. Insieme a Maurizio, tartufaio, e la simpatica Macchia, una piccola cagnolina di razza Lagotto e grande scovatrice di tartufi, da Appennino Food ci siamo spostati ai boschi di Savigno.

Maurizio è stato un ottimo insegnante e ci ha spiegato le due regole fondamentali da sapere prima di intraprendere il giro: le cinque piante dove si sviluppa il tartufo che sono tiglio, quercia, pioppo bianco, carpino e nocciolo e la razza del cane deve essere preferibilmente Lagotto.

Maurizio il tartufaio con la cagnetta Macchia prima di iniziare la caccia ai tartufi di Savigno.

Maurizio, il tartufaio, con la sua cagnetta Macchia [Foto di Serena Fregni]

Maurizio va spesso con Macchia in giro per tartufi e ci racconta anche i cani vivono l’addestramento come un momento di divertimento perché la caccia si svolge all’aria aperta in mezzo al verde ma soprattutto perché, dopo aver trovato la preziosa pepita, arriva sempre il premio: un croccantino o, ancora meglio, un piccolo pezzo di mortadella.

La caccia è una parte fondamentale della ricerca del tartufo: si rispetta l’ambiente e anche gli altri tartufai, cercando di andare d’accordo. Il segreto? È trovare una zona ricca di tartufi che nessuno conosce e soprattutto creare un legame stretto con il proprio amico a quattro zampe.

A cena dall’osteria Amerigo 1934

Giunta la sera, abbiamo avuto l’opportunità di degustare i prodotti locali e i vini biodinamici di Orsi – Vigneto San Vito. Si tratta di un’azienda con il suo agriturismo – dove è possibile anche pernottare – immersa nel verde delle colline bolognesi: la soluzione ideale per un bel weekend.

Dopo questa gustosa pausa, siamo andati a cena all’osteria Amerigo 1934, una delle più importanti realtà emiliane. L’anno, 1934, sta per la data di apertura dell’osteria da parte del fondatore, Amerigo, nel cuore di Savigno. Oggi è Alberto, il nipote di Amerigo, il patron. Ha deciso di mantenerla con foto d’epoca, dove aleggia un’atmosfera conviviale e accogliente.

Stella Michelin, Alberto è un oste impeccabile, grande conoscitore di cibi e vini. I suoi piatti sono eccezionali: preparati con passione e amore per la cucina ma soprattutto per la ricerca delle materie prime.  Tra le sue specialità da gustare assolutamente c’è l’uovo di Amerigo con tartufo bianco: una vera delizia.

L’osteria Amerigo 34 propone un menù stagionale che nel periodo autunnale, quando a Savigno si tiene la famosa festa internazionale del tartufo bianco Tartófla, è ricco di piatti dedicati a questo prelibato prodotto.

2 comments

  • Ettore Olivieri

    Davvero interessante, a volte vado dalle parti di Bologna a trovare amici ma non conoscevo proprio questo posto.. Magari organizzeremo una domenica proprio per visitare e ti farò sapere come è andata!

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