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Viaggiare con Norwegian Cruise Line

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Lo so, lo so: ci eravamo lasciati quest’estate con me che proclamavo fiera che la crociera non era esattamente il mio stile vacanziero. Nell’ultimo articolo mi sono però concentrata principalmente sugli aspetti negativi, parlando di quelli positivi molto brevemente. Certo, la crociera resta un tipo di vacanza sui generis – con grandissime differenze da compagnia a compagnia – ma ho scoperto che c’è una cosa che mi piace moltissimo: stare in mezzo al mare, in cima a una città che si muove, a osservare la gente.
Ed ecco perché, quando la Norwegian Cruise Line ci ha chiesto di fare un giro su una delle sue navi nel Mediterraneo, la Epic, ho detto di sì senza esitazioni.

norwegian cruise line, vista dalla nave epic

Norwegian Cruise Line – Epic: quello che vede il Capitano [Foto di Marianna Peracchi]

Giorno 1: l’impatto americano

Contrariamente a quello che può sembrare la Norwegian Cruise Line non è norvegese, ma americana: norvegese lo era uno dei fondatori, Knut Kloster.
Quindi l’impatto, quando si sale su una nave NCL è più o meno quello di sbarcare in America, con tutti i pro e contro del caso.

Le scelte fatte sulla nave sono orientate verso una clientela americana (ma tenendo ben conto delle diversità e comprendendo anche opzioni più interessanti per la clientela europea) per cui via libera a casinò di Las Vegas, agli spettacoli di Broadway, alla stand up comedy di Chicago e alla scena musicale di Los Angeles. 

Ma alla fine sono gli americani che viaggiano sulla nave ad essere i veri protagonisti di questo viaggio e si metta agli atti: io adoro gli americani.

Soprattutto adoro quella signora americana che, mentre entravo nel teatro per le convenzionali istruzioni pre-partenza, mi ha indicato davanti a tutti e ha esclamato Oh darling, your T-shirt rocks!“.

 Mi pento di non averla abbracciata.

Infatti il bello di essere su una nave americana, e in particolare su una NCL, è lo stile di crociera freestyle che ti permette di uscire dalle griglie solite : non ci sono orari per mangiare, puoi decidere di andarci quando vuoi, in alcuni ristoranti anche in piena notte, puoi viaggiare in compagnia, ma puoi anche scegliere di viaggiare da solo (e nessuno te lo farà pesare!), puoi decidere di buttarti nell’intrattenimento oppure scegliere un percorso di solo relax.
E infine, non esiste nessun codice obbligatorio di abbigliamento. Ed è così che una crociera si trasforma in osservazione antropologica tra gente che attraversa la nave con le infradito e il costume, gente tirata come alla comunione della figlia, comodoni con le Crocs e virago in tacchi 15 con incredibili stacchi di coscia.

David Foster Wallace mi sorrideva sornione da lassù.

 

Giorno 2: quando l’esperta sei tu

La prima tappa della Epic è stato il porto di Livorno, da dove abbiamo raggiunto prima Lucca e poi Pisa. Essere l’unica italiana del gruppo mi ha automaticamente trasformato in una fiera portabandiera che si è prontamente prodigata in consigli indispensabili: il cappuccino a pranzo non si beve, la pasta Alfredo non è italiana, tra i dolci non c’è solo il tiramisù (vedi alla voce: brigidini) e la tovaglia a quadretti ce l’hanno i ristoranti turistici.

Sì, dispenso solo consigli legati al cibo, è un po’ un cliché, ma è per una buona causa (culinaria). Nonostante le premesse metereologiche fossero delle peggiori, arrivati a Pisa abbiamo potuto ammirare Piazza dei Miracoli in tutto il suo splendore e soprattutto osservare con attenzione lo spettacolo di arte varia più interessante del mondo: le persone che cercano di scattare una foto tenendo su la Torre di Pisa con le mani, i piedi o chi più ne ha più ne metta. Praticamente ti sembra di stare sul set del video di Thriller.

A chiudere la serata arriva la ciliegina sulla torta: dopo cena ci aspetta al teatro Priscilla, la regina del deserto. Il che vuol dire che io, che la adoro da sempre, mi sono espressa in gridolini di giubilo neanche avessi otto anni per tutta la rappresentazione.

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Norwegian Cruise Line – Epic: la nave vista da Cannes [Foto di Marianna Peracchi]

Giorno 2: l’allure francese

A Cannes non mettevo piede da quasi dieci anni. Nonostante i mega yacht siano sempre più mega, i souvenir siano come sempre pieni di lavanda e le vetrine delle pasticcerie grondino ancora burro a secchiate, io quando metto piede in un luogo in cui si parla francese sono sempre incredibilmente felice. O forse è solo che mi piace parlare con la r moscia.

Dopo aver esplorato la parte antica della città, scelto quale yacht mi sarei comprata se fossi stata multimilionaria, girovagato come una pazza alla ricerca di un paio di infradito a novembre, essere riuscita a non farmi convincere da una tartellette au citron a mangiarla, ho scelto il panorama più privilegiato per osservare il tramonto sulla Côte d’Azur: la finestra della sauna finlandese sulla Epic. Ma solo dopo una tappa nell’idromassaggio.

Dopo tutto questo relax vorrai mica andare a dormire? Certo che no, noi siamo andati al circo. Già perché sulla Epic c’è anche un teatro circolare dove, tra una portata e l’altra, puoi tenere il fiato sospeso per le acrobazie di ginnaste, funamboli e giocolieri.
Secondo me è una di quelle cose win-win, non c’è storia.

Norwegian Cruise Line, Nave Epic, vista dalla sauna fillandese

Norwegian Cruise Line – Epic: affacciarsi dalla spa [Foto di Marianna Peracchi]

Giorno 3: capitani coraggiosi e frittelle maiorchine

Come funziona una nave da crociera? Cosa vede il capitano della nave? Quanto cibo si prepara? Quanto se ne butta? E da dove si prende l’acqua? E dove finiscono i rifiuti?

Il terzo giorno ho avuto risposta a tutte queste domande.

Sono stata attenta quindi vi posso dire che l’acqua viene dal mare, si toglie il sale, la si depura et voilà. I rifiuti sono tutti suddivisi, riciclati e compattati, gli avanzi di cibo diventano cibo per i pesci, dopo essere stati tritati. Di cibo se ne prepara veramente tanto, se ne butta altrettanto ma si cerca di non sprecarlo mai, le lavanderie vanno a pieno regime tutto il giorno e tutte le persone che lavorano su una nave devono lavorare di concerto, come se fossero un’orchestra, altrimenti è un attimo che va tutto storto.

Purtroppo non sono riusciti a rispondere alla domanda più importante: perché non potete regalarmi il cappotto di paillettes verdi con il pelo fucsia che ho visto dietro le quinte del teatro? Per farmi passare la delusione del cappotto mancato, sono scesa a scoprire Maiorca per la prima volta: mi sono consolata con la vista dalla cima dell’isola e con un quintale di frittelle di patate con la marmellata di zucca.

Sono persino riuscita quasi a perdere il bus per chiacchierare con un acquarellista mentre ci scambiavamo consigli su quale tecnica pittorica fosse migliore per il blu delle acque maiorchine. Un giro breve, ma intenso che mi ha permesso di scoprire che c’è un’altra Maiorca oltre ai locali e alle spiagge ed è onestamente una bella scoperta.
E poi non ho rimpianto i locali a terra in quanto sulla nave mi aspettava un bar che di sicuro a Maiorca non c’era: l’ice bar, che una vodka a 40 sotto zero non si nega a nessuno.

Norwegian Cruise Line, Nave Epic, la vista su Maiorca

Norwegian Cruise Line – Epic: in cima a Maiorca [Foto di Marianna Peracchi]

Giorno 4: sbarcare è sempre triste

Una cosa che non ti dicono delle crociere è che, per quanto scettico tu possa essere, alla fine ti affezioni a quel gigantone bianco sul mare, finisce che ti manca vivere con la vista sull’oceano e ti allontani con un groppo in gola e una musica triste nella testa.
Ci rivediamo nave? Ci siamo piaciuti no?
Certo, i lati negativi ci sono, ne abbiamo già parlato, ma confermo quanto già detto: è un’esperienza da fare, su una nave ci devi mettere piede, assorbirne suoni e profumi, impararne i ritmi, conoscerne le persone.
E solo allora capire perché ci sono persone che non vorrebbero sbarcare mai.

Norwegian Cruise Line , Nave Epic, alba su Livorno

Norwegian Cruise Line – Epic: alba nel porto di Livorno [Foto di Marianna Peracchi]

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